5^ Domenica Avvento Ambrosiano

15 dicembre 2019 – Anno A

 

Vangelo di Giovanni 1,6-8. 15-18

Commento di sr Lucia Brasca, FMA

 

Giovanni è stato mandato«per rendere testimonianza alla luce».

Non è lui la luce, la “luce” è chiaramente Gesù. Ma si guarda Giovanni. Un po’ più avanti il Vangelo ci dirà che è come «una lampada» (cfr. Gv 5, 35). E una lampada fa un po’ di luce, appena appena; ci fa intravedere la bellezza della luce, ce la fa desiderare. Ma la luce vera, quella che viene in questo mondo, è chiaramente la rivelazione dell’amore di Dio, che si chiama Gesù Cristo.

 

Che significato può avere per noi?

 

In fondo a Gesù ci arriviamo sempre attraverso una testimonianza, attraverso qualcun altro che ci dice: “Guarda che lui è il Figlio di Dio”. Poi tocca a noi a cogliere questa testimonianza e lasciare che essa, con la forza dello Spirito, apra i nostri cuori. Sarà il nostro cuore a dire di sì alla testimonianza di Giovanni. Insomma, è attraverso qualcun altro che ci arriva quella prima conoscenza di Gesù che diventa “un bussare alla porta del nostro cuore”. Così in Giovanni Battista è profetizzata la missione della Chiesa, il senso profondo della vita di ogni comunità e di ciascun cristiano: andare nel mondo che non conosce Gesù e la sua vittoria sulla morte perché Egli si riveli.

 

Il Signore è già “in mezzo a voi”, ma ha bisogno di una “voce” che “gridi nel deserto” di ogni generazione; di “testimoni” che lo attirino nei luoghi dove sono mandati a preparare la sua venuta: i cristiani nelle loro famiglie e nelle loro case, nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle città e nei paesi, negli ospedali e nei mercati, sui bus e sulle metropolitane.

 

Siamo, infatti, inviati per dare “testimonianza” alla Luce, un dito puntato su Cristo che viene, senza pretendere di cambiare gli altri secondo i nostri criteri.

Come un’indicazione stradale siamo deposti ogni giorno all’incrocio decisivo della vita di molte persone. È certo importante un cartello, ma nessuno si ferma sotto di esso pensando che sia lì la meta. Lo si guarda e subito ci si gira verso la destinazione. Solo, un cartello deve essere ben visibile e scritto in modo chiaro, orientato nella direzione giusta.

 

Quando la Chiesa evangelizza con lo stile del Battista, quando non si guarda allo specchio, ma diminuisce perché cresca Cristo in lei, quando è in conversione sa indicare Cristo a tutti, svelandolo prossimo alla vita di ogni persona, anche di chi è più compromesso con il peccato.

Sì, Gesù è già “in mezzo” ai peccatori perché la nostra stessa vita, con le debolezze e anche i peccati, è il segno che ne rivela l’amore infinito. Basta un po’ di umiltà, la Grazia donata a Giovanni di essere quello che era e nulla di più. Solo così potremo indurre i cuori ad aprirsi di fronte alle opere che Dio va compiendo, al Dio delle sorprese come ripete spesso Papa Francesco.

 

Per questo “bisogna resistere alla tentazione di sostituirsi alla libertà delle persone e a dirigerle senza attendere che maturino realmente. Ogni persona ha il suo tempo, cammina a modo suo e dobbiamo accompagnare questo cammino. Un progresso morale o spirituale ottenuto facendo leva sull’immaturità della gente è un successo apparente, destinato a naufragare. Il Signore ha pazienza con noi! La pazienza è la sola via per amare davvero e portare le persone a una relazione sincera col Signore”

(Papa Francesco).

 

Così ha sempre agito la Chiesa, così siamo chiamati ad agire nella nostra vita.

 

Per farlo abbiamo bisogno anche noi, come Giovanni, di prepararci ed essere continuamente formati. Per questo “viene” anche questa domenica “un uomo mandato da Dio, il cui nome è Giovanni” per annunciarci che “Dio è misericordia”, secondo il significato del suo nome.

 

Così ogni profeta e testimone, sia padre o madre, sia prete o religioso, è autentico solo quando non si appropria delle persone che appartengono a Cristo; quando distoglie l’attenzione da se stesso per orientarla verso Cristo, l’unico Sposo a cui moglie e marito, figli e colleghi, parrocchiani e lontani sono promessi sin da prima dalla creazione del mondo.

 

È qui la fonte della gioia!

 

La “gioia” che siamo chiamati a sperimentare “pienamente nel Signore” anche questa Domenica.

Riposiamoci e gioiamo, perché nell’Eucarestia ci è donata la verità che ci fa liberi.

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