S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

26 gennaio 2020 – Anno A

Vangelo di Luca 2, 41-52

 

COMMENTO di suor Lucia Brasca, FMA

 

Oggi festeggiamo la famiglia, la Sacra Famiglia.

 

Nella mia attività pastorale in Oratorio e in Parrocchia ho visto e incontrato tante famiglie. Famiglie extra large ed extra small, famiglie giovani e attempate, famiglie con i nonni e famiglie che piangono il lutto di una persona cara, famiglie ricche e famiglie meno abbienti, famiglie italiane e famiglie di stranieri… ce ne sono un po’ di tutti i tipi.

Mi pare che siano in molti a credere ancora nella famiglia, anche se non mancano i problemi, le difficoltà, o anche se il cuore di molti giovani adulti è lontano da quel senso di famiglia che il Vangelo trasmette.

Ci sono famiglie dove si crede e famiglie dove la fede è un po’ in disparte.

Famiglie che pregano volentieri e famiglie nelle quali pregare il “Padre nostro” insieme è già un’impresa. Ho trovato famiglie dove il senso di Dio è quasi spento, ma anche famiglie che conservano ben acceso il loro lume della fede.

Ci sono famiglie in cui si gioisce per un nuovo figlio, per una promozione al lavoro, per un successo di un nipote, per una malattia superata, ma anche famiglie in cui si piange per una disgrazia, si prova sofferenza per una difficile situazione.

È passato da un po’ di tempo il Natale, ma credo che la giornata di oggi ci sia di aiuto per richiamare l’amore che coinvolge tutta la Sacra Famiglia.

 

Il Vangelo di oggi ci fa fare un passo in avanti.

 

Sembra che l’evangelista Luca ci tenga a sottolineare il tempo che Gesù ha trascorso a Nazareth all’interno della sua famiglia: un periodo lungo 30 anni.

Dei suoi 33 anni in mezzo a noi, il figlio di Dio ne ha passati ben 30 nella quotidianità della vita famigliare.

Cos’era Nazareth ai suoi tempi?
Un piccolo villaggio di frontiera, al confine settentrionale dello stato di Israele, uno di quei posti di cui oggi si dice: “non c’è niente”, dove si vedono sempre le stesse persone, si fanno giorno dopo giorno le stesse cose, e anno dopo anno si rinnovano gli stessi riti e le stesse tradizioni (sempre che ce ne siano).

E in posti così ciò che resta da fare e da vivere è, giorno dopo giorno, l’essenziale.

Si ha tempo di fare bene, con calma le cose che vanno fatte; si ha tempo per dare il giusto spazio alle relazioni; si ha tempo per dare il giusto spazio a Dio; si ha tempo per prendersi il giusto tempo per sé e tirare il fiato.

Interessante notare che Colui che salva il mondo (e c’è forse qualcosa di più urgente o di più importante che salvare il mondo?) abbia passato ben 30 anni in questo contesto.

Cosa dicono alla nostra vita questi 30 anni che Gesù ha vissuto a Nazareth?

Cosa dicono alla vita delle nostre famiglie?

Credo che Nazareth sia una bella provocazione a tutto il nostro correre, a tutto il nostro credere che con il nostro fare noi aggiustiamo tutto, mettiamo a posto tutto, concludiamo tutto, salviamo tutto.

Quantomeno singolare – ripeto – la constatazione che il mondo lo salva uno che per 30 anni è stato fermo a Nazareth.

Allora in questa festa il vangelo invita ciascuna delle nostre famiglie a trovare il tempo per vivere, prima di tutto, ciò che è essenziale: che le nostre famiglie possano essere prima di tutto e soprattutto luoghi di relazioni vere, belle, buone.

E tra le dimensioni essenziali c’è certamente la capacità dell’uomo e della donna di coltivare quotidianamente il loro amore, perché l’amore non rimane mai quello che è: o cresce o diminuisce. La deriva della relazione non è necessariamente il tradimento, ma – presi appunto da mille cose – il dare per scontato l’amore e quindi il non curarlo più attraverso gesti quotidiani che sappiano dire attenzione e tenerezza, o corteggiamento, o complicità.

Allora in questa festa della Sacra Famiglia ciò che per cui prego, e l’augurio che faccio, è che in ogni famiglia ci sia, ogni giorno, quella giusta vigilanza e creatività che possono far sì che l’amore sia alimentato e che l’essenziale non sia perso di vista.

 

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