Ci sono periodi dell’anno scolastico, come il rientro dalle vacanze natalizie, in cui le classi si arricchiscono numericamente di nuovi alunni trasferitisi per vari motivi da altre scuole, spesso da altre città o regioni.

Più passano gli anni, più è difficile lasciare un ambiente familiare, compagni, docenti, tranne che non sia, al contrario, una liberazione o una fuga.

In ogni caso non deve essere facile ricominciare tutto daccapo, soprattutto dal punto di vista delle relazioni e delle amicizie, tranne che non si conosca già qualcuno come capita a volte. Molto dipende dall’età, ma non si può dire a quale davvero questi trasferimenti siano più semplici, poiché diversi fattori incidono: chi ha deciso questo cambio, il carattere aperto o chiuso della persona, il modo in cui è stato preparato il passaggio prima in famiglia e poi a scuola, la capacità di accoglienza della classe. Due primi giorni di scuola nello stesso anno, in effetti, non sono proprio il massimo! Però, giunti in classe, tocca a tutti, studenti e docenti, costruire il miglior clima possibile perché sia un vero e caldo benvenuto.

Nella nostra scuola – e sicuramente anche in altre – ci sono delle buone prassi: ai più piccoli, per esempio, si fa svolgere qualche giorno di prova prima della decisione finale e dell’inserimento; si prepara per tempo il resto degli studenti all’arrivo della “novità” e, tra gli adolescenti, c’è la classica domanda: «È femmina o maschio?»; il Dirigente-Preside fa conoscere anticipatamente qualche insegnante e possibilmente qualche compagno di classe. Così chiunque e a qualunque età troverà un clima accogliente sin dal primo impatto, sarà coinvolto a livello del cuore, luogo nel quale avviene il vero processo educativo della persona; in questo caso la temuta nuova avventura scolastica si presenterà subito affascinante.

Nel frattempo, dall’altro lato ci sono i genitori trepidanti (e pure molti nonni), a casa o a lavoro, in attesa della fine della giornata, del ritorno, per il fatidico “com’è andata”?

E magari potesse risuonare sempre un “io lì ci sto bene” da ascoltare felicemente oppure un “io oggi a scuola mi sono sentito a casa”!

Dicevamo che tutti abbiamo un ruolo in simili piacevoli situazioni, certi che i protagonisti restano sempre gli studenti i quali riescono spesso ad avere interpretazioni da Oscar dell’accoglienza. Infatti, mentre da educatori cerchiamo le strategie con cui agire per il meglio, essi hanno già fatto la propria parte e giocato di sorpresa anzi di meraviglia.

Nei cinque minuti in cui parliamo con il nuovo alunno per dargli il benvenuto e dirgli che siamo a disposizione, la classe ha già imbandito un paio di banchi con tovaglia colorata arricchita da torte e ciambelle fatte in casa; ci giriamo per il profumo e chiediamo chi ha compiuto gli anni, ma scopriamo con piacere che si fa festa perché in classe c’è una nuova amica o un nuovo amico.

A quel punto non c’è altro da fare: partecipare con gioia e complimentarsi per l’idea da dieci e lode!

Marco Pappalardo

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