Il primo di aprile uno scherzo qualche docente può anche aspettarselo dagli alunni.

Magari riderci sopra se è fatto bene, con equilibrio e senza creare danni a persone o cose.

Potrebbero attenderlo anche gli studenti da parte di alcuni insegnanti!

Anzi, ricevere scherzi simpatici è segno di una positiva relazione tra alunni e docenti, fondata su principi ben precisi: l’autorevolezza anziché l’autoritarismo, l’amorevolezza e non la “piacioneria”, l’ironia priva della banalità, saper scherzare al momento giusto ed essere seri tutte le volte che è necessario.

Dove, invece, vige una sorta di regime totalitario, è facile che non ci sarà mai il piacere di farsi una risata di cuore insieme o, nei casi peggiori, la si farà alle spalle e contro, gli studenti tra loro e i docenti nell’aula professori. Laddove regnerà il “terrore”, non mancheranno le rappresaglie e si correrà il rischio di trasformare lo scherzo leggero in qualcosa di pesante e pericoloso.

I miei alunni non mi hanno deluso

L’ultima ora, mi hanno riservato un piacevole Pesce d’aprile: hanno orientato cattedra, lavagna, banchi e sedie nella direzione opposta in cui si trovano normalmente e si sono fatti trovare tutti seduti ed in silenzio come se nulla fosse cambiato. Un’idea carina, niente di sconvolgente, ma che mi ha dato l’occasione di poter riflettere con loro sulla possibilità di guardare la realtà da un’altra prospettiva.

È ciò che con la Letteratura della metà dell’Ottocento e del Novecento, nei romanzi, potremmo chiamare “straniamento”, concedendosi almeno per un po’ un modo nuovo di osservare le cose di tutti i giorni – gli stessi banchi verdastri o marroncini ed i medesimi muri a due colori – come fossero nuovi nonostante siano sempre stati là. Così abbiamo riso insieme, riflettuto, poi ho potuto interrogare e persino mettere qualche voto non piacevole senza che ciò creasse malumore. Non è facile, ma possibile!

Per realizzarlo ci vogliono l’ironia di chi “capovolge l’aula” e l’autoironia di chi si trova “capovolto” senza averlo scelto.

Ci vogliono sì, ma non solo il primo di aprile! La scuola non è e non può essere un luogo privo di sorrisi ed ironia, poiché è già abbastanza triste in molti casi, figuriamoci senza un minimo leggerezza. La scuola non è e non può essere neppure un ambiente di continue risate e scherzi da camerata, poiché sarebbe ugualmente pesante. Per costruire un equilibrio relazionale sano, una vera familiarità, è necessario un lavoro giornaliero che la Volpe de Il piccolo principe chiamerebbe “addomesticare” senza dimenticare mai chi è l’educatore e chi l’educando; non, però, nel senso di chi ha il coltello dalla parte del manico o detiene il potere da un lato e chi dall’altro deve subire o sottomettersi, bensì come due acrobati che camminano l’uno verso l’altro su una fune sospesa, sostenuti dalla fiducia reciproca che dà l’equilibrio.

Insomma, ora dopo ora, impariamo a ridere e piangere “con” e non “per”, lo facciamo sentendoci “noi” e non “io” e “tu”.

Marco Pappalardo

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