“Pray for Paris”

Nulla è perduto con la pace

Terrore e speranza, sofferenza e cooperazione nella pace, accuse e corresponsabilità: l’attacco a Parigi scuote l’Occidente e lo chiama alle proprie radici di umanità.

“Pray for Paris”: non è uno slogan, è un grido che si alza dai più nascosti angoli del nostro animo e si unisce all’interrogativo “Dove può arrivare l’odio umano?”.

La Francia, cuore della “laicità” è stata attaccata dal più becero fondamentalismo e, smarrita, riscopre l’anelito verso il trascendente: tragica contraddizione in un Occidente che si scopre non solo bersaglio vulnerabile, ma anche corresponsabile della furia dei terroristi dello Stato Islamico.

Corresponsabilità, una parola che fa male, che si vorrebbe tacere: eppure è una verità non trascurabile o occultabile; pensiamo alle armi, alle strategie belliche, al neocolonialismo economico nei territori del Medio Oriente, stritolati dalle grandi potenze e dai fondamentalisti islamici.
È il duro conto che le Nazioni progredite devono pagare, perché il loro sviluppo è stato compiuto sull’impoverimento di altri…

“Pray for Paris”: in una notte ci siamo riscoperti europei, parigini, comuni vittime di un sistema di terrore che non è confinato negli Stati arabi, è accanto a noi, può manifestarsi in modi molteplici e in tempi imprevedibili.

Quale reazione si deve avere? La più istintiva è la corsa agli armamenti, e tutti sappiamo i risultati che si ottengono così: l’odio causa vendetta e la vendetta genera distruzione totale, “Tutto è perduto con la guerra”, affermava Pio XII alle porte della II Guerra Mondiale, ancora, però, l’uomo non ha imparato.
Anzi, sembra che non si aspetti altro che un’offensiva per contrattaccare, in una costante ricerca dell’occasione per imporre la forza e speculare sull’economia della morte.

Lo Stato Islamico, direttamente o indirettamente, ha ottenuto buona parte delle risorse dagli stessi Paesi che ora si dichiarano pronti a combatterlo, e di ciò abbiamo prove rilevanti (basta pensare alle accuse incrociate dei leader mondiali o al supporto occidentale all’ascesa degli studenti islamici prima, e degli imam del Califfato ora); sono inutili i semplici raid a tappeto, o le offensive via terra, si tornerebbe ad un Vietnam su scala internazionale.
Bloccando l’economia della guerra, si soffocherebbero le cellule terroristiche nel giro di poco tempo, poi si potrebbe attuare una strategia militare mirata, che eviti lo spargimento di sangue innocente.

Ma se tutto gravita attorno alla continua ricerca del profitto fine a se stesso, del potere svincolato da ogni etica, prevenire lo scontro armato non sarebbe un’enorme inversione di tendenza, uno sconfessare un sistema di valori, basato sulla “cosificazione” delle strutture fondamentali del vivere?

“Pray for Paris”: la preghiera, religiosa o laica che sia, è anzitutto un ritorno dell’uomo in sé; Dio non ha bisogno di preghiere, né le entità supreme che orientano la vita dei non credenti necessitano del culto: è la persona che si incontra con l’Altro e con il proprio universo interiore.
Se è possibile trovare una parola di speranza in un momento di smarrimento, ciò avverrà nella misura in cui l’Occidente compirà un passo indietro e riconoscerà i propri errori sul piano etico; l’occasione è drammatica, i tempi sono nefasti, ma abbiamo la responsabilità di ricostruire la città, non edificando muri, ma ritrovando l’aggregazione spirituale del nostro essere e operando affinché l’aberrazione del terrore venga debellata.

Ritorni, pertanto, la forza di pace che ha guidato i popoli verso il progresso, il senso di fratellanza universale, che ci rende prossimi, la fortezza nella giustizia, che condurrà le nazioni alla vera edificazione della comunità umana.

Andrea Miccichè

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