Sperimentare

da | 7 Gen 2016 | Educatori e docenti

 L’esperienza degli oratori milanesi

fonte: fmaitalia.it

Parlando di cuore oratoriano, non si può non menzionare una diocesi che vive una tradizione del tutto particolare: la diocesi di Milano, la quale poggia solide basi su una storia di santi, laici e sacerdoti che hanno creduto fortemente nella dimensione oratoriana. Primo fra tutti S. Carlo Borromeo, che promosse e volle la diffusione di istituzioni che potremmo dire antenate dell’oratorio: le scuole di vita cristiana, per offrire ai ragazzi, di domenica e nei giorni festivi, i primi elementi della fede. Basti pensare che alla sua morte, nel 1584, dalle 15 del 1566 le scuole erano diventate 742!

Mettiamo in rilievo alcuni principi che, ora come allora, sono fondamentali per dare credibilità e futuro a un’opera educativa di qualsiasi genere:

  • innanzitutto il protagonismo dei laici nella missione educativa che, in comunione con i pastori, andavano a cercare i ragazzi di strada, a raccoglierli e invitarli a un’esperienza di divertimento, festa, gioco, formazione e istruzione catechistica. Anche nell’organizzazione delle Scholae la responsabilità era affidata completamente ai laici e il sacerdote era l’animatore, l’assistente, colui che li sosteneva
  • in secondo luogo, le Scholae erano espressione di una Chiesa missionaria profondamente immersa nella realtà – per dirla come Papa Francesco, “aperta alle periferie” – con uno sguardo di speranza e di fiducia al futuro, forte nella speranza nell’educazione delle giovani generazioni
  • in terzo luogo le Scholae nascevano da contesti di comunione e di fraternità tra laici, tra laici e pastori e tra generazioni diverse, legate alla vita reale prima che a un insegnamento cattedratico, secondo una struttura di comunione che vedeva una distribuzione di ruoli e compiti ben precisa. È interessante scorrerne i nomi e le mansioni: dai responsabili che erano insindacabili, ossia il Priore e il Sottopriore, affiancati dai Discreti o Consultori, che avevano il compito di consigliare e di interfacciarsi con le famiglie, all’Avisatore, una sorta di consigliere spirituale che praticava la correzione fraterna, richiamando gli educatori a una vita coerente e ricordando alle famiglie date e avvisi importanti, al Cancelliere, che teneva gli elenchi aggiornati e custodiva registri e quaderni dei ragazzi, ai Sopramaestri e ai Maestri, che erano a contatto diretto con gli alunni, ma che prima di tutto dovevano essere buoni discepoli del primo e unico maestro Gesù Cristo. Di non meno importanza erano i Portinari, con il delicato compito dell’accoglienza e dell’invito al contegno adeguato al luogo, ma anche i Silenzieri, che tenevano buoni i ragazzi durante gli incontri, i Pescatori che riacciuffavano quelli che non avevano voglia di partecipare e i Pacificatori, che intervenivano quando succedevano le inevitabili liti o discordie tra ragazzi. Infine… gli Infermieri, che si davano alle opere di misericordia, soprattutto la visita e la cura degli infermi.

Al di là dei pur interessanti dettagli, che rimandiamo ad analisi storiche più complete, sembra che si tratti della descrizione di una comunità educante a tutti gli effetti, con numerosi adulti coinvolti, ognuno con il suo carisma e il suo ministero specifico. La Schola era lo specchio della comunità cristiana, basato sul rispetto di varie condizioni di impegno lasciate da San Carlo: “La prima condizione è che dovrebbero essere in un certo modo luce del mondo”. (fonte: http://www.fermodiocesi.it/it/relazione_Fano/)

Per non lasciare il discorso a un riduttivo, seppur edificante, “revival del passato”, ricordando che l’espressione “Ai nostri tempi..” perde di efficacia se non rielaborata secondo le categorie e i vissuti dell’oggi, riportiamo anche un’iniziativa tuttora in atto che contraddistingue la prassi milanese: la “Settimana dell’Educazione”, che si svolge proprio nel mese di gennaio, con un’attenzione di riguardo alla figura e agli insegnamenti di San Giovanni Bosco. “È la Settimana in cui ci si riscopre insieme come comunità educante, sviluppando il metodo e lo stile educativo che il nostro Arcivescovo ci ha affidato a partire dallo scorso anno pastorale. Ed è la Settimana in cui provare a rinsaldare alleanze educative anche fuori dai propri ambienti, promuovendo iniziative che invitino e accolgano, in primo luogo, genitori e famiglie, e poi altri soggetti coinvolti nei diversi ambiti di vita dei ragazzi, ad esempio nel mondo della scuola, dello sport o dell’associazionismo”. (cfr. www.chiesadimilano.it/pgfom/)

Si tratta di un’occasione per richiamarsi ai medesimi obiettivi legati all’educazione dei giovani, per spronarsi a fare bene, per affrontare problematiche ed esplorare nuove vie, uniti dal desiderio di raggiungere sempre più e sempre meglio i giovani, per portarli a Cristo. Tema della prossima Settimana dell’educazione, dal 21 al 31 gennaio 2016: «Le vie per educare nell’oratorio oggi».

Sr Elisa Molinari

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