Tra distruzioni e distrazioni… c’è bisogno di “vedette”

Ci hanno colpito le immagini della distruzione dei reperti archeologici del museo di Mosul da parte dell’Isis, sia degli originali che delle copie.
Ci hanno colpito pure quelle dei danni alla città di Roma e, in particolare, alla fontana della “Barcaccia” fatti dai tifosi di una squadra olandese.
Ci hanno colpito perché frutto della banalità, dell’ignoranza, della follia che non hanno nazionalità, religione, colore, razza, provenienza. Giungono dall’oriente e dall’occidente, dal sud e dal nord, con la sola intenzione di ferire città, civiltà, storia, tradizione.

Non si tratta dell’usura del tempo, di catastrofi naturali, di incidenti, ma di persone che scelgono di agire così e sono pericolosi quanto questi fenomeni, forse ancor più perché – per quanto distorti – dietro ci sono un pensiero e una scelta.
Consapevoli o inconsapevoli, ubriachi o manipolati, essi hanno rovinato ciò che il genio di altri nel tempo ha pensato e creato, ciò che è stato preservato dal tempo.
Dunque non è stata tanto un’azione contro delle “cose”, degli oggetti, dei monumenti, bensì un gesto contro l’umanità!

Come non indignarsi?
Come non far girare queste immagini e condividerle sui social network fino a farle diventare virali?

Sì, però, appena il tempo di qualche ora, poiché arriva puntuale la distrazione fatale de “di che colore è questo vestito?”, così come gli ultimi commenti “alle sfumature di grigio”.

Qualcuno dirà che ci vuole un po’ di leggerezza in mezzo a tanta rovina e pesantezza, ma c’è un tempo per la distrazione ed uno per stare dentro fino al collo nella realtà!
Pochi giorni fa mi trovavo all’università per organizzare le lezioni di un laboratorio giornalistico che curo ogni anno; sono stato fermato quattro volte da studenti e studentesse con il cellulare in mano che mi hanno fatto guardare la foto di un vestito e chiesto di che colore fosse. Con molta calma – sapevo bene cosa fosse questo “gioco” – ho risposto che in questo contesto avremmo potuto parlare di altro, magari di letteratura, arte, filosofia, storia; mi hanno guardato come fossi un extraterrestre e hanno posto il quesito ad altri!

Fortunatamente, prima di andar via, incontro un studente dell’anno scorso; mi ferma, non ha il telefono in mano, bensì un libro di filologia in tedesco: è contento e mi racconta che studia al momento in Germania e spera di poter restare lì ancora per alcuni mesi, poiché sta imparando molte cose.

A scuola, invece, nei momenti di pausa la domanda è stata “Prof, ha visto il film “Cinquanta sfumature di grigio”?”…e poi ragazze e ragazzi hanno raccontato che al cinema c’erano mamme e figlie, nonni e nipoti, persino bambine. Però, con spirito critico, dicono pure che non lo andrebbero a rivedere, che non gli è piaciuto, che hanno provato vergogna a vedere molte scene, che l’amore è un’altra cosa.

Comincia un nuovo mese: chissà quante e quali distruzioni e distrazioni ci investiranno!
Abbiamo bisogno di “guardiani” e di “vedette”, di scuole e università che li formino nella libertà, che gli facciano vedere – come nell’apologo famoso – “che il re è nudo”!

 

Marco Pappalardo

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