[In linea con l’hashtag ufficiale lanciato dai Marvel Studios, #ThanosDemandsYourSilence, non ci saranno spoiler in questa recensione]

“So cosa significa perdere. Sentire disperatamente di aver ragione e ciononostante fallire.

È spaventoso, fa tremare le gambe, ma io mi chiedo: per quale fine?

Lo temi, lo sfuggi… il destino arriva ugualmente. E ora, eccolo.”

Avengers: Infinity War è un film intenso, scioccante, per certi versi traumatico.

È davvero il culmine di tutto ciò che la Marvel ha costruito in questi dieci anni di storie e avventure, un progetto ambizioso e colossale, retto da una sceneggiatura e una regia magistrali e da un cast d’eccezione. Un’esperienza, più che un semplice film, che catalizza l’attenzione dello spettatore, sia questo appassionato al genere oppure no, e lo scaraventa all’interno di un rapidissimo susseguirsi di eventi e azioni (due ore e mezza che volano, tale è la densità del materiale) che si prefigge di portare a compimento questo enorme ed epico mosaico che è l’MCU stesso.

Non ci si prende una pausa nemmeno introduttiva, tanto che il film comincia addirittura in medias res, con un prologo drammatico e potente, forse il migliore, che imposta già il tono del film: qualche battuta, tanto dramma, attenzione sul villain.

Anche l’aspetto umoristico, da sempre cifra stilistica dell’MCU, non deve far storcere il naso: tutto è perfettamente bilanciato, così da non snaturare alcun personaggio e aver comunque modo di stemperare almeno un po’ l’atmosfera tesa e apocalittica che aleggia – comunque – sull’intera pellicola.

Ed è proprio questo uno degli aspetti migliori di Infinity War, ogni personaggio resta fedele al modo in cui è stato caratterizzato nei film precedenti e ad ogni personaggio è dato tempo per splendere.

I fratelli Russo (registi) riescono nell’impresa titanica di sfruttare appieno tutte le potenzialità di questi personaggi così diversi e di questi rapporti oramai ben sedimentati fra ciascuno di loro.

Thor – un esempio su tutti – riesce a splendere più in questo film che non nell’intera trilogia a lui dedicata.

Questa cura per i dettagli (di continuity e non) è ciò che rende Infinity War così spettacolare ed entusiasmante; è una giostra di emozioni tale che appena conclusa la prima visione, pur in fase di shock, si ha già voglia di “risalire a bordo” un’altra volta e gustare tutto di nuovo da capo.

Ma forse il punto più grande messo a segno da questo film sta nella figura di Thanos.

Il miglior villain dell’MCU è il focus principale di quest’epopea, un personaggio sfaccettato di cui lo spettatore non condivide ma non può non comprendere le motivazioni; si provano le sue emozioni, si sente il peso del fardello che grava sulle sue spalle e si arriva a commuoversi per lui, nonostante le atrocità che compie. Il rapporto con la figlia Gamora è eccezionale.

Condito con battaglie mozzafiato dai primi agli ultimi minuti, Avengers: Infinity War è l’evento per cui valeva la pena aspettare dieci anni, da non perdere per nessuna ragione al mondo, ma certamente non è un film per bambini (concordo con il rating americano PG-13).

Il finale è senza dubbio qualcosa che non si dimenticherà facilmente, difficile da accettare, ma è uno dei motivi che fanno di Infinity War un capolavoro, L’Impero Colpisce Ancora dell’MCU.

Perché scegliere questo film in oratorio? [Ovviamente qui gli spoiler ci sono…]

Innanzitutto credo sia sempre stimolante scegliere un blockbuster di questo calibro e dimostrare a un gruppo di ragazzi (PreAdo o più probabilmente Ado) quanto possa esserci da discutere. Thanos è sicuramente una figura da poter prendere in analisi–  un padre disposto a sacrificare la figlia, pur con dilaniante dolore, in nome della “missione” che ritiene essere la sua vocazione. Giusto o sbagliato? Si può parlare di giusto e sbagliato in una condizione di questo genere? Qualsiasi scelta avesse fatto sarebbe stata sbagliata, se la leggiamo dal suo punto di vista… E non solo – uno forse degli aspetti più belli di Infinity War è che non c’è alcun vincitore. Tutti hanno perso tutto. Vita, speranza, potere, amici, chi l’amore della propria vita, chi un fratello, chi una figlia.

“So cosa significa perdere – dice Thanos, riprendendo la citazione che ho messo all’inizio dell’articolo – Fa tremare le gambe, ma io mi chiedo: per quale fine? Il destino arriva ugualmente.

Esiste un “destino”? Può questo arrivare “ugualmente”?

E ancora, la tematica più evidente da considerare è quella del sacrificio, con i punti di vista di Visione, Wanda, Captain America, ma anche quello sopracitato di Thanos.

Matteo Pirovano

Print Friendly, PDF & Email