C’è un passaggio dell’Amoris Laetitia che non riesco a togliermi dalla mente: «le famiglie sono spesso malate di un’enorme ansietà. Sembra che siano più preoccupate di prevenire problemi futuri che di condividere il presente» (n. 50).

Quanto è vera questa frase, specie all’inizio di un nuovo anno scolastico e sociale!

Che cosa cattura la nostra attenzione e le nostre energie? La condivisione di quello che oggi ci è donato di vivere o la preoccupazione ansiosa per un domani che non c’è? L’ansia può diventare una malattia quando offusca il nostro sguardo sull’oggi, se assorbe tutti i nostri pensieri e le nostre energie. L’unico tempo che abbiamo a disposizione è quello presente: il passato non c’è più e il futuro non ancora. Eppure…

…eppure il riavvio di un nuovo anno scolastico e sociale, con tutto il carico di aspettative sui figli (e sulla scuola), con gli equilibrismi per organizzare le attività pomeridiane dei più piccoli, con l’occhio vigile sui più grandi perché non buttino via (del tutto) il loro tempo libero, rischia di trasformarsi in un serbatoio di ansia a rischio di esplosione.

Il papa ci ricorda che l’unica preoccupazione da avere in famiglia è quella di «condividere il presente», fatto di sguardi, gesti, silenzi e parole, senza sovraccaricare l’oggi di un di più che rischierebbe di minare l’autenticità delle relazioni.
Il nostro gran correre, la smania di avere tutto sotto controllo, la mania di primeggiare o comunque di mostrare agli altri che siamo all’altezza delle nostre responsabilità rischiano di generare ansia, malattia molto contagiosa.

Stare nell’oggi, condividere il presente con il carico di gioie e sofferenze, ha bisogno di una grande fiducia in noi stessi, negli altri e nell’Altro. Non perdiamo le occasioni, dunque, per rincuorarci a vicenda, perché ogni elogio e incoraggiamento possano alimentare quel clima di fiducia e di pace, veri antidoti contro l’ansia.

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