Anna dei miracoli

Anna dei miracoli

Genitori

Ovvero della difficile comunicazione tra genitori e figli

 

di Sara De Carli per Vita

 

Ha debuttato il 23 novembre al teatro La Nuova Fenice di Osimo la pièce teatrale Anna dei Miracoli, prodotto dal Teatro Franco Parenti per la Lega del Filo d’Oro. Al centro, la storia di Helen Keller che – come l’italiana Sabina Santilli, fondatrice della “Lega” – perse vista e udito da bambina ma nonostante ciò riuscì a comunicare con il mondo e a diventare protagonista della propria vita.

L’opera (con Mascia Musy e Fabrizio Coniglio, Anna Mallamaci, Laura Nardi, regia di Emanuela Giordano) è ispirata alla storia vera di Helen Keller, divenuta sordocieca attorno ai due anni di età, grazie all’intervento della sua insegnante Anne Sullivan riuscirà ad imparare a parlare, leggere, studiare e avere una vita autonoma.

La vicenda è la stessa già resa famosa dal film The Miracle Worker del 1962, ma questa nuova Anna dei Miracoli – «liberata dalle trine e dai merletti dell’epoca che si trovano nel potente testo di Gibson», come dice la regista Emanuela Giordano – ha scelto un’ambientazione senza tempo e focalizzata su soli quattro personaggi: Anna, Helen e i suoi genitori.

In questo modo ci porta con sferzante attualità a confrontarci con due temi universali: da un lato cosa succede quando in una famiglia arriva il figlio “diverso”, quello che si pensa possa nascere solo in casa d’altri, dall’altro quello della comunicazione, che ci rende liberi ed è il primo passo per l’autonomia.

«Anna dei miracoli è una storia vera e racconta in modo emblematico la storia di tutte quelle famiglie che arrivano da noi dopo essersi sentite dire tante volte che non c’era nulla da fare con i loro figli, del loro senso iniziale di sconfitta e di impotenza e di quella fiducia che ripongono nella Lega del Filo d’Oro che passo, passo oltre ad assistere i figli, dà un supporto e un metodo anche alle famiglie per gestire e comunicare con i propri ragazzi», afferma Rossano Bartoli, presidente della Lega del Filo d’Oro. Sabina Santilli, la fondatrice della Lega del Filo d’Oro, ha una biografia per molti tratti analoga: è la Helen Keller italiana, meno famosa.

Diventò sordocieca a 7 anni a causa di una meningite, imparò il Braille e il Malossi, 5 lingue e riuscì ad essere indipendente in ogni attività quotidiana: con la sua caparbia lungimiranza riuscì ad accendere un faro su quelli che allora erano «i grandi sconosciuti», creando un’associazione non tanto e non solo “per” i sordociechi, ma “dei” sordociechi.

Dal 1964 la Lega del Filo d’Oro in Italia è il punto di riferimento per chi non vede e non sente e per le loro famiglie, spinta dalla certezza che nessuna condizione è così grave da non poter migliorare con un’educazione adeguata.

La prima ad innamorarsi di Anna dei Miracoli è stata Mascia Musy, che in scena da questa sera sarà Anne Sullivan: «Avevo sentito parlare del film, ma quando – per caso – mi è capitato di leggere il testo di William Gibson l’ho trovato straordinario, perché racconta una grandissima storia d’amore, lo sento come l’amore più grande possibile, di chi si prende cura del più debole.

Ho bloccato i diritti e ho cercato persone con cui realizzarlo. Il primo vero passo è stato quello con la Lega del Filo d’Oro, ho pensato che era un’occasione importante non solo dal punto di vista teatrale – è una storia bella, con bellissimi ruoli – ma un’occasione sociale. Coinvolgere chi fa questo tutti i giorni era importante, faceva di questa operazione un evento diverso, un incontro fra teatro e solidarietà, con questo valore aggiunto, di convegni dibattiti, incontri, raccolta fondi…», ricorda.

L’attrice così è salita su un treno ed è andata a Osimo: «quelle poche ore passate con loro prima di metterci a ragionare su progetto teatrale mi sono veramente rimaste impresse. Sono situazioni che se non le vedi non le puoi capire, mi sono convinta ancora di più che la strada era quella giusta e che lì c’erano persone che avevano molto da insegnare.

Il teatro diventava un’occasione per raccontare anche come ci si può relazionare con chi non vede, non sente, apparentemente non ha modo di comunicare. E la gioia che si può provare a mettersi in contato con loro». È quello che fanno i professionisti della Lega del Filo d’Oro: come Anne Sullivan con Helen cercano la strada per entrare in contatto con chi sembra (ma in realtà non è mai) impossibile da raggiungere.

«Abbiamo trascorso qualche giorno insieme alle persone ospitate a Osimo… Si è capito che lì i genitori arrivano con tante persone che gli hanno detto che i loro figli sono come una cassaforte vuota, mentre le persone straordinarie che lavorano alla Lega del Filo rimettono in discussione questo “nulla” e cominciano a lavorare affinché si possa aprire la cassaforte e scoprire cosa c’è entro. A volte c’è un tesoro», afferma Musy.

Emanuela Giordano, la regista, mette l’accento sulla modernità del testo nell’affrontare i ruoli paterno e materno, la solitudine e l’incapacità dinanzi alle contraddizioni familiari «perché ciascuno di noi non nasce imparato». Una delle scene più forti – anticipa – è quella in cui Anne quasi “investe” i genitori di Helen e la loro borghese soddisfazione per i progressi fatti dalla figlia: «sembra quasi normale», dicono loro. «E questo vi basta?», chiede lei. «Per Anna l’educazione non è il semplice “comportarsi a modo”, bensì il grimaldello per schiudere quel mondo che chi non vede e non sente ha dentro di sé, come un tesoro chiuso in uno scrigno», sottolinea Giordano. E poi c’è «quell’amore confuso, che rende Helen fortemente despota perché non le sono state regole, i genitori agiscono con un’arrendevolezza pietosa che la rende quasi una selvaggia, la madre ammetterà la verità, “noi abbiamo paura di lei”: lo ritroviamo nelle famiglie tout court, nella difficoltà a fare uscire i figli dall’adolescenza in modo sano, consapevole, con confini che i figli magari scavalcano… ma sapendo che quello era un confine».

Nel ruolo di Helen c’è Anna Mallamaci, «bravissima, durante le prove ha ficcato un dito nell’occhio alla madre…», racconta Giordano. «Alla Lega del Filo d’Oro ha provato a mangiare bendata, è riuscita a percepire cosa significhi vivere con odorato e tatto, con le vibrazioni…

L’idea è di non essere troppo precisa nel movimento, come nella scrittura così anche nei gesti ognuno fa una interpretazione, l’importante è il contatto fra la testa e la pancia, non ci deve essere mai solo pancia e mai solo testa, abbiamo lavorato molto sul fatto che tutto sta nel momento in cui si fa ed è difficile per per un’attrice lavorare sull’onestà e su una concretezza spoglia, priva di svolazzi e di enfasi. La sfida sarà non perdere questa cosa strada facendo».

Lo spettacolo sarà in scena per la prima volta al Teatro La Nuova Fenice di Osimo, dove la Lega del Filo d’Oro ha la sua sede nazionale, il 23 novembre e in replica il giorno seguente. Proseguirà la tournee il 13 dicembre al Teatro Auditorium di Rho (MI), 14 e 15 dicembre al Teatro Due S. Grande di Parma, dal 17 al 22 dicembre al Teatro Biondo di Palermo, il 4 e il 5 gennaio al Teatro Pirandello di Agrigento, dal 9 al 12 gennaio al Teatro Duse di Genova, il 15 gennaio all’Auditorium S. Chiara di Trento, il 16 gennaio al Teatro Comunale di Tione, il 18 gennaio al Teatro Goldoni di Corinaldo (AN), il 19 gennaio al Teatro dei Marsi di Avezzano, il 23 gennaio al Teatro il Maggiore di Verbania, il 24 gennaio al Teatro G. Pasta di Saronno, il 26 gennaio al Teatro Comunale Mercato di San Severino.

Il sito www.legadelfilodoro.it darà notizia dei teatri che ospiteranno la pièce e delle iniziative di sensibilizzazione che la affiancheranno.

Vi racconto perchè ci credo

Vi racconto perchè ci credo

Genitori

Scriviamo tante cose oggi. Post, messaggi, tweet, email.

Io ho deciso di scrivere ai miei figli per raccontare loro la mia fede.

Che ho riscoperto a 45 anni. 

 

Di Gigi Cotichella per Agoformazione

 

Carissimi Simone, Chiara, Francesca, Valentina,

scrivervi mentre voi siete di sotto a giocare forse fa un po’ sorridere. Ma a volte è un buon modo per prendersi del tempo per ordinare i pensieri. E quando  uno scrive in fondo regala lo stesso tempo agli altri: lo scritto rimane lì, pronto per essere letto e riletto finché si vuole.

Perciò vi scrivo. Per dirvi cosa? In realtà per dirvi “Chi”. Vorrei dirvi quel “Chi” che mi hanno presentato da bambino, su cui ha sempre ruotato tutta la mia vita ma che ho conosciuto in profondità solo da poco.

E’ stato un incontro tosto. Perché così Dio va conosciuto, incontrandolo. Solo se c’è un incontro Dio fa davvero la differenza nella vita. Per questo vi auguro di incontrarlo Dio. Ma siccome sono vostro padre vorrei aiutarvi a riconoscer Dio. Perché c’è anche il rischio che vi passi a fianco e voi non lo notiate.

E allora vi dico due caratteristiche così sapete che dove ci sono quelle… beh Dio non è tanto lontano.

Gesù ci ha presentato Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo. Inoltre Dio ha tanto amato l’uomo da darci suo Figlio, e Gesù ha preso talmente bene questo impegno che per amarci si è fatto uomo lui stesso. Sono due aspetti meravigliosi su cui ognuno di noi si gioca la felicità di tutti i giorni: relazione e prossimità.

Dio è relazione. E noi siamo fatti a immagine di Dio.

Per questo la chiave di senso si trova nelle relazioni. Nel come trattiamo gli altri.

Perché gli altri sono il termometro della nostra fede.

 

E come dovremmo relazionarci con gli altri?

Gesù è stato molto chiaro: facendo noi il primo passo. Sempre e comunque. Non ci sono dubbi.

Nella parabola del buon samaritano, Gesù ci dice che la felicità non è mai aspettare il prossimo ma farsi prossimi. Ci dice che dobbiamo muoverci verso gli altri. E questo ci fa stare bene. Meglio. Magari ci feriamo, soffriamo… ma stiamo meglio. Gesù stesso ci ha mostrato con la sua vita questa regola: farsi prossimi, amare fino alla fine, amare a qualunque prezzo.

Relazione e prossimità sono le due facce dell’amore. E l’amore è al centro quando parliamo di Dio. Altrimenti non è il Dio che vi auguro di incontrare… oppure non stiamo parlando di amore, ma di qualche surrogato.

Quando incontriamo Dio scopriamo queste due facce. Per quanto ci fossimo sforzati di avvicinarci a lui, se lo incontriamo capiamo che è lui che si è avvicinato a noi. E quando è vicino a noi scopriamo con meraviglia immensa che lui vuole stare con noi. Immaginate il vostro idolo di turno che vi dica che voglia stare con voi… sempre. Ecco adesso moltiplicatelo più o meno all’infinito… questo è il risultato: Dio vuole stare con me.

Con me che scappo, che sbaglio, che rinnego, che tradisco, che sono grezzo, mediocre… vuole stare con me. Ma se lui che è Dio, vuole stare con me… allora io non sono così male… io valgo qualcosa…

Ma questo so bene che si capisce quando se ne fa esperienza diretta. Perciò quello che vi chiedo in attesa di quell’incontro è di cercare di vivere al meglio relazioni e prossimità. Vivendole vi sarà più facile incontrare Dio, perché ogni volta  che ci apriamo all’amore verso l’altro, ogni volta che rendiamo l’altro il centro delle nostre cure, oltre a essere meno nevrotici e psicotici, noi troviamo Dio.

Vi dicono dalla mattina alla sera che dovete trovarvi, trovare voi stessi, scoprire energie e potenzialità… io vi dico di farlo negli altri, o meglio nell’aiutare gli altri. E così facendo più che trovare vi scoprirete “trovati”. Ed è un’esperienza meravigliosa.

Vivete al meglio il rapporto con gli altri. Fate sempre il primo passo verso chi è in difficoltà sulle strade di tutti giorni. E così vivendo relazione e prossimità non potrete che avvicinarvi alla fonte di ogni relazione e di ogni prossimità. E quando sarete vicino, vi accorgerete finalmente che lui era già di fianco a voi in tutto questo tempo. E in un meraviglioso abbraccio vi farete finalmente amare.

Vi voglio bene.

Papà

Open Day 2019-2020

Open Day 2019-2020

Genitori

“Vi voglio felici nel tempo e nell’eternità” affermava Don Bosco nella famosa lettera da Roma del 1884.

E questa volontà di gioia l’hanno raccolta le Figlie di Maria Ausiliatrice, conosciute anche come salesiane di Don Bosco.
Nelle nostre scuole, insieme con i docenti laici, i genitori e i ragazzi stessi, cerchiamo di realizzare il sogno del santo dei giovani, cioè quella felicità che si raggiunge quando, come voleva Don Bosco, si vive da buoni cristiani e onesti cittadini!

 

Ecco le date degli Open day delle nostre scuole in Lombardia:

 

MESE DI OTTOBRE

Sabato 19/10

Sabato 26/10

  • Scuola Primaria e Secondaria 1° grado – CASTELLANZA
  • Scuola Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – MILANO – Volantino

 

MESE DI NOVEMBRE

Sabato 9/11

  • Scuola Infanzia e Primaria – MILANO – Volantino
  • Scuola Primaria – CINISELLO BALSAMO – Volantino

Venerdì 15/11

Sabato 16/11

  • Scuola Primaria e Secondaria 2° grado – VARESE
  • Scuola Infanzia – CINISELLO BALSAMO – Volantino
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – SAN DONATO MILANESE
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – MELZO – Volantino
  • Scuola Infanzia e Primaria – LODI
  • Scuola Infanzia – LEGNANO – Volantino
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – PAVIA – Volantino
  • Scuola Secondaria 1° grado – CUSANO MILANINO
  • CFP – PAVIA – Volantino
  • CFP – VARESE – Volantino
  • CFP – CESANO MADERNO – Volantino
  • CFP – CINISELLO BALSAMO – Volantino

Giovedì 21/11

Giovedì 28/11

  • Scuola Infanzia “Cornelio” – CINISELLO BALSAMO

Sabato 30/11

  • Scuola Primaria e Secondaria 1° grado – CASTELLANZA
  • Scuola Infanzia – SONDRIO
  • Scuola Infanzia – SAMARATE – Volantino
  • Scuola Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – MILANO – Volantino
  • Scuola Primaria – CUSANO MILANINO
  • CFP – CINISELLO BALSAMO – Volantino

 

MESE DI DICEMBRE

 

Martedì 3/12

  • Open Night Secondaria 2° grado– MILANO – Volantino

Mercoledì 4/12

  • Scuola Infanzia “San Martino” – CINISELLO BALSAMO

Giovedì 5/12

  • Scuola Infanzia “S. Anna” – BUSTO ARSIZIO – Volantino

Venerdì 13/12

Sabato 14/12

  • Scuola Infanzia – CASTANO PRIMO
  • CFP – CASTELLANZA
  • Scuola Secondaria 1° grado – VARESE

 

MESE DI GENNAIO

Venerdì 10/01

Sabato 11/01

  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° e 2° grado – VARESE
  • Scuola Infanzia, Primaria e Secondaria 1° grado – PAVIA – Volantino
  • CFP – VARESE – Volantino
  • CFP – PAVIA – Volantino
  • CFP – CASTELLANZA

Giovedì 16/01

  • Open Night Scuola Infanzia e Secondari 2° grado – MILANO – Volantino

Sabato 18/01

Care mamme esco dal gruppo Whatsapp

Care mamme esco dal gruppo Whatsapp

Genitori

di Sara De Carli per Vita.it

È l’amaro messaggio di Antonella, mamma di Hakim. Ora lui frequenta un’altra scuola, la terza che ha cambiato, «dove spero sia accolto come merita». La scuola, con i bambini adottati, non è inclusiva: anzi, troppo spesso è luogo di «una sofferenza insostenibile». Un grido di dolore in quindici lettere.

«Carissime mamme, mi elimino dal questo gruppo WhatsApp. Me ne libero. Trenta messaggi al giorno, su facezie varie che vanno dalla scelta del colore più idoneo per il nastrino del regalo per la maestra Carla, ai 347 commenti per esprimere preoccupazione per il fatto che la nostra classe sia indietro di “ben” due tabelline rispetto alla C. […] Tanto tempo. Troppo, in rapporto allo zero totale di risposte ai miei tentativi di comprendere perché mio figlio Hakim torna a casa da scuola piangendo un giorno sì e l’altro pure. Vi ho chiesto un incontro, ho anche prenotato, due sabati fa, una saletta in oratorio e avevo preparato anche un ciambellone ai mirtilli. Volevo sedermi con voi e provare a spiegarvi cosa sente un bambino adottato quando i compagni gli dicono che io non sono la mamma vera, che lui è stato abbandonato e che non giocano con lui perché “l’è negher” e che tutti quelli come lui sono figli di ladri. Ma eravamo solo in tre. Io e le mamme dei suoi unici amici: Abdulah e Davide che, seppur in sedia a rotelle, è – a suo dire – il più veloce a venirgli vicino quando si sente triste. Nessuna di voi si è presentata».

È l’amara, amarissima lettera di Antonella, mamma di Hakim, alle mamme dei compagni di classe di suo figlio. Ora Hakim è in un’altra scuola, la terza che ha cambiato, «dove spero sia accolto come merita». Hakim è stato adottato e la sua storia è simile a quella di tanti altri bambini. Perché la scuola è un tassello critico per tanti bambini che sono nati da un’altra parte del mondo e hanno dentro di sé la ferita dell’abbandono.

La lettera della mamma di Hakim fa parte del volume “Cara scuola…”: quindici lettere scritte direttamente da alunni adottati e da genitori, per narrare una sofferenza inimmaginabile e una guerra combattuta in solitudine, una realtà che va in scena, non vista, nelle nostre aule, mattina dopo mattina.

Lettere che raccontano una scuola che è un «campo di battaglia», un luogo di «sofferenza inimmaginabile». Scenario e causa essa stessa (che è pure peggio) di «una sofferenza insostenibile», di un «disagio che arriva a minare serenità e autostima». Esistono delle Linee di Indirizzo per il Diritto allo Studio degli alunni adottatiinserite anche nella legge 107/2015ma secondo UFAI sono applicate in meno del 20% delle scuole. A curare la pubblicazione è stata l’Unione Famiglie Adottive Italiane (UFAI): «Un piccolo libro che non parla di scuola, ma alla scuola», spiega Elena Cianflone, la presidente di UFAI, che ha curato il volume con Gianluca Rocchi.

Perché in verità la scuola potrebbe fare molto per accrescere la sicurezza e la stima dei bambini adottati, ma troppo spesso è impreparata e distratta, poco “accogliente”: «impreparata a leggere cosa ci sia dietro quei silenzi, quelle difficoltà di attenzione, linguistiche o a quegli atteggiamenti oppositivi o di chiusura di un alunno adottato».

Sono storie vere, anche se leggendole verrebbe da difendersi dalla realtà etichettandole come storie “al limite”: «in realtà sono molto diffuse», si legge subito nella prefazione, a smontare la tentazione.

C’è Sergej, che – arrivato in Italia a giugno 2013 dalla Bielorussia e a settembre già a scuola – non poteva andare in bagno finché non pronunciasse bene la parola “pipì”, con l’accento – «ma era la prima primaria, non sapevo ancora parlare bene l’italiano e nella mia lingua d’origine quell’accento sulla “i” non l’abbiamo».

O E.B.M, che a scuola i compagni chiamano «zingara» e «principessa dei topi».

Più di una denuncia, questo libro «è un urlo di dolore che racconta la sofferenza per la mancata inclusione scolastica». Perché «questi ragazzi sono una preziosissima risorsa per ogni gruppo classe. Infatti, sensibilità, empatia, resilienza, capacità di condivisione e accoglienza, sono tra le caratteristiche che i nostri figli hanno formato nella loro permanenza in istituto, per poter sopravvivere. Qualità di cui la nostra società in questi tempi ha un grande bisogno e dovrebbero essere tra i valori più alti che la scuola possa promuovere», riflette Cianflone.

E invece fa finta di nulla la scuola e facciamo finta noi genitori. «Nessuna di voi si è presentata», concludeva la mamma di Hakim nella sua lettera. «Peccato! Avrei potuto spiegarvi perché è così arrabbiato a volte e perché lunedì ha strappato il quaderno di Edoardo e dato un calcio a Lorenzo. Avremmo potuto insieme capire perché sulla chat dei nostri figli compaiano frasi inaccettabili come: “torna da dove sei venuto” o “ se la tua vera mamma non ti ha voluto, perché dovremmo volerti noi?” Sì, perché i vostri figli queste cose le dicono. Le dicono. E le scrivono. Vi ho invitato a leggere la chat dei vostri figli. A discutere con loro. Ma mi avete risposto che hanno il diritto alla loro privacy e che proprio no, non si può leggere la loro chat». Così Hakim è in una scuola nuova. Per la terza volta. Buona fortuna, Hakim.

“Cara scuola…” contiene anche due lettere scritte da due insegnanti al momento dei saluti con due loro alunni, esempio di “scuola che funziona” ed è completato da un vademecum scritto dalla Margarita Soledad Assettati (specialista in adozione e formatrice, oltre che figlia adottiva) e rivolto ai docenti che, avendo in classe un alunno adottato, desiderino rendere l’esperienza scolastica più serena. La versione digitale, gratuita, è scaricabile qui mentre la versione cartacea e l’ebook sono disponibili su molti bookstore.

IRC: ascolto di domande più profonde

IRC: ascolto di domande più profonde

L’insegnamento della religione cattolica (IRC) intende essere, all’interno di tutto il mondo della scuola, “un’occasione di ascolto delle domande più profonde e autentiche degli alunni, da quelle più ingenuamente radicali dei piccoli a quelle talora più impertinenti degli adolescenti.

Le indicazioni didattiche in vigore per l’IRC danno ampio spazio a queste domande; a loro volta, gli insegnanti di religione cattolica sono preparati all’ascolto, presupposto per sviluppare un confronto serio e culturalmente fondato”.

Lo scrive la presidenza della CEI nel messaggio rivolto a studenti e genitori che nei prossimi giorni dovranno decidere se avvalersi o meno dell’IRC per l’anno scolastico 2018-19.

Nel richiamare il Sinodo dello scorso ottobre, la CEI evidenzia come i giovani si siano dimostrati “sensibili alla figura di Gesù, quando viene presentata in modo attraente ed efficace”, e desiderosi di conoscerlo.

Frutto della revisione del Concordato del 1984, l’insegnamento della religione cattolica (IRC) “si è ormai consolidato come apprezzata componente del curricolo scolastico ed è scelto da una maggioranza ancora cospicua di studenti e famiglie, che vi trovano risposta soprattutto in termini di formazione personale, di proposta educativa e di approfondimento culturale”.  

“Nel cercare di rispondere sempre meglio a tali aspettative, gli insegnanti di religione cattolica – prosegue il testo – potranno trovare ulteriori e importanti sollecitazioni dal Sinodo dei vescovi che si è concluso nelle scorse settimane e che è stato dedicato proprio ai giovani, cui la Chiesa intende rivolgere un’attenzione sempre maggiore”.

Tra le numerose tematiche discusse, i vescovi italiani evidenziano il richiamo legato alla domanda di ascolto che viene dal mondo giovanile e riportano questo passaggio del Documento finale del suddetto Sinodo:

“I giovani sono chiamati a compiere continuamente scelte che orientano la loro esistenza; esprimono il desiderio di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnati.

Molti sperimentano come la loro voce non sia ritenuta interessante e utile in ambito sociale ed ecclesiale. In vari contesti si registra una scarsa attenzione al loro grido, in particolare a quello dei più poveri e sfruttati, e anche la mancanza di adulti disponibili e capaci di ascoltare”.

L’IRC, si legge ancora nel messaggio dei vescovi italiani, “è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come insegna Papa Francesco, non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto per lasciare che ognuno possa, nell’intimo della propria coscienza, trovare risposte convincenti”.

Di qui l’auspicio che “anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa, finalizzata ad accompagnare e sostenere la loro piena formazione umana e culturale”.

Leggi il messaggio

 

Fonte: Agensir

Open Day 2018/2019 in Lombardia

Open Day 2018/2019 in Lombardia

“Vi voglio felici nel tempo e nell’eternità” affermava Don Bosco nella famosa lettera da Roma del 1884.

E questa volontà di gioia l’hanno raccolta le Figlie di Maria Ausiliatrice, conosciute anche come salesiane di Don Bosco.

Nelle nostre scuole, insieme con i docenti laici, i genitori e i ragazzi stessi, cerchiamo di realizzare il sogno del santo dei giovani, cioè quella felicità che si raggiunge quando, come voleva Don Bosco, si vive da buoni cristiani e onesti cittadini!

Ecco le date degli Open day delle nostre scuole in Lombardia:

 

MILANO VIA BONVESIN DE LA RIVA       volantino

Sabato 10 novembre 2018

Venerdì 30 novembre 2018 – SCUOLA DELL’INFANZIA      volantino

 

LODI                     volantino

Sabato 10 novembre 2018

 

LECCO                 volantino            volantino infanzia

Sabato 17 novembre 2018   

Sabato 12 gennaio 2019

CASTELLANZA               volantino

Sabato 17 novembre 2018   

Sabato 12 gennaio 2019

MELZO                volantino

Sabato 17 novembre 2018         

 

PAVIA                  volantino

Sabato 17 novembre 2018

Sabato 19 gennaio 2019

 

SAN DONATO MILANESE            volantino

Sabato 17 novembre 2018

 

VARESE               volantino

Sabato 17 novembre 2018

Sabato 12 gennaio 2019

 

BRESCIA              volantino

Venerdì 23 novembre 2018

 

LEGNANO           volantino

Sabato 24 novembre 2018

 

SAMARATE

Sabato 1 dicembre 2018        volantino

 

SONDRIO

Sabato 1 dicembre 2018        volantino

 

BUSTO ARSIZIO

Scuola Crespi: 9 gennaio h. 17.30-19.30

Scuola S. Anna: 15 gennaio h. 17.30-18.30         volantino

 

Open Day Centri di Formazione Professionale:

 

Cinisello Balsamo (MI)

Sabato 17 novembre alle ore 9.30
Sabato 1 dicembre alle ore 9.30
Venerdì 11 gennaio 2019 alle ore 18.00
Guarda la locandina

Milano

Giovedì 29 novembre dalle 17.00 alle 19.00
Sabato 19 gennaio 2019 dalle 9.00 alle 13.00
Guarda la locandina

Cesano Maderno (MB)

Sabato 24 novembre dalle 10.00 alle 12.30
Venerdì 18 gennaio 2019 dalle 16.30 alle 19.00
Guarda la locandina

Castellanza (VA)

Sabato 17 novembre dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 16.30
Sabato 12 gennaio 2019 dalle 9.30 alle 12.30
Guarda la locandina

Pavia

Sabato 17 novembre dalle 8.00 alle 13.00
Sabato 19 gennaio 2019 dalle 8.00 alle 13.00
Guarda la locandina

Varese

Sabato 17 novembre dalle 9.00 alle 13.00
Sabato 12 gennaio 2019  dalle 9.00 alle 13.00
Guarda la locandina

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