Chi non ha sperimentato, almeno una volta, l’ansia del controllo?

Prendersi cura dei figli o dei più giovani è una responsabilità talmente bella e grande, ma quanto è insidioso il rischio di trasformarsi da educatori a controllori! Quando sono piccini e hanno bisogno di tutto, è inevitabile stargli addosso, sovrapporsi alle loro vite, perché solo noi (specie le mamme!) sappiamo di cosa hanno bisogno e che cosa è bene per loro. Quando poi crescono, ci viene spontaneo continuare a controllare quasi tutto delle giornate dei nostri figli.

“Quando arrivi fammi uno squillo!” (Come se uno squillo non possa essere fatto da qualunque luogo). “Hai fatto i compiti?” “Sì, mamma” “Fammi vedere il diario?”
Perché non basta la loro parola? Perché abbiamo bisogno di toccare con mano – alla Tommaso – che sono in grado di prendersi le loro responsabilità?

Certo la fiducia è un percorso quotidiano, fatto di piccoli passi (anche di qualche inciampo). Nella misura in cui li accompagniamo “a distanza”, fidandoci delle scelte che compiono ogni giorno, aiuteremo la loro autenticità a venir fuori, a realizzarsi. Non è forse accaduto anche a noi?

Le scelte più belle e significative non le abbiamo forse azzardate quando respiravamo aria di fiducia e di stima da parte degli adulti attorno a noi?

Fidarsi dei figli, essere adulti che trasudano fiducia nei più giovani, vuol dire anche mettere in conto che possano sbagliare, perché creature e dunque limitate, ma che il loro errore non è un giudizio su di noi (altrettanto creature limitate!). Forse che il timore degli errori dei nostri figli (dalle piccole o grandi bugie a un insuccesso scolastico) sia alla base della nostra trasformazione da genitori a controllori? Il controllore è colui che si limita a verificare la conformità di una procedura (un biglietto del treno, ad esempio) e a sanzionare qualora ciò non avvenga.
Essere genitori ed educatori capaci di fiducia è tutta un’altra cosa: vuol dire coltivare quell’atteggiamento “che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità” (dal dizionario Treccani, alla voce fiducia).
Di quanta tranquillità e sicurezza avrebbero bisogno le nostre famiglie, le scuole, le nostre città! Forse un po’ di inquietudine ci sarebbe risparmiata se sapessimo fidarci veramente dei nostri figli e dei nostri giovani.

Ma come?

Al momento intravedo un ambito sul quale vigilare come adulti: desiderare e ricercare l’autenticità possibile, qui e ora, per noi e i nostri figli, invece che la perfezione. La prima spalanca orizzonti infiniti e meravigliosi, la seconda è solo fonte di ansia e frustrazione.

 

Chiara Tintori: aggiornamentisociali.it

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