Quaresima: palestra dell’anima e del corpo

da | 6 Mar 2017 | Giovani

Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni.

 Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell’anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria.

Così Sant’Agostino in un suo sermone esorta i fedeli del suo tempo e i lettori di oggi a voler puntare sulla Quaresima con determinazione e fiducia, con speranza e umiltà.

Come fare da giovani questo? Non è un po’ antico come discorso?

Facciamo risuonare allora l’invito alla conversione del “Mercoledì delle Ceneri”: Convertiti e credi al Vangelo! È tempo di Quaresima ed è tempo di prepararsi all’evento centrale del cristianesimo: la Pasqua! Prepararsi sì, come quando lo si fa per una festa di 18 anni o per il primo appuntamento. Insomma bisogna metterci la stessa passione e dedizione, cura e desiderio, chiaramente in questo caso moltiplicando tutto per Dio: dunque una bella occasione fatta di quaranta giorni intensi puntando sulla preghiera, sul digiuno e sulle opere buone.

Difficile? Certo non facile, ma perché non credere che sia “felice”?

Si tratta di accogliere questo tempo liturgico come un dono, di sceglierlo come impegno personale o comunitario, di mettersi in gioco. Solo sperimentando si potrà dire se la nostra Pasqua sarà di Resurrezione, e ai giovani la voglia di provare non manca di certo. Questo tempo possiamo vederlo allora come una specie di palestra dell’anima (ma anche del corpo) per esercitarsi verso un’esperienza di vita sempre più aderente al Vangelo e quindi autentica e piena.

Da dove partire? Quali attrezzi usare?

Il programma è tracciato e le letture della Domenica sicuramente sono il punto di partenza. Partiamo dalla preghiera. Direte: “Ma io già prego”, che devo fare di più? Beh! Anche il “giovane ricco” del Vangelo aveva la risposta pronta, ma non il coraggio di lasciare tutto. Forse alla preghiera usuale si può aggiungere qualcosa, magari dandosi un ritmo più costante, dedicando più tempo. Qualcuno potrebbe scegliere di partecipare ogni giorno alla Messa, un altro di essere costante nella preghiera delle Lodi e dei Vespri, altri potrebbero “puntare” sul Rosario, altri ancora su una preghiera a partire dalla lettura del Vangelo, dei Padri della Chiesa, delle vite dei Santi, degli scritti dei Pontefici.

Quando si parla di digiuno o di astinenza si rischia di cadere nell’eccessivo e poco fruttuoso devozionalismo legato al non mangiare carne il venerdì e al digiuno il “Mercoledì delle Ceneri” e il “Venerdì Santo”.

Non che tutto ciò non debba essere rispettato o tenuto in considerazione, ma si tratta di farlo con intelligenza e cuore libero. Il rischio è che diventi un cappio che nulla ha a che fare con la Quaresima, che ci vuole disponibili e liberi. Che senso avrebbe digiunare nei giorni stabiliti e mangiare l’inverosimile il giorno prima o dopo? E per chi non mangia carne quasi mai per gusto, che sacrificio sarebbe non farlo il venerdì? E se anche fosse un sacrificio e in compenso mangiasse il miglior e più costoso pesce del mercato? Il digiuno o l’astinenza dovrebbero partire dalla riflessione sulla Parola di Dio e dal cuore, puntando verso qualcosa che davvero ci rende schiavi.

Pensiamo a quale digiuno significativo potrebbe essere limitare l’uso del cellulare, della sigaretta, dell’alcool, delle “parolacce”, del computer, dell’i-pod, della play station, della televisione,ecc.

E tutto ciò non per se stessi, ma offrendo a Dio ogni cosa. Infine il programma relativo alle opere buone, cioè la carità, l’amore. Anche qui si potrebbe avere la coscienza pulita, apparentemente, da qualche versamento economico per le missioni, una monetina in più data al semaforo, un po’ di commozione davanti a terribili scene viste in televisione. Si può partire da qui, ma la meta è il coinvolgimento totale e il tempo che si spende per l’amore. Dare soldi è fin troppo facile, soprattutto il superfluo, ma mettere in gioco se stessi per la solidarietà, togliendo del tempo ad altro, questo sì che è il banco di prova. Certo non tutti possono fare volontariato o i missionari, ma tutti però abbiamo accanto almeno una persona che può aver necessità di cure, di attenzioni, di un sorriso costante, di una parola buona. La carità può cominciare a casa nostra, sul pianerottolo, per strada, a scuola, all’università, al lavoro, con gli amici.

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