Giovane stagista scopre nuovo pianeta

Giovane stagista scopre nuovo pianeta

Giovane stagista scopre nuovo pianeta

17 anni, stagista alla Nasa da tre giorni: ha scoperto un nuovo pianeta

Da fan di Star Wars a vero scienziato, ha scoperto un pianeta che orbita attorno a due soli come quello in cui è nato Luke Skywalker.
Cari ragazzi, la conoscenza è proprio un’avventura!

Di Annalisa Teggi per Aleteia

Una cameretta piena di poster di Star Wars e una scrivania zeppa di quaderni e libri, passioni e studi di un giovane 17enne dal nome curioso: Wolf Cukier. Sì, in italiano si chiamerebbe Lupo e – battuta scontata – ha dimostrato di aver un fiuto invidiabile. La sua storia sta facendo il giro del mondo perché, dopo soli tre giorni di stage estivo alla NASA, ha scoperto un nuovo pianeta, a cui è stato dato il nome molto tecnico di TOI 1338b.

Eppure le sue caratteristiche ricordano molto da vicino Tatooine, il pianeta natale di Luke Skywalker: si tratta infatti di un pianeta che orbita attorno a due soli. La passione del ragazzo per la saga stellare si è incontrata con lo zelo del vero astronomo; e questa scoperta imprevista e straordinaria meriterebbe proprio una battuta di Yoda.

Occhio vede, algoritmo duole

Ci sono un sacco di cose che assomigliano a pianeti quando ti metti a cercare. – ha dichiarato Cukier – Mi ci è voluto tempo per verificare seriamente che quello era un vero pianeta e non un tremolio del telescopio o qualcosa di simile.

(da New York Post)

Infatti:

Come spiegano gli stessi scienziati Nasa, gli algoritmi faticano a trovare pianeti attorno a stelle binarie, perché le eclissi delle stelle stesse confondono i calcoli, e il transito di un pianeta può passare inosservato. L’occhio curioso di Wolf invece ha fatto centro. Per verificare che non fosse un errore strumentale, il segnale è stato dato in pasto a eleanor, un programma che ne identifica l’affidabilità. Eleanor ha detto sì, confrontando quell’osservazione con altre precedenti, stabilendo che il TOI 1338 b orbita attorno alla coppia di stelle in circa tre mesi terrestri.

(da Repubblica)

Gli ci è voluto tempo a verificare, ma questo giovane talentuoso ragazzo ha individuato ciò che anche gli algoritmi faticano a distinguere. Come a ricordarci: benvenuta intelligenza artificiale, ma la meraviglia dell’intelligente occhio umano sarà sempre qualcosa di inarrivabile (… d’altra parte il marchio di fabbrica è Suo).  Ma chi è Wolf Cukier? È un supercervellone o è uno studente come tanti?

È senz’altro un ragazzo appassionato e questa spinta è una delle migliori qualità in ogni ambito di conoscenza.

[…] frequenta l’ultimo anno alla Scarsdale High School di Scarsdale, nello stato di New York, era al posto giusto, al momento giusto: il suo compito, era controllare i dati di Tess, già analizzati dal pubblico attraverso il progetto Planet Hunter Tess, un lavoro collettivo in crowd sourcing che la Nasa ha attivato, chiedendo agli appassionati sulla piattaforma web di segnalare i cali di luminosità delle stelle fotografate da Tess. È lì che Cukier ha trovato l’anomalia, era al terzo giorno di stage estivo al Goddard Space Flight Center, e grazie alla sua intuizione è arrivata la scoperta: “Stavo cercando tra i dati tutto quello che i volontari avevano spuntato come binarie a eclissi – ha detto Cukier ricordando quei giorni d’estate del suo stage – un sistema in cui due stelle orbitano una attorno all’altra e dal nostro punto di vista si eclissano a ogni orbita”.

(Ibid)

 

Per riuscire a entrare come stagista alla NASA aveva scritto tantissime email, perché la passione è fatta anche di una grande dose di testardaggine e umiltà. Nel luglio scorso Wolf ha coronato il suo desiderio e dopo soli tre giorni si è imbattuto in un puntino che ha catturato la sua attenzione. Là fuori, nel grande universo, da chissà quanto tempo c’era questo pianeta che nessuno aveva mai visto prima. Che domande apre il tema della scoperta! Chissà quante cose esistono che sono ancora ignote? Perché esistono? Che progetto ha Dio per loro? Le cose non esistono solo perché l’uomo le veda, ma quando le scopre cosa cambia per l’umanità? Insomma, scoprire un pianeta non è solo scoprire un pianeta, è anche andare più a fondo della grande galassia che è il nostro intimo di esseri umani. Però senza perderci troppo in entusiasmanti rivoli filosofici, com’è questo TOI 1338b?

TOI 1338b è un pianeta inabitabile, quasi sette volte più grande della Terra, molto, troppo vicino a una coppia di stelle (TOI 1338) che si trova a circa 1.300 anni luce di distanza: compie un giro ogni 93-95 giorni terrestri. Ma la particolarità che ha fatto parlare di sé è proprio che sul suo orizzonte (posto che ne abbia uno, potrebbe infatti essere un pianeta gassoso) sono due i soli, come Tatooine della saga di Star Wars.

(Ibid)

Ora Wolf è conteso da tutte le televisioni e strappa davvero un sorriso il commento che ripete a tutti: «Però, per il resto dello stage non ho scoperto altro». Non è uno sminuirsi, è la sincerità di chi è entusiasta e si aspetta che l’universo abbia ancora tante sorprese da svelargli. Ed è davvero così, ma non sono da cercare solo in galassie lontane e sperdute … c’è tanto da vedere anche a un passo da noi. L’ignoto può essere anche insospettabilmente vicino.

Pepite d’oro a ogni passo

In fondo l’avventura di Wolf Cukier alla Nasa ci permette di dire, una volta di più, che guardare la realtà – in tutta la sua smisurata grandezza o anche infinita piccolezza – è più entusiasmante che fissare lo schermo di un cellulare. Cari ragazzi, abbiate fiducia nello spostare lo sguardo nel regno degli avvenimenti; c’è tanto bisogno del vostro occhio fresco e brillante!

Due giorni fa è morto il giornalista Giampaolo Pansa, lo stimavo molto pur essendo una sua lettrice occasionale. Ho riguardato con piacere, e grazie alla mia amica Simona che lo ha postato su Facebookl’intervento che fece al Meeting di Rimini del 2009 e queste sue parole mi paiono le più azzeccate per descrivere cos’è una scoperta:

La conoscenza per me è sempre un avvenimento. E confesso che ogni volta che mi capita di scoprire una cosa che non conosco, soprattutto quando non l’ho cercata e mi viene incontro, c’è una grossa prova – dico una parola complicata, perché spesso io non so esercitare questa virtù – di umiltà … è una grossa prova di umiltà riconoscere la pepita d’oro che non hai cercato, ma che ti ferma per strada e ti dice: “Ehi, tu sei Giampaolo Pansa? Guarda che io sono venuta qui per te. Ti regalo una cosa che non conosci”.

 

Che tu sia giornalista o scienziato, o che tu sia un semplice ragazzo in cerca del suo destino, ti attende là fuori qualcosa che ti chiama per nome.

L’universo è disseminato di un’attesa, di pepite ancora invisibili che attendono di essere guardate, e poi raccontate e svelate. Non è detto che attendano solo in galassie sperdute, ci sono tantissime scoperte che non hanno bisogno né di telescopio né di microscopio.

Hanno bisogno dei tuoi occhi vivi, o anche solo delle tue orecchie … chissà.

E scoprire è un verbo bellissimo, perché è «a doppio senso di marcia»: Wolf Cukier ha scoperto un pianeta, ma cosa scoprirà di sé grazie a questo evento?

Ogni scoperta non è fine a se stessa e apprezzabile solo in termini di soldi e visibilità (… scusate, dovevo dirlo perché mio figlio mi ha chiesto: “Ora diventerà più famoso di un calciatore?”). Ogni scoperta è una chiamata: perché, quasi come nella fiaba di Pollicino, Dio ha disseminato il cosmo di briciole di pane, adatte a ciascuno di noi, per riportarci tutti a casa. La strada per arrivarci è un’avventura scritta su misura per ogni cuore, con un abito di alta sartoria.

Locanda Centimetro Zero

Locanda Centimetro Zero

Locanda Centimetro Zero

L’impresa sociale che sta dietro alla sedia citata da Mattarella

 

Di Stefano Arduini per Vita

 

Il Presidente della Repubblica l’ultimo dell’anno ha richiamato la straordinaria esperienza della Locanda Centimetro Zero, nata in provincia di Ascoli Piceno grazie anche al supporto della fondazione Carisap. Ecco chi sono e cosa fanno.

“Una associazione di disabili mi ha donato per Natale una sedia. Molto semplice ma che conserverò con cura perché reca questa scritta: «Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi». Esprime appieno il vero senso della convivenza”.

L’associazione citata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno è quella che ha dato vita alla locanda Centimetro Zero che abbiamo raccontato nel distretto sociale del Piceno (il ristorante si trova a metà strada fra la riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno nel comune di Spinetoli). Si tratta di un’esperienza straordinaria di impresa sociale promossa grazie alla fondazione Carisap e alla Bottega del Terzo settore. Per il secondo anno di fila la locanda ha ottenuto il prestigioso inserimento nella guida Slow Food. Non solo. Se provate a digitare Centimetro Zero su Tripadvisor scoprire che è la prima in classifica quanto a recensioni digitali.

Scrive Marco A5892: «Abbattuta ogni barriera di spazio e sociale. Non mangi per gratificarti solidalmente, semplicemente mangi “veramente bene” aggiungendo plusvalore alla tua cena».
Eh, sì. Perché non bastano la buona cucina, ottimi per varietà di scelta e qualità gli antipasti, mentre fra i primi in questa stagione vanno per la maggiore i ravioli verdi pistacchio e limone, gli spaghettoni al pesto al cavolo nero e le zuppe di zucca, porro o castagne e non bastano nemmeno i prezzi alla portata di tutti (si mangia mediamente con 25 euro a testa).

«A fare la differenza sono loro, se non ci fossero loro in fondo saremmo un buon ristorante come tanti altri», racconta la responsabile del progetto Roberta D’Emidio. Loro sono 15 ragazzi in borsa lavoro, tutti dai 20 ai 40 anni, con disabilità intellettive, più o meno gravi, sindrome di down, autismo. Martina, Veronica, Giulia, Francesca, Clarissa, Davide, Fabio, Daniele, Marino, Gabriele, Costantino, Riccardo, Emidio, Alessio e Lorenzo si prendono cura dell’orto e degli arredi, della cucina e della sala, dei clienti. Lavorano 20 ore a settimana, tre giorni su sette.

 

«Non è stato facile formali, per loro è importante avere e riconoscere una guida e lavorare in un ambiente conosciuto, ma presto credo alcuni siano pronti per andare a lavorare in altri ristoranti, magari sotto la nostra supervisione, ma con una buona dose di autonomia», spiega la responsabile. Il suo sogno «è quello di aprire una locanda gemella sul mare, ci sono tanti altri ragazzi e tante altre famiglie che vorrebbe partecipare a questo progetto», conclude D’Emidio.

 

Chiamati alla Santità

Chiamati alla Santità

Chiamati alla Santità

Con la Settimana Vocazionale Salesiana 2020 (24-31 gennaio) abbiamo l’opportunità di aiutarci a conoscere ed approfondire la spiritualità salesiana.

LE INIZIATIVE

 

Le settimane comunitarie

– SDB: Dal 27/1 al 1/2 a Milano e Bologna

– FMA ILS: Dal 24/2 al 1/3 a Bologna

– FMA ILO: Dal 27/2 al 4/3 a Milano

Ci sembra ancora più importante promuovere in sempre più comunità salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice la bella esperienza delle settimane comunitarie, nelle quali aprire le porte delle nostre case ai giovani e alle giovani perché possano sperimentare per davvero che Maria, come direbbe don Bosco, passeggia nei nostri cortili e la abita e la protegge.

Le veglie vocazionali

Come tradizione ormai dai alcuni anni, invitiamo compagnie, giovani, genitori, educatori, insegnanti, salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice a riscoprire il bello della vita come vocazione in occasione della festa di don Bosco cenando e pregando insieme in ascolto della testimonianza di fratelli che il Signore ha chiamato alla vita matrimoniale o alla vita consacrata.

-23/01/20 Bologna BVSL
-28/01/20 Chiari SAMBER
-29/01/20 Sesto San Giovanni

La divisione in tre zone è per rendere più facile la partecipazione a tutte le case e rendere questo momento un vero momento di incontro fraterno della famiglia salesiana delle nostre ispettorie. Cena insieme, offerta libera, parcheggio interno.

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Per info:
-don Andrea Checchinato; 349.5038624; achecchinato@salesiani.it
-Sr. Anna Maria Spina, 320.0789553; pastorale@fmails.it
-Sr. Simona Bisin, 333.1150622; pastorale.ilo@fmalombardia.it

Respondeo o Res-pondus?

Respondeo o Res-pondus?

Respondeo o Res-pondus?

​Una serata con Stefano Zamagni

di Francesca Tonolo – 4^ LES, Varese

 

Il 21 ottobre 2019 l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese ha avuto come ospite il Prof. Stefano Zamagni, noto economista, che ha dialogato con il pubblico a partire dal suo ultimo libro: “Responsabili. Come civilizzare il mercato”.

Zamagni fonda tutto il suo lavoro sul significato della parola “responsabilità”, che richiama due concetti: quello di “respondeo” ovvero fornisco una risposta, rispondo alle conseguenze delle mie azioni anche dal punto di vista giuridico, quindi una responsabilità vista come imputabilità, e quello di “res-pondus”, ossia prendo sulle spalle il peso delle cose, mi faccio carico delle situazioni, delle persone.

Il senso vero della responsabilità venne già indicato negli anni ’70 del secolo scorso da don Lorenzo Milani con il suo slogan “I care” ovvero mi prendo cura. Ad oggi, l’economia italiana fatica ancora a riprendersi dalle difficoltà della crisi del 2008 perché è fondata sul primo significato.

E, per paradosso, secondo l’economista è più responsabile delle proprie azioni chi non fa il bene più di chi fa il male.

A partire da questa idea di fondo Zamagni analizza diverse aree dell’esistenza.

La prima è quella inerente alla tematica ecologica-ambientale: tutti possiamo vedere i disagi che la CO2 e la CF4 stanno creando, ma difficilmente il cittadino si prende la responsabilità di affrontare personalmente questo problema.

La seconda è quella economico-finanziario che si basa sulla tesi della doppia moralità. Albert Carr, nel 1968, affermò “Is Bluff”: con una brevissima frase dichiarò che nel mondo degli affari è etico truffare, aggiungendo così che la finanza è simile al gioco del poker, bisogna bleffare per vincere. Ma la crisi del 2008 scoppiò proprio a causa della tesi della doppia moralità, per cui in alcuni ambiti è possibile imbrogliare, in altri no.
Se non si applicano ovunque le regole morali si diventa schizofrenici, ma l’uomo non può vivere in questa condizione. Da qui i numerosi suicidi avvenuti dopo la crisi.

La terza area è quella dell’aumento endemico e sistemico della disuguaglianza sociale. Ormai, nell’era della quarta rivoluzione industriale, esiste un paradosso strabiliante: diminuiscono i poveri, ma aumentano le disuguaglianze. Povertà e disuguaglianza sono nozioni differenti. La povertà è la condizione di inferiorità economica, di chi non ha denaro per il sostentamento. Disuguaglianza, invece, è la differenza tra classi sociali.
Oggi, questo divario tra classi sociali, dovuto proprio ai vari giochi economici, ha portato all’affermarsi dell’”aporofobia” ovvero del disprezzo del diverso, originatosi dalla meritocrazia, da non confondere con la meritorietà, tema affrontato già nel quarto secolo a.C. da Aristotele. La meritocrazia porta a dare il “potere” a chi se lo merita, ma chi ha il potere poi può cambiare le regole del gioco come vuole. Differente è la meritorietà, che è il principio di organizzazione sociale basato sul “criterio del merito” e non già del “potere del merito”.

La quarta area è collegata al progetto indetto dal Santo Padre “The Economy of Francesco”, ossia una nuova economia vista come un’alleanza per cambiare i paradigmi economici: non più l’economia politica ideata da Adam Smith e al concetto che l’uomo deve pensare solo per se stesso, bensì un’economia civile secondo la quale l’uomo per natura è amico degli altri suoi simili, ed è felice solo se si realizza con loro. Infatti, per l’economia politica la ricchezza deve essere in funzione dell’utilità, per l’economia civile la ricchezza è in funzione della felicità che è data dalle relazioni tra le persone. Come sosteneva Aristotele, infatti, l’individuo razionale raggiunge la propria felicità solo quando realizza la sua vera natura.

Al termine Zamagni ha invitato i presenti ad essere più “buoni” che “bravi”.

Bravo è chi fa ciò che deve (respondeo), buono è chi fa il bene (res-pondus).

Don Bosco e i rifiuti

Don Bosco e i rifiuti

Don Bosco e i rifiuti

Don Bosco e la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta

 

di don Francesco Motto, SDB, Membro dell’Istituto Storico Salesiano​ per InfoAns

 

Chi l’avrebbe mai detto? Don Bosco ecologista anzitempo? Don Bosco pioniere della raccolta differenziata dei rifiuti a domicilio 140 anni fa?

Si direbbe di sì, stando almeno ad una delle lettere recuperata negli anni scorsi e che confluirà nel IX volume dell’epistolario in preparazione. Si tratta di una circolare a stampa del 1885 che nel suo piccolo – la Torino dell’epoca – anticipa e ovviamente a suo modo “risolveva” uno dei grandi problemi che affronta la società odierna, quella cosiddetta dei “consumi” e dell’“usa e getta”.

Ma vediamo che cosa scriveva Don Bosco [in corsivo le sue parole]. Si tratta di una lettera circolare il cui destinatario è generico, ma è certamente appartenente alle famiglie ricche o benestanti della città. Nella missiva, dopo aver catturato l’attenzione dei suoi interlocutori, Don Bosco presenta subito la possibilità di riutilizzare la spazzatura, nello specifico “le ossa, avanzate dalla mensa e generalmente dalle famiglie gettate nella spazzatura come oggetto d’ingombro” che invece “riunite in grande quantità riescono in quella vece utili alla umana industria”. Don Bosco sa, infatti che “una società di Torino, colla quale mi sono messo in rapporto, ne acquisterebbe in qualsivoglia quantità”.

La proposta del Santo dei Giovani, concordata con la ditta interessata – che probabilmente avrebbe riutilizzato le ossa per farne prodotti alimentari per animali o concimi per la campagna – è che le “benestanti e benevole famiglie di questa illustre città… invece di lasciare che vada a male e torni disutile questo rifiuto della loro tavola, lo vogliano cedere gratuitamente a benefizio dei poveri orfanelli raccolti ne’ miei Istituti”.

Il progetto beneficia tutti quanti: le famiglie, che si liberano di parte dei rifiuti da tavola; la ditta, che è interessata a raccoglierli per riutilizzarli diversamente; Don Bosco, che ne ricava denaro per le missioni… e la città, che rimane più pulita.

Al tempo stesso, è necessario però curare anche tutta l’organizzazione. Settantenne, Don Bosco ha ormai grande esperienza e sa come gestire la cosa: ecco quindi che pianifica la raccolta porta a porta: “A quelle famiglie, che avranno la bontà di aderire a questa umile mia domanda, sarà consegnato un apposito sacchetto, ove riporre le ossa mentovate, le quali verrebbero spesso ritirate e pesate da persona a ciò incaricata dalla società acquisitrice, rilasciandone un buono di ricevuta…. Il sacchetto porterà le lettere iniziali O. S. (Oratorio Salesiano), e la persona che passerà a vuotarlo presenterà pure un qualche segno, per farsi conoscere dalla S. V. o dai suoi famigli[ari]”.

Da ultimo, Don Bosco fornisce anche degli incentivi spirituali per l’adesione – “la gratitudine di migliaia di poveri giovinetti, e … la ricompensa da Dio” – e provvede pure ad elaborare la sottoscrizione del progetto, pensando ad un tagliando da rispedire in risposta alla sua lettera, a mo’ di adesione ufficiale all’iniziativa.

Sarà riuscito Don Bosco nel suo intento? Non lo sappiamo, ma resta il fatto che oltre che ad essere un grande educatore, un lungimirante fondatore, un uomo di Dio, Don Bosco è stato anche un genio della carità cristiana.

Una versione più estesa dell’articolo sarà disponibile ai lettori del Bollettino Salesiano, nell’uscita del prossimo dicembre.

Voglio fare l’influencer

Voglio fare l’influencer

Voglio fare l’influencer

​Illusione o nuova professione?

Secondo una ricerca di Morning Survey, l’86% dei ragazzi americani sogna di fare l’influencer.
Una tendenza globale che attira l’attenzione delle aziende e le aspirazioni dei giovani. Ma non sappiamo ancora con quali conseguenze.

Di Marco Dotti per Vita

Chi pensava a un vizio italiano si deve ricredere. Il nuovo corso di laurea per influencer lanciato nell’ottobre scorso dall’università privata eCampus, al di là dei giudizi di merito, sembra intercettare una tendenza generale.
Secondo un nuovo sondaggio, l’86% dei giovani americani vuole diventare influencer sui social media.

Le ragioni? Presto dette:

  • Per fare la differenza
  • Orario flessibile
  • Condividere idee
  • Perché è divertente
  • Denaro
  • Prova gratuita di nuovi prodotti
  • Fama

Secondo uno studio di Morning Consult l’86% delle persone di età compresa tra i 13 e i 38 anni è disposto a provare questa esperienza. Ma solo il 12% si considera attualmente un influencer. Aspettative e attese variano, a seconda delle generazioni. Millennials e Generation Z non sono perfettamente allineati né sulle aspirazioni, né sulle competenze.

A questo fatto, spiega Matthew Townsend su Bloomberg, se ne sovrappone un altro: le aziende sono alla disperata ricerca di strade per entrare in contatto con generazioni che passano sempre meno tempo a guardare la televisione e più tempo sui social-media.

Lato consumo, infine.

Oggi, l’88% dei consumatori “giovani” (Generazione Z e Millennials) apprende dell’esistenza di un prodotto dai social, il 56% acquista dopo aver visto quel prodotto in un post di una persona seguita e il 50% dichiara apertamente che i social sono oramai la fonte principale di motivazione all’acquisto.

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