Vi scrivo raccogliendo per voi qualche breve tratto del periodo di Aspirantato che sto vivendo presso la comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice, a Milano, in via Bonvesin de la Riva.

Con gennaio, sono trascorsi ormai quattro mesi dal giorno in cui sono arrivata qui carica di valige. Ma il bagaglio più ricolmo era sicuramente il mio cuore. Nell’attesa di quel 20 di settembre si era riempito di desiderio, di fiducia e di gratitudine. Si era però così dilatato da dare sufficiente spazio anche allo stupore e alla sorpresa per ciò che mi avrebbe aspettato. Avevo infatti davanti a me il noto e l’ignoto.

Sapevo a chi mi ero affidata, in chi avevo riposto la mia fiducia, ma l’abbandono fiducioso in Cristo avrebbe dovuto prender forma concreta nella quotidianità di una vita di cui conoscevo solo poche coordinate, ma che da subito mi erano sembrate sufficienti, anzi sovrabbondanti, per poterci giocare la vita. Il noto era per me Dio, o meglio, il Suo amore e la Sua fedeltà.

Egli si era rivelato a me, con mio grande stupore, nel profondo del mio cuore, e aveva continuato a mostrarsi nell’accoglienza di persone che più profondamente mi avevano aiutata a penetrare nel Suo mistero d’amore. Don Andrea, guida fedele, aveva sorretto i miei passi coraggiosi, ma a volte un po’ traballanti. Nel frattempo le proposte per i giovani della diocesi (esercizi spirituali, percorso vocazionale) e all’interno dell’oratorio, mi avevano permesso di camminare nella Chiesa, di farmi vivere in modo comunitario quella fede in Gesù Cristo Risorto che toccava il mio animo in modo del tutto personale. La Parola prendeva sempre più il tempo delle mie letture e si scolpiva dentro di me, aumentando il desiderio della Sua presenza, affinando nel mio animo la consapevolezza della Sua necessità.

Tutto ciò, il noto, mi rendeva sicura. Il resto, l’ignoto, mi spingeva ad andare avanti. Il sentiero continua oltre le montagne e, dietro le montagne, altre montagne, valli, colline, altri sentieri, che conducono alla tua casa, Signore, colui che Ti cerca. Ignoti erano per me i nomi e i volti di tante suore con cui avrei condiviso la vita, almeno per l’anno che mi si prospettava davanti. I volti dei bambini e delle insegnanti che pur avevo incrociato qualche giorno nel mese di marzo, tempo in cui avevo visitato la scuola primaria, risultavano per me quasi sconosciuti, tanto poco mi ero trattenuta con loro. Ignoti erano i luoghi che avrei abitato e che sarebbero stati per un anno la mia casa. Ignote le parole che avrei ascoltato, i gesti che avrei vissuto, le emozioni che avrei provato. Ma volevo attraversare le montagne e percorrere quel sentiero.

Siamo in due a vivere insieme questo anno da aspiranti, qui, nell’Ispettoria Lombarda. Io e Daniela durante la giornata abbiamo attività lavorative diverse, io mi impegno per la scuola primaria, mentre lei insegna ai corsi professionali. Nei primi tempi, quando don Andrea è tornato a trovarmi, gli ho confidato quale grande grazia sia il dono di poter condividere con lei questo tempo di discernimento, pur avendo ciascuna un temperamento ed una storia che hanno formato in noi sensibilità differenti e caratteri originali. Insieme partecipiamo alla vita della comunità, che ci ha accolte nella grazia dello Spirito Santo, che ogni giorno ci dona moltissimo. Questo “moltissimo” per me si declina nella condivisione della preghiera, di questo volgersi a Dio, ritmato, continuo, concorde e perseverante. Si sviluppa poi nel corso della giornata, poiché aver la possibilità di mettere a frutto i propri talenti, anche piccoli, nel lavoro a scuola con i bambini e i ragazzi, mi permette di divenire in tutto serva di Cristo, pur con i miei limiti e con i miei difetti, ma con tanta voglia di crescere nel servizio, di vivere appieno la missione dell’annuncio della salvezza a coloro che accompagno durante la giornata. Vi racconto un piccolo episodio, ma tanti del genere ne capitano durante le giornate.

Un pomeriggio, mentre andavo in classe per attendere i bambini del doposcuola, sr Giuliana (che segue le classi prime e seconde) mi ha detto sorridente: “Andiamo ad aiutare Gesù a fare i compiti!”

Ed è stata una carica immensa, doppiamente immensa, perché da un lato aveva espresso ciò che anche il mio cuore sentiva, dall’altro, il vedere una suora con tanti anni di lavoro ed esperienza, ancora con il fuoco vivo dell’annuncio dentro al cuore, mi ha riempita sommamente di gioia. Cosa dire ancora? Sento che qui posso camminare, posso continuare la mia ricerca, posso dare spazio alla mia sete di Dio, al mio desiderio di Lui. Oltre le montagne, altre montagne. Il cammino continua e nel mio cuore ancora vive l’attesa: desidera e tende al Creatore, origine e senso, meta e riposo, del mio pellegrinare.

 Con affetto, Rita

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