La fede ai figli, porta della libertà

“Una generazione narra all’altra le tue opere, annuncia le tue imprese” (Sal 144,4): il nostro cammino “nel segno di Cana” volge al termine, con uno scorcio sulla trasmissione della fede ai figli.

Se è vero che ogni cristiano è chiamato a testimoniare l’Amore di Dio nella propria vita, a maggior ragione, padre e madre, che hanno dato la vita ai figli, hanno il compito di farli rinascere alla Grazia divina, sotto la guida della Chiesa.

Naturalmente, bisogna considerare attentamente cosa si trasmette, quale sia il patrimonio di esperienze di fede; è urgente porsi una domanda fondamentale: chi dobbiamo annunciare?

Qual è il valore della nostra testimonianza?

Riecheggia la Parola della I Lettera di San Giovanni: “Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio. Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il Maligno” (1Gv 2,13); una generazione conosce la Verità e, trasmettendo la fede, fa in modo che l’altra vinca il Male.

Nei dibattiti che animano la comunità ecclesiale torna sempre il quesito sul “come” rendere attuale la Buona Notizia per l’uomo di oggi, ma si trascura la questione della fede.

Se sono i genitori a non aver conosciuto in profondità il Cristo, come potranno i figli ricevere gli strumenti per combattere la “buona battaglia del Vangelo”?

Nella famiglia, luogo in cui i componenti stanno fianco a fianco, è basilare riflettere su questo punto: se un figlio vede che i genitori conducono un’esistenza dissonante con quanto apprende, come potrà mai mettere in pratica la Parola di Dio?

A ciò si aggiunge una progressiva abdicazione dei genitori al ruolo di formatori ed educatori; come hanno rilevato i Padri sinodali, il mondo, con le sue dinamiche che assorbono la persona in vortici di alienazione, ha portato alla disgregazione del nucleo familiare, scomposto in diversi luoghi e momenti, senza un centro di unione e confronto (AL 287).

Sorgono, quindi, diversi “maestri”, gruppi, vie di fuga, che prendono il posto dei genitori, sempre più spesso estranei per i propri figli. Benedetto XVI, nel 2011, nell’Esortazione “Africae Munus”, presentava come modello di trasmissione della fede e di autorevolezza educativa proprio le famiglie del continente africano, nel quale il processo di estremizzazione laicista non aveva raggiunto i livelli preoccupanti dell’Occidente.

Il Papa Emerito rilevava come la famiglia cristiana si connoti proprio per la testimonianza del “primato della Grazia”, affermato grazie alla preghiera e alla frequentazione dei sacramenti, specialmente dell’Eucarestia; solo così, sarebbe possibile la scelta radicale prospettata nel Vangelo (Africae Munus 45; AL 288).

Papa Francesco, in “Amoris Laetitia”, raccoglie il testimone e focalizza l’azione della Chiesa sull’accompagnamento dei genitori nella formazione permanente, in modo da renderli consapevoli della loro funzione di protagonisti nella “cooperazione al parto santo” del Battesimo; nella cura del “granello di senape” che, attraverso la Grazia, giunge al compimento nella maturità della fede; nel discernimento educativo (AL 287).

L’evangelizzazione che si realizza nella famiglia è fondamentale, perché nel contesto delle prime relazioni si possa già instillare il kerigma.

Annunciare l’Amore di Dio nei momenti opportuni e anche in quelli che sembrano inopportuni, dare priorità alla persona rispetto agli “standard” educativi, comprendere le potenzialità di ciascun figlio: queste sono le dimensioni di un compito “artigianale”, laborioso, frutto del dinamismo di evangelizzazione vicendevole (AL 16).

Il più grande dono che un padre e una madre possono offrire ai figli è la consegna dell’esperienza di fede, l’unico strumento per vincere la tentazione della negazione dei Dio e vivere nella piena libertà.

Non si tratta di imporre solo regole o precetti, ma di essere profeti autorevoli, capaci di leggere la Storia di Salvezza, tessuta nella trama di ogni giorno (AL 290).

Icone del nascondimento di Cristo nella sua vita terrena, i genitori sapranno il momento in cui farsi da parte e affidare la prole alla Provvidenza, mettendo in pratica, come l’anziano Simeone, di cui narra San Luca, il cantico “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc, 29-32).

Amore coniugale, dono della vita, discernimento, accompagnamento, trasmissione della fede: la Rivelazione e il Magistero, fari che illuminano la vita dei credenti, ci hanno condotto in un cammino di Prossimità, di Verità, di Carità.

Ancora oggi, come la Vergine al banchetto nuziale di Cana, la Chiesa afferma:“Qualsiasi cosa vi dica, fatela”; ancora oggi, l’acqua della purificazione – immagine biblica delle fatiche umane – è trasformata nel vino della gioia senza fine; ancora oggi, in ogni famiglia giungono a compimento le parole: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato” (Ct 2,10-11).

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