Di Marco Pappalardo

Da bambini si guarda il presepe con stupore e si vorrebbe toccare ogni personaggio;
da adolescenti si entra nella fase “non mi piace il presepe” o nell’indifferenza;
da giovani comincia il senso critico o il non senso;
di questo passo da adulti ci si ritroverà con il vecchio albero e uno pseudo presepe.

Bella prospettiva! A meno che non si riscopra la meraviglia dei piccoli, il senso di una tradizione significativa, tanto che, facendo il presepe, ci si renda conto che è il presepe stesso a “farci”!

Come? La risposta sta nella vita di ogni giorno, nel nostro corpo e soprattutto nel nostro cuore.

Insomma, Gesù è nato più di duemila anni fa a Betlemme, ma ieri come oggi si manifesta in chi ci circonda perché accada a tanti e a ciascuno di riconoscerlo in noi e negli altri.
Allora il nostro corpo sia il presepe vivente quotidiano nei luoghi dove siamo chiamati a vivere da veri cristiani.

Le nostre gambe siano quelle degli animali, come instancabili pellegrini alla ricerca della Verità.

Il nostro ventre sia come quello di Maria che ha accolto Gesù, mentre noi possiamo farlo nell’Eucaristia, in chi soffre, in chi è solo, in chi migra.

Le nostre braccia siano quelle di Giuseppe, “abbracciando” ogni giorno i fratelli, in famiglia, nel lavoro, nello studio, nel servizio.

La nostra bocca e la nostra voce siano quelle degli Angeli per dire con coraggio la Parola, testimoniare la speranza e gridare contro le ingiustizie.

Le nostre orecchie e i nostri occhi siano quelle dei pastori che hanno udito il canto degli Angeli e visto il Bambino; con tutti i nostri sensi possiamo essere testimoni credibili di questo incontro anche a costo della vita.

La nostra intelligenza sia quella dei Magi che si sono affidati e messi in cammino; un’intelligenza “in movimento” che studi e operi per il raggiungimento del bene comune, aperta al mistero e all’Altro.

Il nostro cuore sia la mangiatoia che ha accolto l’Eterno, perché l’amore non sia un gioco, l’amicizia non sia opportunismo, i talenti non si svendano.

 

Sì, perché in realtà il Presepe siamo Noi!

 

 

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