La Pasqua senza la croce è vuota. La croce senza la Pasqua è cieca.

Nessuno – stando ai Vangeli – ha assistito al momento in cui Gesù è stato risuscitato da Dio. Forse perché non si è trattato di un momento preciso, puntuale.

O forse – e credo sia così – perché Dio ha voluto che fossero i suoi discepoli a vedere i segni evidenti della sua Resurrezione: la pietra rotolata via, la tomba vuota, il sudario piegato, gli uomini in bianche vesti che lo annunciavano vivo, i discepoli stessi che lo vedono vivo nel giardino dov’era stato sepolto, poi lungo la strada per Emmaus, nel Cenacolo, e infine in Galilea.

Anche le dicerie dei soldati, che raccontano del furto del suo corpo, contribuiscono ai racconti dei segni di Resurrezione. Questi segni sono stati da subito chiamati con un nome preciso: “testimonianza”.

I discepoli sono stati da subito “testimoni” di ciò che Dio ha fatto per loro risuscitando Gesù dalla morte.

E chi sono questi “testimoni”? Dio non sceglie i suoi testimoni in base alla loro fama, alla loro bravura, alla loro loquacità o alla loro visibilità mediatica: li sceglie tra coloro che con il Figlio Gesù hanno, da sempre, condiviso tutto, nella quotidianità, nella fatica e nel silenzio.

I gesti di Dio sono piccoli, quotidiani, silenziosi, vengono trasmessi a volte anche con forza, con la forza dello Spirito, ma il più delle volte con un silenzioso passaparola da parte di chi con Dio ha da sempre familiarità. Ecco perché la Risurrezione di Gesù Cristo non è stata un fatto eclatante riportato dai quotidiani o dai cronisti dell’epoca: Dio vuole che siano testimoni del Risorto non “tutto il popolo”, ma alcuni prescelti tra coloro che con lui hanno condiviso tutto.

In effetti, giunge a Pasqua chi ha percorso il cammino del Calvario. Riesce a testimoniare Gesù Risorto chi l’ha visto morire in quel modo. Annuncia Gesù vivo anche dopo la morte, chi l’ha visto vivo prima, chi con lui ha mangiato e bevuto, chi con lui ha condiviso la quotidianità, chi con lui ha sofferto e gioito. Da sempre. Non si arriva alla gloria della risurrezione se non attraverso un faticoso, silenzioso e a volte anche sofferto cammino quotidiano dietro a Gesù. Ed è per questo che i frutti della Risurrezione oggi non li possiamo vedere solo in un giorno festoso e glorioso come quello di Pasqua dove tutto sembra parlarci di forza, di vita, di gioia e di vigore.

I frutti della Risurrezione li troviamo nella quotidiana testimonianza di un Dio che è vivo e continua a vivere nelle piccole risurrezioni di ogni giorno.

Dio non risuscita Gesù spaccando la pietra del sepolcro davanti a tutti perché credano. Dio oggi risuscita Gesù in ogni piccolo gesto in cui rifiorisce la vita: in ogni bambino che viene concepito e nasce magari a fatica dal grembo di una mamma; in una donna che è capace di risollevarsi e di continuare a sperare nell’amore anche dopo una violenza, fisica, psicologica o affettiva che essa sia; in un giovane padre di famiglia che perde il posto di lavoro e si dà da fare ad inventarsi qualcosa che poi lo porta al successo; in una giovane vita che era perduta tra i fumi dell’alcool e della droga e riesce – sia pur a fatica – a dire di no a tutte queste dipendenze; in una comunità che ha la forza di ricominciare ogni giorno e di essere segno visibile e credibile della gioia e della speranza che la abita; in una Chiesa che ha il coraggio, dietro al suo Pastore, di rinnovarsi, di spalancare le finestre, di allargare lo sguardo, di stare nelle periferie del mondo e non nei palazzi del potere, di tornare a parlare il linguaggio della gente. È questa, oggi, come allora, la Risurrezione di Gesù.

E noi, oggi come allora, ne siamo Testimoni.
Buona Pasqua a tutti!

sr Maria Teresa

 

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