Una telefonata a metà agosto con un saggio amico anziano.

Comincio con la domanda di rito “Con questo caldo come va?” “Eh si sente, ma si sopporta” risponde lui. “Per forza, si prende quello che viene.” Ribatto io.

“Non per forza, ma per amore”.

Eccomi spiazzata, come spesso accade nei dialoghi con lui…

“Non per forza ma per amore”. Questa frase mi frulla in testa, perché so bene quanto spesso entriamo nell’ordine di idee che quello che viviamo sia in qualche modo subito e non accettato, e dunque scelto, per amore. Mi accorgo che “per forza” diviene un intercalare spesso usato nei nostri dialoghi, quando non si può fare diversamente, quasi che il senso di impotenza sia più vicino alla rassegnazione.

“Per forza” può divenire anche l’anticamera della lamentela, volta a denunciare situazioni oggettivamente pesanti (malattie, relazioni ambigue…), ma anche semplici costellazioni delle nostre giornate: sveglie notturne e impreviste coi bambini piccoli, tour de force con i genitori anziani o coi figli adolescenti, ripresa delle attività lavorative, scolastiche e sociali.

Accettare quello che viene, e che spesso non si può scegliere o cambiare, con amore e non per forza può rivoluzionare le nostre giornate.

Non ci toglierà la fatica, ma ci garantirà un orizzonte di senso, colmo di libertà e di pace, anche dinnanzi agli imprevisti.

Il caldo sembra ormai aver mollato la presa, ma tante altre piccole, o grandi, fatiche continueranno a presentarsi puntuali come la sveglia del mattino: a noi spetta di affrontarle, a cominciare dal nostro modo di parlare, “non per forza ma per amore”!

Chiara Tintori

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