Di Marco Stroppa
Istituto Papirologico di Firenze

Nei giorni scorsi il Papa ha rivolto un invito a tutti i credenti perché la Chiesa, il popolo di Dio, ritrovi unità e compattezza per lottare contro il male che la minaccia.

Papa Francesco ha chiesto di pregare con una delle più antiche preghiere a Maria, secondo la tradizione cristiana. La breve invocazione è nota con il titolo latino “Sub tuum praesidium” (il testo latino e quello italiano si trovano anche nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica https://bit.ly/2y9YuCu).

Sub tuum præsídium confúgimus,
sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias
in necessitátibus;
sed a perículis cunctis
líbera nos semper,
Virgo gloriósa et benedícta.

Tuttavia è la versione in greco quella più antica. Già, ma quanto antica?

Io mi occupo di papiri trovati in Egitto, ma scritti in greco, la lingua delle prime comunità cristiane, utilizzata in oriente durante i primi secoli dell’era cristiana e talvolta anche dopo l’invasione araba dei quei territori.

Fra i tantissimi documenti e libri di questo tipo trovati dagli archeologi o recuperati in maniera più casuale, ci sono ben due frammenti che riportano proprio il testo della preghiera. Si tratta di reperti incompleti, ma comunque molto interessanti.

Il primo si trova fra i papiri conservati a Vienna, presso la Biblioteca Nazionale Austriaca (link: https://bit.ly/2xWZNWl) e si tratta di un foglietto scritto verso il 500-600 d.C.

La preghiera a Maria era scritta dopo un’altra preghiera: in alto si vedono ancora i trattini (– – – – –) che separavano il testo precedente, completamente perduto, e la preghiera a Maria.

In Inghilterra, a Manchester, è invece conservato un altro foglio, forse ancora più ricco di fascino. (https://bit.ly/2xX6DLb).

Anche questo è un papiro proveniente dall’Egitto, ma non c’è accordo fra gli studiosi sull’epoca in cui è stato scritto. In questo caso, come papiri accade spesso, la datazione di un reperto si può basare solo sull’analisi del tipo di scrittura: un lavoro che non sempre porta gli esperti alle medesime conclusioni. Ecco perché c’è chi ritiene risalga addirittura all’epoca delle persecuzioni prima del 300 d.C. e chi pensa invece sia anche molto successivo all’arrivo degli Arabi in Egitto (dopo il 700 d.C.).

Il testo è rovinato e incompleto, ma alla terza riga dall’alto si leggono abbastanza chiaramente le lettere ΘΕΟΤΟΚΕ, cioè “theotoke”, madre di Dio, uno degli epiteti più significativi di Maria. Il termine greco ha un significato molto preciso, che è reso perfettamente dal latino “Dei Génetrix”, colei che ha generato Dio.

Ancora una volta è straordinario scoprire che le parole che noi oggi usiamo per pregare sono parole con una lunga storia, usate in tempi e luoghi lontani: ma grazie a questi antichi papiri ci possiamo sentire molto uniti anche a coloro che ci hanno preceduto nel cammino di fede.

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