Di Andrea Miccichè

 

 

“Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” (Gen 15,5): con questa esortazione, Dio si era rivolto ad Abramo, poco prima della promessa della discendenza.
Davanti alla sconfitta, all’insuccesso, alle situazioni immutabili, ai momenti nei quali diciamo che non c’è via d’uscita, puntare in alto è segno di follia o di intelligenza? Vuol dire perdere il contatto con la realtà o entrare nel cuore delle cose?

Questa volta, la via è indicata dal singolo degli “One Republic”, “Counting Stars”: piuttosto che continuare a contare i soldi, segno del limite umano apparentemente insuperabile, pensando nostalgicamente alle occasioni perdute e alle lezioni imparate a proprie spese, ecco l’unica alternativa: “We’ll be counting stars”!

Nel cuore abbiamo una sete di felicità che non può essere estinta del tutto, una voce che ci chiama a non accontentarci di gioie di poco conto.

Se ci siamo messi in cammino, è perché abbiamo la speranza di giungere ad una meta: la vera disgrazia non è scontrarsi con la realtà, ma adagiarsi per inerzia sul corso degli eventi, come davanti a un destino ineluttabile. E forse con questo sentimento di tristezza abbiamo iniziato la Quaresima, pensando che la formula per l’imposizione delle Ceneri “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, fosse l’ulteriore conferma della nostra inutilità. Eppure, dietro parole così dure si nasconde l’essenza della speranza: nel momento in cui riconosciamo che, senza Dio, siamo privi di valore, abbiamo la consapevolezza che, proprio da quella cenere, il Signore può trarre la meraviglia del renderci figli.

Ed è proprio puntando in alto che riusciamo compiere il primo passo.

Papa Francesco ricordava, in una delle sue omelie presso la cappella della Casa Santa Marta, che gli uomini, se non fossero stati sorretti da questa virtù, “non sarebbero mai usciti dalle caverne, e non avrebbero lasciato traccia nella storia del mondo”.

Essere uomini e donne di speranza significa uscire dalle caverne della pigrizia o dell’egoismo, per diventare dono per il prossimo: solo così non saremo sognatori illusi, fedeli a un ottimismo irreale, ma sentinelle vigilanti, pronte a percepire i segni dei tempi.

“Seek it out and ye shall find”, “vai alla ricerca e troverai”.

Quando, nel cammino, l’entusiasmo verrà meno e sembrerà che abbiamo faticato per nulla, alzeremo gli occhi al cielo e, scrutando le stelle, ritroveremo la rotta.

 

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