Duecento anni sono un tempo lungo anche per un’epoca ad alta velocità come la nostra. La polvere del tempo si deposita su avvenimenti, date e persone indebolendone il ricordo, se non addirittura cancellandolo impietosamente.

Per Don Bosco, come per tantissimi altri santi che hanno cambiato la storia, non è così. Sono passati esattamente due secoli da quel 16 agosto 1815 in cui è venuto al mondo in una sperduta borgata del Monferrato, i Becchi di Castelnuovo d’Asti; egli continua a essere un prete senza tempo, attuale nel suo sistema educativo impostato sulla prevenzione, e un uomo di Dio che anche oggi fa innamorare di Gesù e di Maria Ausiliatrice uomini e donne di tutto il mondo.

Figlio di contadini poveri e orfano di padre a soli 2 anni, conosce da subito la faccia dura della vita, ma anche il sorriso dolce e forte di sua mamma Margherita. Con lei vicino mette le ali al suo magico sogno di diventare il prete dei giovani di tutto il mondo.

Da quelle poche case adagiate sulla collina, Giovanni parte per cascina Moglia come garzone e poi per Chieri, dove studia e lavora. Da lì punta su Torino, che sta diventando una città industriale, miraggio per centinaia di ragazzi senza padre, senza lavoro, senza casa. Giovane prete, si guarda intorno e si sente immediatamente attirato da quei volti sporchi di calce, smarriti o rovinati dalla miseria.

Si rimbocca le maniche e dal primo incontro con Bartolomeo Garelli fino allo scadere della sua vita, a 72 anni e cinque mesi, si lascerà divorare dalla passione per le anime, tralasciando tutto il resto, fedele al suo programma «Da mihi animas, caetera tolle».

Don Bosco sa leggere, attraverso quel suo primo sogno da bambino, i segni dei tempi, il messaggio che Dio gli recapita per comunicare la sua vicinanza e bontà proprio a quelli che la società considera «scarti», «vuoti a perdere», «campioni senza valore».
Andando controcorrente e rischiando il manicomio diventa il loro amico, il confidente, l’insegnante, il datore di lavoro, il confessore, il prete sempre a portata di cuore.

Entra nei quartieri poveri, sale sulle impalcature dei muratori, corre nei campi da gioco, visita le carceri, bussa ai salotti della gente per bene e agli uffici dei politici. Con un unico obiettivo: cercare di salvare i ragazzi da qualsiasi degrado, lavorando sulla prevenzione e consegnandoli al mondo come «buoni cristiani e onesti cittadini».

Sullo sfondo di questi avvenimenti, prende avvio questa nuova biografia che l’editrice salesiana Elledici di Torino ha affidato a una «famiglia» di giornalisti e scrittori piemontesi, maestri del genere biografico e profondi conoscitori della storia e dei personaggi dell’Ottocento. Sono nonno, figlio e nipote che hanno saputo cogliere con l’esperienza, la maturità e la freschezza di tre generazioni il mondo interiore e l’azione sociale, educativa e spirituale di questo prete senza tempo, ma profondamente inserito nel suo e nel nostro. Sono entrati nella vita di don Bosco sotto la guida di don Aldo Giraudo e consultando attentamente le più importanti fonti salesiane.

Sono pagine che scorrono con la vivacità di un romanzo e la serietà di una documentazione storica, fedele nei fatti e nelle parole. Gli autori hanno saputo unire la serietà scientifica alla curiosità di chi entra gradualmente negli episodi e nella spiritualità del prete di Valdocco, sullo sfondo del Risorgimento italiano: la miseria e nobiltà della Real Torino con la sua questione minorile, tre guerre di Indipendenza, Cavour e Vittorio Emanuele II e, ancora, i due grandi papi Pio IX e Leone XIII.

Vengono scandagliati a fondo l’infanzia e la prima giovinezza di Giovanni Bosco, i suoi incontri e scontri con personaggi famosi. Il libro non tace i dissensi e i contrasti che nascono con caratteri forti, come con gli arcivescovi di Torino Ricardi di Netro e Gastaldi, i suoi successi e insuccessi, il suo carisma, il suo metodo, la sua spiritualità, i suoi continui viaggi, i misteriosi doni soprannaturali, la santità che molti indovinarono quando lui era ancora in vita. Sono presenti anche i singoli grandi episodi come i «miracoli», che gli Agasso restituiscono con sobria partecipazione.

Soprattutto, il lettore è coinvolto, e affascinato, in un continuum di fatti, episodi, testimonianze. Uno «scherzo della Provvidenza», come capitò allo stesso Don Bosco di commentare nel 1883 con un sorriso. Un’avventura che oggi continua nei 132 Paesi dove i suoi figli, i Salesiani, non hanno smesso di lavorare tra i più giovani.

 

Don Bosco, a 200 anni dalla nascita, continua ad affascinare: un santo per sempre e per tutti, senza confini e con tanta storia dentro.

Prefazione scritta dal Rettor Maggiore don Angel Fernandez Artime

Don Bosco, una storia senza tempo

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