Di Riccardo Vaccari

Se dovessi stilare una classifica dei 5 libri più belli scritti da Bussi (mi sento molto Rob Fleming in Alta fedeltà…) questo La doppia madre a mio avviso sarebbe secondo solo a Ninfee nere.

Una lettura davvero coinvolgente ed originale; il nostro professore di geografia ritorna nell’amata Normandia per dipanare la matassa di un giallo con parecchie sfumature noir.

Siamo a Le Havre, importante porto commerciale sulla costa della Manica. Il comandante di polizia Marianne Augresse fa da liaison a due inchieste, all’apparenza slegate tra loro.

Una rapina finita in tragedia, di cui non si è mai ritrovato il bottino, e lo strano caso di un bambino che afferma che colei con cui vive non è la vera madre. Bussi come sempre è bravissimo a scompigliare le carte e sebbene il lettore sappia che alla fine del romanzo ci sarà una spiegazione logica, fatica ad intuirla.

Sullo sfondo di una decadente e difficile provincia francese, l’autore affresca una critica nemmeno troppo velata all’opulenza ed al consumismo, alla globalizzazione estrema a scapito della povera gente. Sarà proprio in questo contesto che spinti dalla speranza di una vita migliore un gruppo di amici tenterà la rapina che potrebbe cambiare le loro vite. Malone, il bambino in cerca della vera madre, sarà il testimone chiave per venire a capo di tutta la storia. Coadiuvata da uno psicologo per l’infanzia e da un eterogeneo gruppo di subalterni, Marianne scoprirà che la verità spesso nasconde sofferenze indicibili, che sarà proprio lei a dover in parte sanare prendendo una decisione molto difficile.

La doppia madre è un inno alla maternità, il filo conduttore che lega tutte i personaggi femminili del romanzo. La speranza di una vita che cresce in grembo che nel romanzo prevarica e regala tutti i momenti difficili e felici dell’esistenza.

Dopo gli ultimi romanzi a mio parere non all’altezza dei precedenti successi il buon Michel ci regala un libro veramente bello.

Da leggere.

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