Dopo “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” e il successo mondiale di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, Sepúlveda con questo libro ci accompagna nel sud del Cile per raccontarci la storia di un’amicizia, quella tra un bambino e il suo cane.

Nell’introduzione, l’autore spiega l’origine di questa storia, mettendo in risalto gli affetti e le tradizioni familiari.
Da piccolo ascoltava da un suo prozio i racconti degli indios mapuche – Gente della Terra – e ora che è adulto vuole colmare il “debito che durava da tanti anni”, donando ai mapuche un suo racconto, denso di riferimenti popolari del sud del Cile.

È la storia di un bambino di una fiera popolazione cilena, che da sempre abita quelle terre, e di un cane di razza che è il suo compagno di giochi: tra loro nasce un intenso legame di amicizia.
Il cane è presentato dall’autore con simpatia, con dovizia di tratti psicologici che caratterizzano la personalità spiccata dell’animale e aiuta il lettore a comprendere le tante sfaccettature delle situazioni. “Il branco di uomini ha paura. Lo so perché sono un cane e fiuto l’odore acido della paura. La paura ha sempre lo stesso odore….”
In questa regione del mondo, però, sono tempi duri e uomini dal cuore di ghiaccio decidono che non è possibile che un bambino mapuche sia il proprietario di un cane così pregiato.
I due amici vengono separati e per il cane inizia una vita di sofferenza e di tante disavventure.
Gli uomini del branco gli hanno assegnato un compito particolare: dare la caccia a un misterioso fuggitivo che si nasconde al di là del fiume.

Attraverso il piacevole scorrere della narrazione, che procede con una poetica delicata, il lettore entra a far parte di una storia di amicizia incondizionata e scopre che il destino del cane è scritto nel suo nome – Aufman – che significa leale e fedele: alla vita che non si può mai tradire e anche ai legami d’affetto che il tempo non può spezzare.

Luis Sepúlveda in questa favola, dolce e amara, fondata sul valore della fedeltà e della solidarietà, fa una lettura sapienziale della realtà, del rispetto della terra che abitiamo e per tutti gli esseri viventi che la popolano. Evidenzia la deriva che può raggiungere il cuore dell’uomo quando si inaridisce e perde di vista il proprio posto nell’universo, comportandosi da padrone del mondo.

Una storia di facile lettura per piccoli, ma anche per grandi; per quanti amano gli animali e quanti si adoperano per difendere la Madre Terra; per quanti, attraverso una favola, sanno cogliere i numerosi spunti di riflessione su valori che, a poco a poco, stiamo perdendo.

Leggendo “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” non si può non ricordare la Lettera Enciclica del Papa “Laudato sì”: entrambi, ovviamente con modalità loro proprie, richiamano gli stessi contenuti.
Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.” (n.49 dell’Enciclica).

Il testo è arricchito da evocativi disegni di Simona Mulazzani.

Rosangela Carù

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