XXVIII edizione dei Giochi internazionali della Gioventù salesiana

10 al 15 maggio 2017

Le Figlie di Maria Ausiliatrice dell’ispettoria “Maria Ausiliatrice” (SSE) stanno organizzando e preparando con tanti laici e laiche, giovani e adulti questo grande evento sportivo.
Sono ormai quasi 1200 gli adolescenti atleti che, animati da circa 400 giovani animatori, provenienti da tutta Europa e dal Libano, si cimenteranno agonisticamente nella pallacanestro, nella pallavolo, nel tennis da tavolo e nel calcio. Fervono i preparativi, tutta la città di Siviglia è coinvolta poiché sarà un tempo, dal 10 al 15 maggio 2017, di ‘cuore oratoriano’, di presenza con i giovani, di cortili pieni di esuberanza.
Sarà anche occasione di integrazione sociale a partire dallo sport, di costruzione di legami di pace: occasione per potenziare il movimento sportivo salesiano europeo e per dare sempre più credibilità allo sport salesiano, stando dalla parte di ragazzi e ragazze più fragili.

Un’opportunità anche per prepararsi e riflettere sul valore salesiano dello sport (Elena Rastello).

Uno sport che sa sperare dove tra i giovani è poca la speranza
Ripensando alla mia esperienza salesiana in Italia e soprattutto in Africa, dove ho visto spalancarsi visioni ampie di incontro e cammino fatto insieme, condividendo vita e speranza con tantissimi giovani, adolescenti, piccoli, poveri, abbandonati, esuberanti, in pericolo nei rischi della vita, pieni di risorse interiori, toccati dalla fatica di vivere perché senza troppo futuro, resilienti… Nei bassifondi delle baraccopoli e nelle vaste periferie, là dove è difficile coniugare il verbo “sperare”, in cortili poveri di cose e strapieni di giovani.
Ripensando alla mia esperienza salesiana e alle attese dei giovani poveri di questa Europa, ed evidenzio alcune scelte per uno sport che restituisce speranza.

Credere nella forza trasformativa dei giovani alleducatori

Sono stati anni di vita salesiana in cui è cresciuta la convinzione-certezza che lo sport è scuola di vita. In stile oratoriano, tra tornei organizzati full time, in campi da calcio di sabbia bollente e campi di pallacanestro di cemento screpolato, sotto il sole torrido… e tanta formazione di “alleducatori”.
Abbiamo camminato con giovani che, allenandosi e riflettendo nel “campo sportivo della vita quotidiana”, si sono preparati a diventare operatori di trasformazione sociale ‘dal basso’, spendendo tempo ed energie ad allenare i più piccoli, i più poveri, i gruppi più in pericolo, preparando tornei per far incontrare giovani e gente, per coscientizzare la società sul disagio giovanile, l’esclusione, la pace e la giustizia, per rendere più vivibile la vita negli slum delle megalopoli africane.

Credere in un “cortile” di quotidiane relazioni generative

Luogo privilegiato di questa azione educativa è stato ed è il cortile, inteso non tanto in senso fisico, quanto nel suo significato di presenza con i giovani, capacità di convivenza di chi si relaziona di continuo, con immediatezza, attraverso gesti personalizzati.
Tanti dei migliori atleti sono spesso cresciuti e crescono in ridotti cortili di oratorio, talora in vicoli e piazzette o per le strade impolverate percorse per lunghi chilometri per andare e tornare da scuola, luoghi dove l’amicizia è la logica conseguenza di una corsa insieme, di quattro calci al pallone e di una partitella.
Il cortile è così “spazio privilegiato di relazione”, ambiente regalatoci da don Bosco come segreto per raggiungere il cuore dei giovani, soprattutto quelli più ‘lontani’… e per vivere la filosofia del cortile tipica del carisma salesiano, che ha un fascino particolare: è aperto a tutti i giovani e a tutto il giovane, a quelli più facilmente esclusi, con tutto ciò che sono e vivono.

Credere in uno sport animato “dal basso” con ottimismo salesiano

La filosofia del cortile cerca nuove opportunità per rendere i giovani protagonisti, ma mai in modo solitario. La filosofia del cortile personalizza movimenti e comportamenti, in un’armonia che invita a partecipare e a condividere con tutti, anche nel momento del confronto. Il cortile è un gruppo che gioca, senza distinzione di squadre: la diversità sta solo nel colore delle magliette! Nel cortile, con il cuore di don Bosco, possiamo sperimentare modalità educative nuove e un modo nuovo di fare sport “dal basso”, ripartendo da cose semplici alla portata di tutti. Oggi, sui campi sportivi dell’Europa, possiamo vivere – semplicemente, concretamente – l’ottimismo educativo e costruire insieme un domani per lo sport.

Credere in adulti capaci di sognare e mantenere promesse

L’ottimismo educativo non è mai merce a buon mercato… Oggi non meno di ieri, nella vita come nello sport, c’è bisogno di adulti ottimisti, coraggiosi, intraprendenti.
E quale testimone di ottimismo educativo in questa impresa se non quell’uomo che sfidava e vinceva i giovani dell’oratorio nella corsa, lui ormai cinquant’anni sulle spalle, correva e vinceva? Che andava avanti fino alla temerità? Che bruciava la sua vita su tutti i fronti per portare un solo cuore a Dio? Dov’è quell’uomo con le sue visioni? La Patagonia e le pianure argentine, le Ande e la Terra del Fuoco, spazi immensi e lavoro incessante, rischi e avventura, coraggio e fermezza… dove sono quegli uomini e quelle donne che, giovani, hanno attraversato l’oceano con un grande ideale nel cuore? Le visioni di don Bosco non erano miraggi: quell’uomo ha mantenuto le promesse e ha “buttato” la vita di quei giovani per un grande ideale.

Credere nella capacità di avventura dei giovani segnati da fragilità

Ancora un interrogativo pensando alla sfida che attende lo sport a fianco dei giovani più poveri: quanto crediamo nel fare sport con le nuove generazioni? Dico questo andando, ancora una volta a quell’uomo che infiammava l’esistenza di senso e scatenava le giovani volontà ad affrontare qualsiasi sacrificio per portare un cuore a Dio? Lui e la sua fantasia, i suoi giochi da ragazzo, i suoi spettacoli e i suoi sogni. Dov’è l’uomo che li amava i giovani e come un vento li trascinava: per loro apriva strade nuove e a loro si affidava? Non temeva i giovani, la loro energia, le loro idee, le loro rivoluzioni: era più giovane di loro, era un passo avanti a loro, lui, anziano, un passo più avanti… disposto a cambiare, pronto a qualsiasi fatica oltre le leggi di natura. Quell’uomo ha scoperto la via di farsi santi amando ciò che piace ai giovani.

Nell’Europa odierna, sognata da papa Francesco come capace di cambiare rotta, la scelta dello sport salesiano di ripartire con passione dalla gioventù più debole, più confusa e disorientata sarà certamente profezia evangelica, secondo il cuore di don Bosco.