Domande e Risposte: Papa Francesco con i ragazzi cresimandi

Domanda di un ragazzo:
Ciao, io sono Davide e vengo da Cornaredo. Volevo farti una domanda: Ma a te, quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?

Papa Francesco:
Buonasera! Davide ha fatto una domanda molto semplice, alla quale per me è facile rispondere, perché devo soltanto fare un po’ di memoria dei tempi nei quali io avevo l’età vostra. E la sua domanda è: “Quando tu avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?”. Sono tre cose, ma con un filo che le unisce tutt’e tre. La prima cosa che mi ha aiutato sono stati i nonni. “Ma come, Padre, i nonni possono aiutare a far crescere l’amicizia con Gesù?”. Cosa pensate voi? Possono o non possono?
Ragazzi:Sì!

Papa Francesco: Ma i nonni sono vecchi!
Ragazzi:No!

Papa Francesco: No? Non sono vecchi?
Ragazzi:Sì!

Papa Francesco:
Sono vecchi… I nonni sono di un’altra epoca: i nonni non sanno usare il computer, non hanno il telefonino… Domando un’altra volta: i nonni, possono aiutarti a crescere nell’amicizia con Gesù?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
E questa è stata la mia esperienza: i nonni mi hanno parlato normalmente delle cose della vita. Un nonno era falegname e mi ha insegnato come con il lavoro Gesù ha imparato lo stesso mestiere, e così, quando io guardavo il nonno, pensavo a Gesù. L’altro nonno mi diceva di non andare mai a letto senza dire una parola a Gesù, dirgli “buonanotte”. La nonna mi ha insegnato a pregare, e anche la mamma; l’altra nonna lo stesso… La cosa importante è questa: i nonni hanno la saggezza della vita. Cosa hanno i nonni?
Ragazzi: La saggezza della vita.

Papa Francesco:
Hanno la saggezza della vita. E loro con quella saggezza ci insegnano come andare più vicini a Gesù. A me lo hanno fatto. Primo, i nonni. Un consiglio: parlate con i nonni. Parlate, fate tutte le domande che volete. Ascoltate i nonni. E’ importante, in questo tempo, parlare con i nonni. Avete capito?

Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
E voi, quelli che avete i nonni vivi, farete uno sforzo per parlare, fare loro domande, ascoltarli? Farete lo sforzo? Farete questo lavoro?
Ragazzi: Sì…

Papa Francesco: Non siete molto convinti. Lo farete?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
I nonni. Poi, mi ha aiutato tanto giocare con gli amici, perché giocare bene, giocare e sentire la gioia del gioco con gli amici, senza insultarci, e pensare che così giocava Gesù… Ma, vi domando, Gesù giocava? O no?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco: Ma era Dio! Dio no, non può giocare… Giocava Gesù?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
Siete convinti. Sì, Gesù giocava, e giocava con gli altri. E a noi fa bene giocare con gli amici, perché quando il gioco è pulito, si impara a rispettare gli altri, si impara a fare la squadra, in équipe, a lavorare tutti insieme. E questo ci unisce a Gesù. Giocare con gli amici. Ma – è una cosa che credo qualcuno di voi ha detto – litigare con gli amici, aiuta a conoscere Gesù?
Ragazzi: No!

Papa Francesco: Come?
Ragazzi: No!

Papa Francesco:
Va bene. E se uno litiga, perché è normale litigare, ma poi chieda scusa, e finita è la storia. E’ chiaro?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
A me ha aiutato tanto giocare con gli amici. E una terza cosa che mi ha aiutato a crescere nell’amicizia con Gesù è la parrocchia, l’oratorio, andare in parrocchia, andare all’oratorio e radunarmi con gli altri: questo è importante! A voi piace, andare in parrocchia?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
A voi piace… – ma dite la verità – a voi piace andare a Messa?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
[ride] Non sono sicuro… A voi piace andare all’oratorio?
Ragazzi: Sì!

Papa Francesco:
Ah, questo sì, vi piace. E queste tre cose faranno – davvero, questo è un consiglio che vi do – queste tre cose vi faranno crescere nell’amicizia con Gesù: parlare con i nonni, giocare con gli amici e andare in parrocchia e in oratorio. Perché, con queste tre cose, tu pregherai di più. [applausi] E la preghiera è quel filo che unisce le tre cose. Grazie.

Testo integrale con le altre domande   

L’omelia al parco di Monza  «Abbracciate i confini e le frontiere»

“…il nuovo Tempio di Dio, il nuovo incontro di Dio con il suo popolo avrà luogo in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia”.
“…proprio all’interno delle nostre città, delle nostre scuole e università, delle piazze e degli ospedali che si compie l’annuncio più bello che possiamo ascoltare: «Rallegrati, il Signore è con te!».

Testo integrale dell’omelia

 

La testimonianza del Cardinal Scola dopo la visita di Francesco.
«Ecco perché il popolo ama questo Papa»

“Il milione di persone radunato per la Messa a Monza, le oltre 500mila nelle celebrazioni milanesi e lungo i 100 chilometri percorsi da papa Francesco nella sua giornata dicono dell’amore della gente per questo Pontefice”. È la prima impressione a caldo del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, al termine della lunga giornata milanese di papa Francesco.
“Il popolo lo vuole vedere perché riconosce in Francesco un uomo costruttivo, riuscito. La questione è domandarsi da dove venga questa riuscita – continua Scola -. Proviene certamente dalla sua fede in Gesù, una fede concepita in termini incarnati, dentro la vita. Da qui nasce questo linguaggio della mente, del cuore e delle mani. Francesco comunica in termini estremamente familiari anche le realtà più importanti, come abbiamo ascoltato in queste sue 11 ore nelle terre ambrosiane”.

Di questa visita, prosegue il cardinale, “certamente ci rimane la grande responsabilità della Chiesa milanese e lombarda che deriva dalla provocazione così potente e universale che Francesco ci ha portato. Il popolo lo segue con entusiasmo perché lo capisce e gli vuole bene, sente che ne ha cura e ne è appassionato. È fondamentale prendere sul serio il suo monito di praticare uno stile di relazione tra la Chiesa e la realtà civile che ridica il gusto e la gioia di costruire insieme in una società che è in grande e turbolento cambiamento”.

Nel bilancio di Scola c’è spazio anche per le impressioni personali: “Tra i tanti gesti di Francesco che mi hanno segnato – racconta -, in particolare ci sono la sua decisione di dare la mano a tutti i carcerati nell’incontro di San Vittore e le attenzioni dedicate alle persone più deboli con cui ha voluto intrattenersi nel corso della giornata, così come la sua decisione di attraversare la città con il finestrino dell’auto abbassato per salutare le decine di migliaia di persone assiepate lungo il percorso”.
Di questa storica visita, conclude l’arcivescovo di Milano, “alla città resta – al di là dell’emozione – la testimonianza integrale del modo di vita di papa Francesco, animato dall’insieme dei suoi insegnamenti molto pratici, delle esperienze ecclesiali, degli esempi che porta, della sua radicata cultura di popolo, del riferimento al magistero”.