Cardinal Martini ai giovani

da | 6 Set 2016 | Giovani

Il 31 agosto di quattro anni fa moriva il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo della dociesi di Milano dal 1979 al 2002. Ecco come lo ha ricordato la città: con una Messa in Duomo alle 17.30, presieduta dall’attuale arcivescovo Angelo Scola e, alle 19.30, con la proiezione all’Auditorium San Fedele del documentario “Carlo Maria Martini, profeta del Novecento”.

Pubblichiamo alcuni pensieri rivolti ai giovani tratti dalle molte riflessioni che il cardinale Carlo Maia Martini ci ha lasciato.

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Confido in voi, giovani: siate «sentinelle del mattino»

Carissimi giovani, mi rivolgo a voi, che siete in cammino, alla ricerca del senso della vita; che non vi siete arresi alle favole di questo mondo, che portate nel cuore l’amore per il Vangelo, che vi sentite figli di questa Chiesa. A voi giovani, che siete generosi nel servizio dei fratelli, che non avete paura di vivere gesti di accoglienza e di solidarietà, che desiderate essere artefici di pace, che non sapete resistere al fascino della radicalità evangelica dei testimoni. A voi giovani, che state affrontando le scelte importanti della vita, che guardate al vostro futuro con disponibilità alla chiamata del Signore e con responsabilità verso i bisogni della società. A tutti voi io mi rivolgo per dirvi con lo sguardo di tutta la Chiesa che «vedo in voi le sentinelle del mattino in quest’alba del Terzo millennio». Vedo in voi giovani che sono entrati nel «laboratorio della fede», che hanno percepito la luce del mattino di Pasqua, che stanno condividendo con molti coetanei le prove di un cammino ancora nella notte. Confido nella vostra capacità creativa ed esemplare, dono che viene dalla grazia del Signore. Come «sentinelle del mattino» vivete anche voi, giovani, la straordinaria e impegnativa esperienza di Chiesa, chiamata a discernere oggi i segni dello Spirito, presenti nel mutare dei tempi, per essere la Chiesa che annuncia con gioia il Vangelo e che invita tutti a guardare al futuro con fiducia e speranza.

(C.M. Martini, Liberi di credere. I giovani verso una fede consapevole, In Dialogo, Milano 2009)

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L’amicizia con i giovani

Spesso sento i giovani dire: «Vorrei essere felice, essere amato e conoscere lo scopo della mia esistenza». Ma io aggiungo: per questa felicità vale la pena di lavorare, trovare il giusto rapporto con se stessi. Devo fare attenzione a mantenermi in salute per poter concludere qualcosa anche per comprendere i miei limiti e non esagerare. Sport e preghiera sono parte della cura di sé. Fermarsi di tanto in tanto per ringraziare Dio. Anche nei momenti buoi non dobbiamo perdere di vista la felicità che abbiamo avuto. Chi rende grazie riesce a vedere la propria felicità, sente di essere molto più forte. Alcuni sono ricchi e non se ne accorgono, per questo sono infelici. Accanto alla gratitudine, l’amicizia è una fonte del senso della vita, amicizia verso persone alle quali posso chiedere sempre, con cui posso parlare non solo dei successi, ma anche delle preoccupazioni. Gli amici si rivelano tali quando, diventato debole, posso confidarmi con loro. Del senso della vita fanno parte le persone che possono contare su di me e i compiti da svolgere. Il senso è come l’acqua in cui nuoto. Il senso evolve. Se ti fai forte per coloro che hanno bisogno di particolare protezione e ti cercano, se diventi per loro avvocato, pastore, amico, il senso si consolida nella tue e nella loro vita. Per quanto riguarda il senso della vita, per i giovani è fondamentale trovare la giusta vocazione e il relativo lavoro, naturalmente anche la donna o l’uomo giusto, magari persino il coraggio di entrare in un ordine religioso e di non sposarsi per dedicarsi a una missione. Il rapporto con Gesù, che può crescere in ogni cosa, è per mela più profonda fonte di senso, di gioia di vivere.

Perché la Chiesa ha bisogno soprattutto dei giovani?

La Chiesa della “vecchia Europa” ha proprio bisogno di novità e di una ventata di aria fresca. Non è forse vero che anche la gioventù ha bisogno del nuovo, del “magis”, di qualcosa di più del benessere? Nella ricerca del nuovo ho sempre visto un elemento positivo, la volontà di cambiare qualcosa: vi si cela la fede nella Chiesa e la nostra fede nella gioventù. Altrimenti non varrebbe la pensa di criticare al Chiesa. Mi dicono che un tempo la gioventù era più combattiva e critica di oggi. Se la gioventù è diventata silenziosa, ciò desta in me la preoccupazione che il suo cuore sia altrove, che non nutra alcun interesse per la Chiesa e il suo sviluppo, per le sue grandi missioni nel mondo. Se nella Chiesa regna troppa calma, se nella società si diffonde a macchia d’olio una sensazione di sazietà, sento la nostalgia di Gesù di lanciare sulla terra il fuoco ardente dell’entusiasmo.

Qual è il contributo peculiare dei giovani?

Nella predica di Pentecoste, Pietro riprende le parole del profeta Gioele del IV secolo a.C. e racconta l’opera dello Spirito Santo in tre fasi della vita, ognuna differente: «I vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni». I «figli e le figlie saranno profeti significa che essi devono essere critici. La generazione più giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spigliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi e soprattutto la Chiesa. Il contributo «dei figli e delle figlie» è fondamentale. Essi sono ancora interessati oggi a criticare noi, la Chiesa, i governanti, oppure si ritirano in silenzio? Dove esistono ancora conflitti arde la fiamma, lo Spirito Santo è all’opera. Nella ricerca di collaboratori e vocazioni religiose dovremmo forse prestare attenzione innanzitutto a coloro che sono scomodi e domandarci se proprio questi critici non abbiano in sé la stoffa per diventare un giorno responsabili e alla fine sognatori. Responsabili che guidino la Chiesa e la società in un futuro più giusto e «sognatori» che ci mantengano aperti alle sorprese dello Spirito Santo, infondendo coraggio e inducendoci a credere nella pace là dove i fronti si sono irrigiditi.

(C.M. Martini, Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede, Mondadori, Milano 2008)

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