Generalizzare è sbagliato!

da | 4 Ott 2016 | Genitori

QUATTRO STORIE DIVERSE

LA PAURA FA GENERALIZZARE, MA GENERALIZZARE E’ SBAGLIATO!

Riflessioni di un papà che crede nelle risorse della differenza.

Generalizzare è sbagliato. Lo ripeto ai miei figli affinché capiscano che su questa terra non esiste un essere vivente, generato naturalmente, uguale ad un altro. Non una pianta identica ad un’altra. Non un gatto identico ad un altro. Non un essere umano. Per cui le azioni possono essere illimitatamente diverse, ed è ciò che facciamo o non facciamo a definirci come persone, non chi sono i nostri genitori o il luogo dove viviamo e neppure ciò che diciamo.

Lascia senza fiato l’infinità che sott’intende questa verità. L’infinità di Dio.

Eppure spesso, bombardati dai mass media, di fronte alle cose che accadono, anche a me capita di cadere nella pressapochezza del generalizzare, soprattutto rispetto alle razze, alle etnie, al colore della pelle.

I tanti fatti di cronaca che riportano di reati commessi da quello o da quell’altro: gli zingari e i rumeni che rubano, i cinesi che non muoiono mai se non clandestinamente, i latinoamericani che si ubriacano e si ammazzano nelle strade, i medio-orientali che non pagano le spese condominiali e sono terroristi, i nigeriani o senegalesi accattoni e stupratori… gli stranieri che vengono in Italia per rubarci il lavoro, non rispettano le leggi, non vogliono integrarsi, ma solo sfruttare il nostro buonismo.

Per carità, non nego che in tutti questi “luoghi comuni” non ci sia anche del vero. C’è, e posso testimoniarlo in prima persona, però recentemente mi sono capitati alcuni episodi che mi hanno fatto riflettere.

Conosco un ragazzo della Costa d’Avorio arrivato nel nostro paese all’età di 14 anni che lavora spesso anche il fine settimana facendo le pulizie. Risparmiando è riuscito solo di recente a comprarsi un’auto usata. Prima passava le ore sui mezzi pubblici per spostarsi. Posso garantirvi che è un ragazzo d’oro, gentile, educato e generoso col poco che ha. E’ di fede musulmana, ma più cristiano nelle azioni che compie di tanti che si professano tali.

Tre volte l’anno vado a tagliarmi i capelli presso alcuni cinesi. All’inizio era difficile comunicare con loro perché di parole italiane ne conoscevano ben poche. Col tempo però le cose sono migliorate. L’ultima volta che sono stato lì, uno dei figli leggeva in italiano dal suo libro dei compiti delle vacanze. Un italiano un po’ stentato, ma si capiva. Che tenerezza! Gli ho fatto i complimenti e la madre (che nel frattempo stava tagliandomi i capelli) è intervenuta dicendo che avrebbe dovuto essere più bravo nella lettura, ma così non era a causa della pigrizia e della poca voglia di studiare. Esattamente come un qualunque altro bambino!

Nel 2011 ho lavorato come rilevatore per il Censimento ISTAT e una sera ricordo di essere capitato in una casa abitata da quattro ragazzi rumeni (due maschi e due femmine). Una casa con un mobilio essenziale ed evidentemente recuperato. Mi colpì la loro accoglienza e disponibilità a fornirmi ogni tipo di dato o notizia su di loro necessari per il censimento. Mi offrirono anche da bere e da mangiare. Ricordo che fumavano tutti come dannati e che lavoravano lontano rispetto a dove abitavano in affitto, arrivando a casa ad orari proibitivi per poi ripartire poche ore dopo.

A volte durante la pausa pranzo, mangio presso un fast-food gestito da egiziani. Anche lì ho assistito a scene di una dolcezza infinita tra una bimba, figlia del titolare, e quest’ultimo impegnato a cucinare. Sempre più spesso poi si incrociano stranieri conversare coi propri figli. I primi nella lingua d’origine, i secondi in italiano perfetto. Quindi l’integrazione ci sarà?

Concludo questa mia riflessione col ribadire che non chiudo gli occhi di fronte ai problemi reali collegati all’immigrazione, dico solo che dobbiamo sforzarci di non dimenticare che prima di tutto sono persone, figli di Dio, da accogliere, se possibile, aspettando a giudicare.

Per loro, come per noi, saranno le scelte personali ad essere motivo di lode o di condanna.

Giorgio Frigerio – caposcout