Ad Amatrice gli studenti hanno creato un eBay

da | 18 Apr 2017 | Giovani

Ad Amatrice gli studenti hanno creato un eBay per vendere i prodotti locali: «L’alternanza qui vale molto di più»

La professoressa Anna Matteocci racconta il progetto “Impresa in Azione” a cui hanno aderito gli studenti di Amatrice: un programma per costituire una piccola startup. E per guardare al futuro con più fiducia

E’ alla scuola che torni quando non hai altri posti “sicuri” dove stare. E’ la scuola che offre un momento di incontro, di svago, che ti allunga l’opportunità di creare qualcosa, magari un progetto, in un luogo dove è anche solo difficile spostarsi, incontrarsi, parlarsi. Al liceo scientifico di Amatrice l’alternanza scuola-lavoro sembra molto più di un’occasione per imparare qualche fondamento di imprenditoria: è un modo per pensare ad altro. Per non dover sempre confrontarsi con le difficoltà del qui e ora, per guardare avanti: «Per loro è un’occasione per immaginarsi nel futuro con qualcosa di positivo» spiega Anna Matteocci, insegnante di storia e filosofia che sta portando avanti nel liceo scientifico di Amatrice il programma “Impresa in azione” promosso dalla non profit Junior Achievement. Un programma grazie al quale gli studenti stanno realizzando un progetto imprenditoriale con l’aiuto degli insegnanti e di un esperto aziendale volontario, Roberto Fiocco, che in questo periodo sta dando una mano anche al Comune di Amatrice per la ricostruzione post sisma.

Un eBay per vendere i prodotti delle aziende chiuse dal sisma

Delle due classi coinvolte nel programma (un terzo e un quarto liceo) i ragazzi hanno aderito tutti: «Questo è il primo anno che la scuola partecipa al programma Impresa in Azione, ma la risposta è stata molto buona – racconta la professoressa Matteocci – La fase dell’ideazione dell’impresa è stata piuttosto lunga perché i ragazzi hanno riflettuto molto su quale delle loro idee fosse meglio portare avanti». Se devi inventare qualcosa di innovativo e vivi in una situazione di disagio perché il tuo paese è stato spazzato via dal terremoto, le prime cose che ti vengono in mente di progettare sono oggetti che agevolino la vita di tutti i giorni: «Alcune delle idee proposte erano legate alla loro condizione di vita del momento – prosegue la prof – per esempio avevano pensato a una particolare tenda per fare la doccia nei container, ma poi hanno deciso di portare avanti l’idea di un servizio: una vendita diretta online di prodotti delle aziende e dei negozi locali». Dal momento che il programma Impresa in Azione pone alcuni limiti, i ragazzi non hanno potuto strutturare un vero e-commerce ma una specie di eBay dove offrire un servizio alle attività commerciali che hanno smesso di lavorare a causa del sisma per poter vendere i loro prodotti. «I ragazzi vorrebbero in futuro aprire un magazzino per occuparsi anche dei pacchi e delle spedizioni: hanno lavorato per trovare un container e lo avevano anche trovato, ma la difficoltà è trovare un terreno dove posizionarlo. In questo momento i terreni ad amatrice sono tutti impiegati per le case e i servizi di assistenza».

La possibilità di immaginare un futuro

Gli studenti di Amatrice hanno dovuto affrontare molti più problemi rispetto ai loro coetanei: «Qui anche le cose più banali diventano difficili. Anche solo il fatto di incontrarsi il pomeriggio è un’impresa: non c’è uno spazio dove possono vedersi se non la scuola, non esistono spazi d’incontro, e gli spostamenti sono difficili».
Poi ci sono problemi come la connessione internet, che i ragazzi non hanno nelle loro case, e che a scuola va e viene
«anche se abbiamo tutti i computer nuovi. Per quanto riguarda la Rete, a volte riusciamo a lavorare bene, a volte meno, ma almeno qui possono fare qualcosa». Un “qualcosa” che è molto più di una semplice esperienza di scuola-lavoro: «I ragazzi stanno vivendo questa esperienza non come un dovere scolastico che finirà a giugno, ma come un progetto che avrà uno sviluppo futuro. Non vedono l’alternanza come qualcosa che terminerà con la scuola, ma un inizio che si svilupperà anche dopo la fine dell’esperienza. Posso dire che per loro è stato un modo per immaginarsi nel futuro con qualcosa di positivo, per non pensare solo a risolvere i problemi del quotidiano ma per provare a vedere un futuro».

Fonte: ischool.startupitalia.eu – Carlotta Balena

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