9^ Domenica dopo Pentecoste

2 agosto 2020 – Anno A

Vangelo di Marco 2, 1-12

Commento di suor Giulia Calvino, FMA

 

Riflettendo su questo brano, mi balzano agli occhi alcune figure, due delle quali sono in stretto contatto: una casa e degli amici.
Una casa, che per Marco è il luogo simbolo della comunità e lui apre il capitolo 2 proprio con questa immagine al centro: la casa, nella quale viene annunciata la Parola, ma che viene subito squarciata nei suoi spazi, perché viene scoperchiato il tetto, una casa da cui uscirà la folla che si dirigerà verso il mare, altro spazio di confine, una casa che ospita, ma non ha confini, un luogo dove tutti, sani e malati, possono trovare ristoro, riposo, accoglienza… un po’ come quella offerta a Valdocco, anche correndo il rischio che spariscano le lenzuola e gli alimenti.

Poi gli amici: forti, fantasiosi, tenaci, creativi, ammirati dal Maestro. “Gesù vista la loro fede”, opera il miracolo tenendo conto anche della loro fede che si fa carico, con intelligenza operosa, del dolore e della speranza dell’amico. Si inventano un modo non ordinario di far arrivare l’amico a Gesù. I quattro barellieri ci insegnano a essere come loro, con questo peso di umanità sul cuore e sulle mani, ad avere una fede che prende su di sé i problemi degli altri, altrimenti vera fede non è.

Non si è cristiani, né educatori, per se stessi, per aggiungere vittorie e conquiste della presunzione; siamo chiamati a portare speranze, credendo contro ogni speranza, diventando generatori di fiducia, a modificare i nostri rapporti finché si trasformino in relazioni familiari destinate ad aprirsi e ad accogliere tutti coloro che vengono in contatto con le nostre comunità educanti, dove al centro è la Parola, intesa come storia salvifica che continua a interpellare e provocare la nostra storia personale.

Poi, ecco i due interlocutori: il paralitico e Gesù, un uomo che spera nella guarigione fisica e uno che gli dona il perdono dei peccati e, solo dopo questo, la capacità di tornare a camminare. «Sei perdonato»: possiamo immaginare la sorpresa, forse la delusione del malato, che si sente rivolgere parole non aspettate, mentre domanda la guarigione, un corpo che torni vigoroso. Ma Gesù indica dapprima la guarigione ancor più radicale che è venuto a portare: la liberazione dal peccato. Se avesse subito pronunciato le parole che tutti si aspettavano: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina” sarebbe stato applaudito. Invece Gesù sceglie un’altra strada: fa capire che la sua missione è quella di rendere presente nel “qui-e-ora” della Storia la potenza salvifica di Dio.

Attraverso la guarigione del paralitico, vuole dirci che il suo perdono risana e rinnova radicalmente l’uomo. Perdonare è nel Vangelo è un verbo di movimento: si usa per la nave che salpa, per la carovana che si rimette in marcia, per la freccia liberata nell’aria. Il perdono di Cristo non è un colpo di spugna sul passato, è molto di più: è un colpo di vento nelle vele, per solcare il mare futuro, è slancio vitale per ogni uomo immobile nella sua barella.

Quando ci troviamo impantanati nelle nostre fragilità, in un certo senso siamo interiormente paralizzati: il cuore è prigioniero della propria dipendenza, si è concentrati unicamente su noi stessi, bloccati dall’egoismo e non si hanno energie per gli altri. Da soli non riusciamo a venirne fuori, abbiamo bisogno di essere liberati da una mano amica che dall’esterno ci risollevi, abbiamo bisogno del perdono di Dio che solo ci può riabilitare, donandoci energie fresche e nuove.

Gesù per l’unica volta nel Vangelo dice apertamente il perché del suo miracolo: lega insieme perdono e guarigione, unisce corpo e spirito, mostra che l’uomo è un tutt’uno, senza separazioni, rivela che Dio salva senza porre condizione alcuna, perché la grazia è grazia e non merito o calcolo.

“Tutti si meravigliarono e lodavano Dio”: chiediamo al Dio della Vita di saperci anche noi meravigliare per questa forza che ci risana dal male che inaridisce la vita e ricordiamoci di ciò che ci dice Papa Francesco:

Oggi il Signore dice ad ognuno di noi: ‘Alzati, prendi la tua vita come sia, prendila e vai avanti. Non avere paura, vai avanti con la tua barella’[…] ‘Vuoi guarire?’ Se noi diciamo al Signore ‘Sì, voglio guarire, aiutami perché voglio alzarmi’, allora sapremo com’è la gioia della salvezza”. (9 agosto 2017)

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