Grazie, a nome di don Bosco, ai nostri benefattori

di don Angel Fernandez Artime

 

Anche oggi si rinnova in me la convinzione che in ogni momento lo Spirito di Dio suscita milioni e milioni di persone con un cuore deciso a rendere questo mondo sempre più umano. Per questo voglio ringraziare, a nome di don Bosco, le migliaia e migliaia di persone che sono nostri benefattori e che aiutano le opere salesiane nel mondo.

Amici e lettori del Bollettino Salesiano e soprattutto amici di don Bosco e del suo carisma, vi saluto alla fine di questo anno 2020 che ricorderemo come un anno duro, per molti versi doloroso, un anno che ha cambiato, giorno dopo giorno, le nostre abitudini di vita e i nostri ritmi personali, familiari e comunitari. Lo faccio in questo numero del Bollettino Salesiano che offre il calendario per il nuovo anno 2021, che speriamo ricco di benedizioni. E meditando su tutto ciò che un anno significa, ho pensato a qualcosa che mi sta molto a cuore. Un po’ per la mia educazione, un po’ per la mia stessa natura, sento fortissimo nel mio intimo il bisogno permanente di essere riconoscente e pieno di gratitudine per le tante cose che ricevo nella vita e che non dipendono da un mio merito personale.

 

E vorrei approfittare di questo numero del Bollettino Salesiano, che spero venga replicato nei Bollettini Salesiani di tutto il mondo, per ringraziare, a nome di don Bosco, le migliaia e migliaia di persone che sono nostri benefattori e che aiutano le opere salesiane nel mondo.

Qualche giorno fa, una cosa molto semplice, ha attirato la mia attenzione. Dopo sei mesi, ho pensato di registrare un messaggio video per ringraziare la generosità di tante persone che hanno risposto, secondo i loro mezzi, per aiutare i più colpiti dalla Covid 19. L’ho fatto con semplicità e verità. E ho ricevuto decine di messaggi che mi ringraziavano per la trasparenza, per aver spiegato che cosa era stato fatto con il loro aiuto e l’importo totale ricevuto. E penso che non possa e non debba essere diverso.

 

Come don Bosco

«Io ho sempre avuto bisogno di tutti» diceva spesso don Bosco. Lui passerà tutta la vita a chiedere aiuto a centinaia e centinaia di persone. Non ha mai chiesto per sé, ma sempre per i suoi ragazzi. E allo stesso tempo credeva fortemente nella Divina Provvidenza, ed è per questo che si muoveva instancabilmente di porta in porta.

Tese la mano migliaia di volte, chiese aiuto finanziario e collaborazione a tantissime persone per portare a termine la sua missione. Non esitò a domandare a chiunque potesse contribuire con il suo tempo o con i suoi beni a favore dei giovani in difficoltà. Fu aiutato da laici, uomini e donne, e da sacerdoti amici, che collaborarono con lui in molti modi.

Ebbe soprattutto l’aiuto inestimabile della sua amata madre, Mamma Margherita. Mi piace dire, credo con valore storico, che insieme fondarono l’Oratorio, poiché al genio creativo e apostolico di don Bosco si aggiunse la delicatezza materna della madre che diede calore femminile a quella casa. Accompagnò e incoraggiò il figlio nei difficili inizi dell’Oratorio e del lavoro con i ragazzi che bussavano alla porta della loro casa.

Accanto a Mamma Margherita, c’era la madre di Michele Rua, uno dei primi salesiani e suo primo successore. Anche la madre dell’arcivescovo Gastaldi e il padre di Domenico Savio. Un bel gruppo di persone, che conosceva e amava don Bosco, e diede alla sua opera un tono completamente diverso da quello delle altre istituzioni dell’epoca: un marchio ben percepibile e connotabile come “atmosfera familiare”.

Nella sua capacità di chiedere aiuto, don Bosco sapeva fin dai primi momenti di poter contare su sacerdoti che offrivano parte del loro tempo all’Opera degli Oratori, che cresceva con lui, sacerdoti e amici, e anche maestri spirituali come don Cafasso, il teologo Borel e don Leonardo Murialdo. Un altro grande gruppo di benefattori e simpatizzanti ha contribuito economicamente alle opere avviate da don Bosco a Torino, in varie località d’Italia, in Francia e Spagna, oltre che nelle missioni americane. I benefattori sono anche oggi la spina dorsale della Congregazione salesiana.

I tempi sono cambiati, ma posso assicurarvi che le situazioni che si vivono oggi nel mondo, nella Chiesa e nelle presenze salesiane, hanno molto in comune con i tempi di don Bosco. Quando ho visitato le opere più povere e con i ragazzi più poveri dell’America Latina, dell’Africa, dell’India e di alcune nazioni dell’Oceania, mi è sembrato di vedere situazioni non diverse di quelle di don Bosco a Valdocco.

E posso assicurarvi che questo non mi scoraggia in alcun modo, ma rinnova in me la convinzione che in ogni momento lo Spirito di Dio suscita milioni e milioni di persone con un cuore deciso a rendere questo mondo sempre più umano. Non c’è dubbio che tu sei tra loro e io sono tra loro.

Grazie per questo sforzo. Grazie per aver creduto che ne valga la pena. Grazie per non lasciarvi bloccare dall’acredine di chi dubita sempre di tutto e di tutti, e grazie per aver creduto che si possa vivere nella speranza. Questo è ciò che propongo alla nostra Famiglia Salesiana per il nuovo anno: in questo difficile momento di Covid 19, più che mai, siamo mossi dalla speranza.

Insieme ce la faremo.

 

 

Fonte: Bollettino Salesiano, novembre 2020

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