Papa Francesco consiglia la preghiera di lode

Di Simone Baroncia

 

Nell’udienza generale del 13 gennaio u.s. trasmessa in streaming dal Palazzo apostolico, papa Francesco ha continuato le catechesi sulla preghiera, soffermandosi su quella di lode, che Gesù rivolge al Padre:

“Dopo i primi miracoli e il coinvolgimento dei discepoli nell’annuncio del Regno di Dio, la missione del Messia attraversa una crisi… Lui sente questa angoscia di non sapere se ha sbagliato nell’annuncio. Sempre ci sono nella vita momenti bui, momenti di notte spirituale, e Giovanni sta passando questo momento. C’è ostilità nei villaggi sul lago, dove Gesù aveva compiuto tanti segni prodigiosi”.

Proprio in questo contesto l’apostolo Matteo racconta il ringraziamento di Gesù al Padre: “Ora, proprio in questo momento di delusione, Matteo riferisce un fatto davvero sorprendente: Gesù non eleva al Padre un lamento, ma un inno di giubilo:

‘Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli’. Cioè, in piena crisi, in pieno buio nell’anima di tanta gente, come Giovanni il Battista, Gesù benedice il Padre, Gesù loda il Padre”.

Il papa ha spiegato il significato di questa preghiera di lode: “Anzitutto lo loda per quello che è: ‘Padre, Signore del cielo e della terra’. Gesù gioisce nel suo spirito perché sa e sente che suo Padre è il Dio dell’universo, e viceversa il Signore di tutto ciò che esiste è il Padre, ‘il Padre mio’. Da questa esperienza di sentirsi ‘il figlio dell’Altissimo’ scaturisce la lode. Gesù si sente figlio dell’Altissimo”.

Gesù loda Dio perché Egli ama i ‘piccoli’: “E’ quello che Lui stesso sperimenta, predicando nei villaggi: i ‘dotti’ e i ‘sapienti’ rimangono sospettosi e chiusi, fanno dei calcoli; mentre i ‘piccoli’ si aprono e accolgono il messaggio. Questo non può che essere volontà del Padre, e Gesù se ne rallegra.

Anche noi dobbiamo gioire e lodare Dio perché le persone umili e semplici accolgono il Vangelo. Io gioisco quando io vedo questa gente semplice, questa gente umile che va in pellegrinaggio, che va a pregare, che canta, che loda, gente alla quale forse mancano tante cose ma l’umiltà li porta a lodare Dio”.

I ‘piccoli’ sono al centro della Chiesa: “Nel futuro del mondo e nelle speranze della Chiesa ci sono sempre i ‘piccoli’: coloro che non si reputano migliori degli altri, che sono consapevoli dei propri limiti e dei propri peccati, che non vogliono dominare sugli altri, che, in Dio Padre, si riconoscono tutti fratelli”.

La preghiera serve a vedere con occhi diversi: “E la sua preghiera conduce anche noi, lettori del Vangelo, a giudicare in maniera diversa le nostre sconfitte personali, le situazioni in cui non vediamo chiara la presenza e l’azione di Dio, quando sembra che il male prevalga e non ci sia modo di arrestarlo. Gesù, che pure ha tanto raccomandato la preghiera di domanda, proprio nel momento in cui avrebbe avuto motivo di chiedere spiegazioni al Padre, invece si mette a lodarlo. Sembra una contraddizione, ma è lì, la verità”.

Ma a chi serve la lode?, si domanda il papa: “Un testo della liturgia eucaristica ci invita a pregare Dio in questa maniera, dice così: ‘Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva’. Lodando siamo salvati”.

Quindi la preghiera di lode serve soprattutto a noi, secondo l’affermazione del Catechismo della Chiesa cattolica: “La preghiera di lode serve a noi… Paradossalmente deve essere praticata non solo quando la vita ci ricolma di felicità, ma soprattutto nei momenti difficili, nei momenti bui quando il cammino si inerpica in salita. E’ anche quello il tempo della lode, come Gesù che nel momento buio loda il Padre. Perché impariamo che attraverso quella salita, quel sentiero difficile, quel sentiero faticoso, quei passaggi impegnativi si arriva a vedere un panorama nuovo, un orizzonte più aperto. Lodare è come respirare ossigeno puro: ti purifica l’anima, ti fa guardare lontano, non ti lascia imprigionato nel momento difficile e buio delle difficoltà”.

La preghiera di lode è quella di san Francesco: “Il Poverello non lo compose in un momento di gioia, di benessere, ma al contrario in mezzo agli stenti. Francesco è ormai quasi cieco, e avverte nel suo animo il peso di una solitudine che mai prima aveva provato: il mondo non è cambiato dall’inizio della sua predicazione, c’è ancora chi si lascia dilaniare da liti, e in più avverte i passi della morte che si fanno più vicini. Potrebbe essere il momento della delusione, di quella delusione estrema e della percezione del proprio fallimento”.

Ha concluso la catechesi invitando ad imitare i Santi: “Questi esempi dei Santi, dei cristiani, anche di Gesù, di lodare Dio nei momenti difficili, ci aprono le porte di una strada molto grande verso il Signore e ci purificano sempre.

La lode purifica sempre. I Santi e le Sante ci dimostrano che si può lodare sempre, nella buona e nella cattiva sorte, perché Dio è l’Amico fedele. Questo è il fondamento della lode: Dio è l’Amico fedele, e il suo amore non viene mai meno. Sempre Lui è accanto a noi, Lui ci aspetta sempre… Lodare il Signore. Questo ci farà tanto bene”.

 

 

Fonte: Korazym

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