La certezza dei sogni

Di Aldo Artosin

 

Non esiste solo Gomorra. Tuttavia, quando pensiamo a come Napoli è stata raccontata al cinema e in Tv negli ultimi anni, spontaneamente viene in mente l’universo drammatico, violento e disperato descritto dal film di Matteo Garrone e poi dalla serie Tv  che ha fatto il giro del mondo. Invece ci sono anche produzioni che raccontano l’altra faccia della città, formata da uomini e donne, ragazzi e ragazze che lavorano e lottano per costruire una realtà diversa, migliore e lontano dai traffici della camorra. È quanto salta agli occhi guardando il documentario  Rione Sanità – La certezza dei sogni di Massimo Ferrari, scritto insieme alla giornalista Conchita Sannino, in cui si testimonia il lavoro portato avanti da don Antonio Loffredo in uno dei quartieri più difficili del capoluogo partenopeo.

Don Antonio ha dato vita alla cooperativa sociale “La Paranza” che vede coinvolti molti ragazzi e ragazze, impegnati in diverse attività e che hanno scelto di non andare via dal rione per cercare di migliorarlo: «Per alcuni ragazzi – sostiene il parroco –  la chiesa di Santa Maria della Sanità è diventata una casa con spazi da sfruttare. Ho solo messo nelle mani delle persone quello che era loro».

Davanti alla telecamera vediamo scorrere diversi volti, come quello di Myriam che fa la guida turistica presso le Catacombe di San Gaudioso, e di Valeria Ciao restauratrice; oppure come quello dello scultore Jago o come quello di Giuseppe che fa l’attore e senza mezzi termini sostiene che la recitazione lo abbia salvato dalla strada e dal desiderio di vendicare la morte del fratello. Ma Rione Sanità vuol dire anche sport, grazie alla A.S.D. Sanità United presieduta da Michele Zacarola e vuol dire anche musica con l’orchestra nata grazie a l’Altra Napoli, realtà voluta dal manager Ernesto Albanese con lo scopo di riqualificare alcune zone del quartiere, supportando così il lavoro di don Antonio.

Fino al 2015 il Rione Sanità era conosciuto soprattutto per i feroci episodi di cronaca nera, culminati con l’accidentale omicidio del giovane Genny Cesarano; da quel momento, lentamente le cose sono migliorate tanto che i vicoli del quartiere sono diventati anche meta turistica, come dimostrano i 160mila visitatori del 2019.

Una cifra impensabile, visto che il quartiere in cui era nato il grande Totò era sistematicamente escluso dagli itinerari turistici. Il lavoro di Massimo Ferrari, passato anche al Torino Film Festival e ora visibile sulle piattaforme online (come iorestoinsala, legata alle sale cinematografiche), documenta bene la rinascita di vicoli e strade che ora puntano sul post pandemia per ripartire definitivamente.

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Fonte: Sentieri del Cinema

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