Un’app per scoprire i talenti dei migranti

da | 22 Mar 2021 | Giovani

Di Sara De Carli

 

Chris Richmond Nzi, 25 anni, ex funzionario Frontex, ha fondato Mygrants, una startup innovativa che attraverso il microlearning fa emergere le competenze di migranti, rifugiati e richiedenti asilo.
100mila gli utenti attivi, 16mila i profili high-skilled identificati, un team di 14 persone un fatturato di 250mila euro e un aumento di capitale di 600mila euro per l’internazionalizzazione. Prossima sfida? Creare dei “corridoi intellettuali” per i migranti economici. Il suo invito ai giovani: «Siamo le persone giuste al momento giusto al posto giusto. Possiamo cambiare il mondo».

 

Su Linkedin, alla voce “informazioni”, ha scritto un asciutto «I turn adversity into opportunity». Classe 1985, nato in Costa d’Avorio e cresciuto tra United States ed Europa dopo essere stato adottato, laurea in diritto internazionale e diplomazia, ex funzionario Frontex, Chris Richmond Nzi insieme alla compagna Aisha Coulibaly il 23 febbraio 2017 a Catania ha fondato Mygrants, una Srl iscritta la registro delle startup innovative che a fine 2020 è diventata una B Corp. I media lo hanno battezzato “il talent scout dei richiedenti asilo”, perché Mygrants è un’app che offre a richiedenti asilo e migranti richiedenti uno status di protezione internazionale un’enorme varietà di moduli di microlearning in tre lingue per rafforzare, aggiornare e validare la loro competenze e facilitare quindi il loro ingresso nel mondo del lavoro.

Abbiamo due opzioni, lamentarci o rimboccarci le maniche, nutrendo il nostro talento e assumendoci delle responsabilità per provare a portare un contributo perché le persone nel mondo stiano meglio:
fare imprese è un buon modo per provare a farlo.

 

«Ho imparato a trasformare le debolezze in opportunità, sia dal punto di vista personale sia di carriera. È necessario per poter essere sempre proteso in avanti. Dal punto di vista del sistema, abbiamo di fatto una parte della popolazione mondiale – i migranti, che sono il 3,5% – che non conosciamo e che genera il 10% del Pil mondiale. Scoprire quel talento e fare in modo che possa essere valorizzato va a favore dei migranti, delle aziende che li impiegano, degli Stati», dice Richmond Nzi.

Il problema che Chris ha visto è facile da descrivere: «I richiedenti asilo passano in media 600 giorni nei centri di accoglienza, con un enorme spreco di risorse economiche e umane». Tecnologia e strumenti c’erano già: «Ma la gestione dell’attuale sistema di asilo e gli strumenti disponibili non venivano utilizzati. L’elemento disruptive di Mygrants è stato pensare che si potesse generare fiducia sulla base di dati ed evidenze come le competenze, i livelli linguistici, il background, la volontà di migliorare, la costanza, valorizzando in pieno la persona nella sua interezza. Dati che non si pensava potessero avere un valore: invece è un mercato inesplorato, che vale 35 miliardi di dollari».

In quattro anni sono 100mila gli utenti attivi di Mygrants, 16mila i profili high-skilled identificati e 1.800 gli inserimenti lavorativi che ne sono conseguiti. Mygrants non fa matching fra domanda e offerta di lavoro, il suo cuore è il microlearning: «Eroghiamo contenuti su sei verticali dall’HT developers alle pulizie, dall’HoReCa alla meccanica e tre si aggiungeranno a breve.

Il nostro microlearning è basato su ciò che il mercato del lavoro chiede e ci permette di individuare nuovi servizi da mettere a disposizione. Siamo in grado di adattare la formazione e personalizzarla. La nostra revenue viene dalle aziende clienti, abbiamo anche qualche PA e qualche ente di terzo settore. E d’altro lato è il microlearning che fa emergere le competenze ed è questo che dà la qualità del dato che mettiamo a disposizione delle aziende». Partita con 10mila euro, oggi Mygrants ha un team di 14 persone, di cui il 65% donna e il 65% con background migratorio, alcuni anche fuori dall’Italia e altri «mai incontrati di persona».

Grazie anche alle persone che ci hanno detto no, perché ci hanno aiutato a ridimensionare il nostro ego, a ripensare dove stavamo sbagliando e a ripartire con più focus

 

A quattro anni dalla nascita di Mygrants, qual è l’incontro determinante per la riuscita del progetto imprenditoriale? «La maggior parte del merito va ad ogni singolo membro del team, a tutti quelli che ci hanno sostenuto nel tempo. Una persona fondamentale è Antonio Perdichizzi, ma ovviamente anche la mia compagna e cofunder Aisha Coulibaly o Sara Roversi e Andrea Magelli. Grazie anche alle persone che ci hanno detto no, perché ci hanno aiutato a ridimensionare il nostro ego, a ripensare dove stavamo sbagliando e a ripartire con più focus».

Richmond Nzi ha chiuso il 2020 con un fatturato di 250mila euro e un aumento di capitale di 600mila euro, di cui 300mila dal fondo a|impact: «Questo round ci permetterà di impostare le basi per l’internazionalizzazione: il solo Canada ha dichiarato di voler aprire le porte a un numero di lavoratori migranti pari all’1% della popolazione, vuol dire 350mila persone l’anno. Gli Stati hanno necessità di identificare i talenti e di fare in modo che le persone possano spostarsi, con dei “corridoi intellettuali” per i migranti economici, che oggi non sono tutelati da nessun framework. È evidente che c’è uno scompenso tra un’Europa che è il continente più anziano del mondo e un’Africa che è il continente più giovane del mondo, va trovato un punto d’incontro e questa è di per sè una grande opportunità».

Ai giovani Chris Richmond Nzi dice: «Abbiamo due opzioni, lamentarci o rimboccarci le maniche, nutrendo il nostro talento e assumendoci delle responsabilità per provare a portare un contributo perché le persone nel mondo stiano meglio: fare imprese è un buon modo per provare a farlo. Siamo le persone giuste al momento giusto al posto giusto».

 

Fonte: vita

 

 

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