Dialogo e amicizia sociale

da | 26 Apr 2021 | Giovani

di Valentina Porro, Castellanza

 

 

Il capitolo sesto dell’enciclica “Fratelli tutti” ha come argomento cardine il dialogo. Papa Francesco declina questo tema nelle sfaccettature del mondo di oggi: inizia a parlare del ruolo dei media, per poi toccare il concetto di relativismo e infine quello dell’incontro con l’altro.

Il dialogo, come viene definito, rappresenta la capacità di dare e ricevere, per raggiungere una sintesi che vada oltre. Ma oltre cosa? Oltre l’individualismo, oltre i limiti della comfort zone in cui ognuno di noi vive la propria vita. La sintesi prima di tutto è costruttiva, non vengono annullate le singole opinioni, ma vengono conciliate in una verità più grande. Con piattaforme social sempre più presenti nella nostra vita, sono dell’idea che il sistema dialettico, purtroppo, sia stato abbandonato a favore di un relativismo più imparziale: siamo bombardati da idee e opinioni, che però non sono in grado di ascoltarsi e capirsi l’un l’altra. Se dialogare significa avvicinarsi alla realtà, l’incontro con l’altro diventa la base della crescita personale e, in una visione più ampia, della società intera.

Ho avuto la fortuna fin da piccola di crescere insieme a compagni di classe provenienti da diverse parti del mondo e per questo ho sperimentato la cultura del dialogo fin dalla tenera età. I legami stretti con i coetanei mi hanno permesso di capire che non c’è un solo modo di vedere la realtà dei fatti, a partire dalle piccole cose. Ogni ambito della nostra vita è ricco di spunti per dialogare e crescere: nella scuola parliamo tutti i giorni con ragazzi della nostra età e professori, in famiglia abbiamo davanti i genitori e magari anche fratelli e sorelle, così come in ambito sportivo, oratoriano e così via. Giorno dopo giorno il confronto con chi è più grande e ha più esperienza permette di aiutarci a vedere la realtà con una prospettiva diversa, ma non è da sottovalutare anche l’incontro con i più piccoli.

Da diversi anni sono educatrice nella mia parrocchia e al momento seguo il percorso dei preadolescenti. Sono dell’idea che un incontro di catechismo dia frutti, non se viene svolta l’attività programmata nel tempo previsto, ma se si esce da quell’ora avendo imparato qualcosa in più: se noi educatori abbiamo trasmesso un messaggio e i ragazzi ci hanno lasciato una riflessione da portare a casa, allora significa che l’incontro ha avuto successo. Le idee, il modo di vivere e il modo di affrontare le situazioni sono frutto di questo continuo incontro-scontro di prospettive, che ci aiuta ad arrivare sempre più vicini alla verità. La base della nostra crescita personale, quindi, non può prescindere l’altro.

La cultura del dialogo deve partire prima di tutto da ognuno di noi, e deve poter essere espressa in ogni nostra realtà: giorno dopo giorno costruiamo noi stessi e di conseguenza la società in cui viviamo. Riconoscere l’altro significa comprendere che davanti a me c’è una persona, con le proprie emozioni paure e pensieri, che è portatrice della luce di Dio. In quanto tale merita, quindi, di essere ascoltata e capita. In questo senso, ho trovato molto bello l’invito di Papa Francesco di esercitare la gentilezza, intesa come sentimento di stima e rispetto reciproco.

Mi piace pensare che un domani le future generazioni possano crescere in una società sana, che includa tutte le identità senza che però scompaiano le differenze. Non c’è tempo per rimandare: iniziamo oggi a mettere al centro della nostra quotidianità la gentilezza – come viene detto nell’ultima parte del capitolo – per costruire un avvenire più sereno e attento verso il prossimo.

 

 

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