Domenica di Pentecoste

Domenica di Pentecoste
23 maggio 2021
Vangelo di Giovanni 15,26-27; 16,12-15
Commento di suor Michela Consolandi, FMA

 

Con la solennità di Pentecoste si conclude il grande tempo pasquale, i cinquanta giorni che intercorrono tra la domenica di Pasqua e la festa odierna; il tempo più antico, già presente nei primi secoli della Chiesa, nel quale, come afferma Agostino, «si canta l’Alleluia e in cui non si piega il ginocchio», proprio a sottolinearne la particolare solennità.

La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, narra del dono che in questa domenica viene celebrato: l’effusione dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti nel cenacolo; si apre così il tempo della Chiesa e la sua missione «fino agli estremi confini della terra» (At 1,8); un tempo che si protrae fino ai giorni nostri e che chiede la nostra risposta di fede.

Spesso, però, la terza persona della Santissima Trinità rischia di essere un ospite sconosciuto alla nostra anima, un offuscato ricordo del catechismo vissuto in preparazione al sacramento della Confermazione, ma del quale spesso ne ignoriamo la presenza e l’opera in noi e attorno a noi.
Eppure, lo Spirito è per eccellenza il dono del Risorto, il compimento della promessa fatta da Gesù stesso ai suoi durante l’ultima cena: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre […]. Non vi lascerò orfani» (Gv 14, 16.18).

La sua azione viene presentata da Gesù stesso nella pericope evangelica odierna, tratta dai capitoli 15 e 16 del Vangelo di Giovanni, durante il “discorso di addio” del Maestro ai suoi discepoli; ci troviamo quindi in una circostanza particolare e carica di significato.
Gesù, nell’annunciare l’invio del Paràclito (“avvocato”, “consolatore”), per ben tre volte accompagna la sua descrizione con il termine “verità”: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; […] Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità» (15,26; 16,13).

Ma di quale verità si sta parlando?

Ancora Gesù fa riferimento a «molte cose» delle quali però «per il momento non siete capaci di portarne il peso» (16, 12), che verranno quindi svelate dallo Spirito che procede dal Padre.
Non si tratta dunque della verità coniugata con la scrupolosa ricerca di oggettività scientifica nei fatti, tanto cara alla società contemporanea, che, seppur necessaria, non è sufficiente a ridonare all’uomo la libertà, ma ha a che fare con un cambio di sguardo sulla realtà: lo Spirito Santo permetterà ai discepoli, e quindi a noi oggi, una comprensione profonda di Gesù, in particolare del mistero della sua passione, morte e Risurrezione.

«Grazie allo Spirito Santo di cui sono ricolmi, essi comprendono “tutta la verità”, cioè che la morte di Gesù non è la sua sconfitta, ma l’espressione estrema dell’Amore di Dio; Amore che nella Risurrezione vince la morte ed esalta Gesù come il Vivente, il Signore, il Redentore dell’uomo, il Signore della storia e del mondo. E questa realtà, di cui loro sono testimoni, diventa la Buona Notizia da annunciare a tutti» (papa Francesco).
Lo Spirito, dunque, permette di “portare il peso” dello scandalo della croce; ancora di più: Egli ci permette di affermare con la liturgia: «Ave o croce, unica speranza!».
Con la luce di colui che «è Signore e dà la vita», possiamo illuminare anche la nostra esistenza, segnata, spesso, da incomprensibili sofferenze e circostanze.

La sola verità che ci rende profondamente liberi e ci dà la pace non è frutto di chirurgia estetica, ma della comprensione profonda del Figlio, del suo mistero Pasquale. Non anestetizza la nostra condizione creaturale, ma proprio nelle pieghe, a volte sofferte, della nostra vita, getta la luce proveniente dalla scelta di amore consumata da Cristo sulla croce, che sfocia nella Risurrezione.

Troviamo il tempo, durante la settimana, di riprendere l’antica sequenza allo Spirito Santo, che domenica pregheremo durante la celebrazione eucaristica e che accompagna da secoli la vita della Chiesa: in essa potremo invocare e gustare la dolcezza del «padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori, del consolatore perfetto» della nostra anima, di colui, senza il quale, «nulla è nell’uomo, nulla senza colpa».

 

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