5^ Domenica del Tempo Ordinario

9 febbraio 2020 – Anno A

 

Vangelo di Matteo 5, 13-16

 

Commento di suor Laura Agostani, FMA

 

Importante, per capire il Vangelo di questa domenica, è leggere bene la prima lettura, nella quale Isaia, con parole inequivocabili, dice in che cosa consista la vita di chi ascolta la parola di Dio.

“Voi siete il sale della terra […]; voi siete la luce del mondo; […]” dice Gesù. Sale, luce: due elementi necessari alla vita dell’uomo, che possono però essere incapaci di assolvere la loro funzione se il sale diventa insipido e la luce spenta. Così è per la vita del cristiano se la sua fede è solo religiosità esteriore che si accontenta di riti, che non scomoda, che non lo inquieta se non si impegna a rendere la vita più vivibile per i fratelli e le sorelle del mondo.

Nel Vangelo di Giovanni (8,12) leggiamo le parole di Gesù: “Io sono la luce del mondo”; è dunque chiaro che noi cristiani diveniamo luce solo se siamo incorporati a Lui, se rimaniamo in comunione con Lui, se il nostro modo di condurre la vita è ispirato al suo Vangelo.

Enzo Bianchi parla, al riguardo, di “differenza cristiana”: la vita di chi crede in Gesù è “altra” rispetto a quella di chi si ispira ai valori mondani, perché, come dice l’evangelista Giovanni (17, 11-16), il cristiano è chiamato a stare nel mondo senza essere del mondo.

E questo non perché il cristiano disprezzi il mondo, ma proprio perché lo ama, perché cerca umilmente di illuminare i suoi compagni di viaggio su ciò che per la vita autentica è valore e su ciò che invece è solo conformismo alle mode, quindi schiavitù.

Il cristiano è chiamato a libertà come liberazione dagli idoli (potenza, denaro, immagine…) che immiseriscono l’uomo, e la liberazione ha un prezzo: l’attenzione quotidiana alla chiamata ricevuta nel Battesimo, il confronto continuo con la Parola di Dio, il discernimento per capire che cosa nella vita vi è conforme e che cosa invece è sale insipido e luce spenta. È impegno a riprendere sapore e a riaccendersi ogni volta che con umiltà deve riconoscere in sé conformismo ai modelli correnti, incoerenza tra le parole e i fatti.

L’essere sale e luce non è “predicare”, ma, come dice la prima lettura di oggi, è esercitare le opere di misericordia nei confronti dei nostri fratelli più sofferenti e più soli, perché solo allora la nostra preghiera sarà vera e otterrà una risposta.

Ed è anche cercare di coinvolgere in queste stesse opere di bene chi è vicino a noi, per rendere più facile la vita di tutti, perché la fraternità a poco a poco subentri all’individualismo, l’umiltà all’arroganza, la solidarietà all’egoismo, la verità alla menzogna, gli ampi orizzonti alla chiusura su se stessi e sui propri piccoli o grandi interessi.

E tutto questo non per farci lodare, ma perché sia data gloria a Dio, autore della luce, della bellezza, del sapore, di tutto ciò che è giusto, grande, buono e degno di lode.

 

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