1^ domenica Avvento Ambrosiano

17 novembre 2019 – Anno A

Vangelo di Matteo 24, 1-31

COMMENTO di suor Armida Spada, FMA

 “Verso la tua Parola, guida il mio cuore”

Una giovane mamma attende un figlio: quanti sogni, progetti, attenzioni, cure, preoccupazioni; tutto questo perché l’attesa raggiunga il suo compimento nella nascita di una nuova vita.

È l’attesa di una “presenza”, che riempie il nostro sogno d’amore. È l’attesa di Dio, presente tra le pieghe delle nostre trafficate giornate, che chiede di essere riconosciuto, incontrato, annunciato. Sì, perché il Signore viene, “viene il nostro Dio, viene e si manifesta”.

Allora vivere l’attesa è meditare la vita nei suoi incontri, nelle sue situazioni, nelle sue provocazioni e contemplarla alla luce della Verità di Cristo perché le scelte concrete siano animate da un cuore sponsale e da un amore generativo.

Viviamo così l’attesa nelle rivelazioni di ogni giorno: nell’incontro con quella mamma che ti confida le fatiche di educare una figlia adolescente o con quell’altra che ti condivide le soddisfazioni e delusioni nell’accompagnare il cammino accidentato del figlio universitario o con il padre cinquantenne, vedovo e disoccupato, che deve pensare al futuro della figlia quattordicenne.

Vivere l’attesa è accogliere e amare tutte le situazioni della contemporaneità con cuore “semplice”, che in tutto cerca solo Dio e la serenità dei fratelli.

Spesso diceva Don Bosco: “Questo solo io desidero: vedervi felici nel tempo e nell’eternità”.

Allora, come Maria, sapremo vivere l’attesa accogliendo anche l’incomprensibilità di Dio, sostenerla e crescere proprio in essa con l’atteggiamento della fede che “persevera nell’inafferrabile, attendendo finché da Dio venga la luce”. (R. Guardini)

E nella relazione con il Dio ineffabile ci lasciamo trasformare divenendo, piano piano, “icone di umanità” per i nostri fratelli e “a coloro che hanno fame sapremo offrire senza limiti il pane e il vino della presenza divina e il cuore del fratello umano, offerto in nutrimento puro”. (F. Dostoevskij)

In questo cammino guardiamo a Maria, icona della bellezza divina, perché “certamente è nella bellezza che il mondo sarà salvato; ma salverà il mondo quella bellezza che si concretizzerà come spazio di manifestazione dell’Invisibile e come ricostruzione della verità dell’uomo”.
(
P. N. EvdoKìmov)

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