Giorgio, capo scout, marito e papà, è d’accordo con Papa Francesco.
Riflette sulla sua storia personale e vuole condividerla brevemente con chi sta facendo lo stesso cammino.

Per venti anni mi sono dedicato all’educazione di bambini, ragazzi e giovani tramite lo scoutismo; poi, con l’arrivo del secondo figlio, ho lasciato il mio servizio di capo scout.
Ma il Signore non mi ha dato tregua, facendomi provvidenzialmente “inciampare” nello scoutismo adulto, meno conosciuto del precedente, che si occupa di educare gli adulti.
Non vi sono educatori: ciascuno si auto-educa attraverso il metodo scout all’interno di una comunità, che è obiettivo e strumento al tempo stesso.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho fatto proprio avendo a che fare con gli adulti.

Siamo cresciuti con l’idea che l’adulto sia il traguardo finale, uno stato d’essere oltre il quale non è più possibile andare. In lui si riassumono le giuste qualità che gli permettono di essere elemento portante della società e della Chiesa. L’adulto è capace di scelte grandi, definitive, totalizzanti. E’ affidabile, competente, sensibile e laborioso.
Mi spiace dirlo, ma mi sembra che la realtà dei fatti sia purtroppo spesso ben diversa.

Non solo oggi come oggi sovente l’adulto non incarna quanto sopra esposto, ma ha invece grandi difficoltà a trovare il senso del suo ruolo educativo e sociale con la conseguenza che rifiuta la sua “adultità” e le responsabilità che da essa derivano, cercando modi talvolta artificiosi per restare o sembrare giovane.
Si aggrappa ostinato a ruoli e posizioni occupandoli per anni e che invece dovrebbero essere passati alle giovani generazioni. Fugge le pochissime scelte decisive che definiscono la vita, una volta superata la fase di sperimentazione tipica della giovinezza, preferendo ad esempio essere amica/o dei figli e non madre o padre, con le gioie e le fatiche annesse e connesse.

Qui ed ora, più che un tempo, c’è bisogno di luoghi e di percorsi che diano occasioni all’adulto di mettersi in discussione, per scuotersi di dosso le proprie paure e trovare dentro di sé la forza di assumersi il ruolo che da sempre la società gli ha dato.

Non ci si educa da soli, ma attraverso una dimensione comunitaria con la mediazione del mondo. Come recentemente ha detto Papa Francesco, essere adulti significa camminare, non errare ma neppure essere quieti”.

Giorgio Frigerio – marito, papà e adulto scout –

 

Il testo integrale di Papa Francesco

Camminare facendo strada: camminanti, non erranti, e non quieti!

“Fare strada in famiglia; fare strada nel creato; fare strada nella città” è l’incoraggiamento che Papa Francesco ha rivolto ai membri del Movimento Adulti Scouts Cattolici Italiani in occasione del sessantesimo anno dalla sua fondazione: fare strada significa camminare e non errare e neppure essere quieti.

“Camminare facendo strada” prima di tutto nella famiglia che “rimane sempre la cellula della società” ha detto il Pontefice “il luogo primario dell’educazione“.
La famiglia, infatti, “è la comunità d’amore e di vita in cui ogni persona impara a relazionarsi con gli altri e con il mondo” ed è proprio nella famiglia che l’individuo riceve quell’educazione primaria che poi gli permette di “proiettarsi nella società, di frequentare positivamente altri ambienti formativi, come la scuola, la parrocchia, le associazioni…“.

“Tutte le vocazioni muovono i primi passi in famiglia” ha quindi detto Bergoglio “e ne portano l’impronta per tutta la vita“. Vita che dalla famiglia si apre in uscita verso il creato: per questo la seconda esortazione del Santo Padre è stata quella di “fare strada nel creato“.

“In quanto discepoli di Cristo, abbiamo un motivo in più per unirci con tutti gli uomini di buona volontà per la tutela e la difesa della natura e dell’ambiente” ha continuato Papa Francesco “Il creato, infatti, è un dono affidatoci dalle mani del Creatore. Tutta la natura che ci circonda è creazione come noi, creazione insieme con noi” e questo “implica non solo il rispetto di essa, ma anche l’impegno a contribuire concretamente per eliminare gli sprechi di una società che tende sempre più a scartare beni ancora utilizzabili e che si possono donare a quanti sono nel bisogno“.

Infine è importante fare strada assieme alle persone che ci sono vicino, assieme al nostro prossimo: questo è il “fare strada nella città: vivendo nei quartieri e nelle città, siete chiamati ad essere come lievito che fermenta la pasta, offrendo il vostro sincero contributo per la realizzazione del bene comune. – ha detto – voi potete testimoniare con semplicità e umiltà l’amore di Gesù per ogni persona, sperimentando anche nuove vie di evangelizzazione, fedeli a Cristo e fedeli all’uomo, che nella città vive spesso situazioni faticose, e a volte rischia di smarrirsi, di perdere la capacità di vedere l’orizzonte, di sentire la presenza di Dio“.

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