Natale è soprattutto la festa dei piccoli. Purtroppo non è per tutti un giorno di gioia, nonostante la Dichiarazione dei diritti dei bambini.

Sta arrivando il Natale…

I nostri figli stanno finendo di scrivere le lettere a Gesù Bambino. Abbelliscono i presepi e addobbano gli alberi illuminati.

Due settimane fa, i nostri piccoli hanno celebrato La Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Nelle nostre scuole calde e pulite, con acqua potabile, elettricità, con il sapone e la carta igienica a tre strati.
Hanno fatto “L’albero dei diritti” con pennarelli tolti da astucci alla moda, hanno fatto pranzi da tre portate.

Non credo che i nostri figli sappiano cosa è la fame, la sofferenza, il dolore, probabilmente sono tornati a casa cercando di spiegare ai genitori quali sono i diritti che ogni bimbo deve godere in ogni parte del mondo.

Tali diritti erano stati promulgati il 20 novembre 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Cosi è nata la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che è stata ratificata da più di 190 paesi ed anche dall’ Italia nel 1991.
La Convenzione obbliga i paesi a rispettare il diritto alla vita, sopravvivenza, sviluppo del bambino, promuove il diritto all’educazione, difende i bambini dallo sfruttamento del lavoro, ne proibisce l’impiego nei conflitti armati come soldati, la loro discriminazione per i motivi razziali, religiosi, nazionali

Ma, nonostante l’enorme progresso culturale, economico, industriale e tecnologico in tutto il mondo, dopo 25 anni dalla firma della Convenzione, il destino di milioni di bambini , non è cambiato o migliorato.

  • 1 milione vive nelle zone di guerra,

  • 1 miliardo e mezzo subisce diverse forme di violenza,

  • 650 milioni vivono in povertà estrema,

  • 57 milioni non frequentano la scuola primaria.

Troppi sono ancora abbandonati a se stessi e ad un destino severo ed ingiusto. Tanti di loro sono diventati simboli della lotta contro l’ingiustizia, come il pakistano Iqbal Masih, il bambino operaio, che ha fatto una battaglia contro il lavoro infantile.
A soli quattro anni lavorava già nella fabbrica di mattoni. Qualche anno dopo fu venduto e costretto a annodare tappeti per 12 ore al giorno, sfruttato e umiliato senza pietà. Diventò sindacalista e attivista e fu ucciso a 12 anni, mentre i suoi assassini non vennero mai scoperti.

Un’altra piccola eroina, Malala Yousafzai, premiata dal Nobel, ha rischiato la vita difendendo il diritto all’educazione e quello di milioni di ragazze Pakistane negato da un editto dei talebani.
Oggi molti altri bambini sconosciuti soffrono di vita dura, povertà e fame e sono vittime di numerose barbarie, violenze, cattiverie. Vittime dell’ignoranza e di tradizioni, bambine spose e matrimoni forzati, da pratiche crudeli come l’infibulazione delle bambine in Africa e Asia. Altre vittime dello sfruttamento sessuale, vendute e trattate da schiave.

Una testimonianza raccolta da Human Rights. Un ufficiale dell’esercito nazionale del Chad riferisce: “i bambini soldati sono ideali: non si lamentano, non si aspettano di essere pagati e se dici loro di uccidere, loro uccidono”. Soldati, che non hanno avuto tempo d’imparare e amare, facili da indottrinare e manipolare. Con l’invenzione e produzione di armi più leggere il loro numero è aumentato. Solo nelle guerre in Africa Centrale negli ultimi decenni si stimano più di 300,000 bambini usati nei combattimenti: in Uganda, Rwanda, Siera Leone, Mozambique, Chad, Congo. A molti di loro sono stati somministrati stupefacenti per farli sentire coraggiosi e forti e per obbedire agli ordini.

Come ridare a questi bambini la speranza, lo stupore che il Natale sempre ci regala? Forse il diritto alla Bambola trova la sua radice anche nelle piccole scelte di sobrietà che ogni giorno piccoli e adulti possono fare per ristabilire un equilibrio del bene comune nel mondo.

Bojana- mamma di Letizia

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