Dalla scuola all’università

Ciò che mi manca e ciò per cui continuo a studiare

Di Marco Pappalardo

 

Ricevo tante e-mail, per lo più di lavoro, ma ogni tanto ne arriva una che, proprio alla fine di un’intensa giornata lavorativa, riempie il cuore e mi fa ricordare che ci sono ancora tante pagine di “diario di prof” da scrivere grazie agli studenti e agli ex allievi come la carissima Virginia.

 

«Buonasera Professore, come sta? Spero tutto bene! Come procede l’anno scolastico e come va con le nuove classi o i nuovi alunni? Mi auguro proceda per il meglio. Le scrivo per raccontarle l’inizio di questa nuova avventura, l’università, tanto attesa quanto incerta, imprevedibile e a tratti misteriosa.
Mi rendo conto di essere in un nuovo mondo ancora tutto da scoprire, ben lontano dal liceo, che mi manca, tantissimo. Prima di parlarle di questa grande nostalgia, ho piacere di raccontarle quanto di positivo ho vissuto in questo nuovo percorso appena iniziato.

Come le avevo detto, fino a qualche settimana ero ancora indecisa tra Bologna e Torino; molte erano le motivazioni che mi portavano da una parte, tante altre mi portavano dalla parte opposta, ma, come mi ha insegnato lei, nella vita spesso dobbiamo prendere delle decisioni che segneranno il nostro futuro, dunque alla fine ho scelto Torino.

Mi piace la città ed in più ho la fortuna di essere con i miei fratelli, da sempre per me un punto di riferimento fondamentale, soprattutto in questa prima fase che a malincuore stiamo vivendo dietro uno schermo, a casa, soli, senza goderci la bellezza di questo mondo nuovo. Speravo in un inizio molto diverso: passiamo dalle sei alle otto ore al computer, senza poterci allontanare più di 15 minuti, perché bisogna appuntare tutto e i professori, di certo, non aspettano noi che tentiamo di seguire le loro lunghe spiegazioni, non perdendoci neanche un passaggio.

Per adesso di bello ci sono: il quarto d’ora universitario, le brevi pause durante le lezioni per sgranchirsi le gambe e la prof. che dice dopo un’intera giornata “ragazzi è tutto ci aggiorniamo domani”. Scherzo! C’è molto altro e mi sto appassionando pur a distanza.

Ho già finito la terza settimana di lezioni e non nascondo che sia andata meglio delle prime due; mi auguro che sia tutto un crescendo. Gli argomenti trattati finora mi sembrano interessanti, i professori disponibili, insomma tutto nella normalità, dentro la quale il mio obiettivo è quello di essere felice, soddisfatta di me stessa e del percorso scelto, quindi bisogna “avere coraggio”, essere costanti e determinati. Come le dicevo inizialmente, mi mancano il liceo, le battute fuori luogo durante le lezioni, una semplice chiacchierata con la mia compagna di banco durante il cambio dell’ora, quelle ore di Latino che ora sono persino benedette studiando il Diritto Romano!

Ho capito che la scuola è stata per me il posto più bello del mondo, non ne avevo avuto ancora la certezza, ma ho avuto le mie conferme dopo queste prime settimane. Certo, sono speranzosa, mi auguro di poter dire la stessa cosa per l’università, magari quando avrò la possibilità di viverla come avrei potuto in una situazione normale. Non so come andrà in futuro, ma sto cercando di scrivere il presente nel migliore dei modi!».

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