Ventisei giorni di lavori, oltre 300 persone coinvolte tra Padri Sinodali, esperti ed uditori, ben 14 circoli linguistici minori per i lavori di gruppo… Dopo tutto questo grande impegno, cosa resta alla fine del Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”? Certamente, il Sinodo ha prodotto un Documento Finale ricchissimo di indicazioni. Ma Papa Francesco ha detto qualcosa di più:

“Il risultato non è il documento… Noi abbiamo fatto questo documento, lo abbiamo approvato. Ora lo Spirito lo farà lavorare nel cuore”.

Nel suo discorso a braccio all’assemblea sinodale, dopo l’approvazione del Documento Finale – votata paragrafo per paragrafo –, il Santo Padre ha chiarito l’importanza del sinodo stesso: esso “non è un parlamento”, ma “uno spazio protetto perché lo Spirito Santo possa agire”.

La vera ricchezza prodotta dal Sinodo risiede in primo luogo nella maggiore conoscenza che tutta la Chiesa ha ora del mondo giovanile e dei suoi desideri, grazie ad un cammino compiuto gomito a gomito tra Padri Sinodali e giovani; risiede nella consapevolezza che la Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno dei giovani, del loro entusiasmo e delle loro energie; risiede nell’accogliere anche solo una parte dei mille spunti offerti per rinnovare la Pastorale Giovanile nelle diocesi, nelle parrocchie e tra i movimenti.

Dopo settimane di ascolto della voce di Cristo attraverso i giovani, alla fine anche i Padri Sinodali hanno voluto rivolgere una parola ai giovani, attraverso una lettera nella quale hanno affermato semplicemente: “vogliamo essere collaboratori della vostra gioia affinché le vostre attese si trasformino in ideali”.

I vescovi e la Chiesa tutta riconoscono le debolezze e i peccati, ma sperano che questi non siano di ostacolo alla fiducia dei giovani; perché la Chiesa, come Madre, è pronta ad accompagnarli “in ogni parte della terra”.

Certamente, anche l’elaborazione del Documento Finale non è stato un mero atto formale: diviso in tre parti, ciascuna suddivisa ulteriormente in quattro capitoli, riprende la struttura dell’Instrumentum Laboris, pertanto rispecchia le tre fasi di “riconoscere”, “interpretare”, “scegliere” come tappe del percorso da mettere in pratica nella vita della Chiesa in rapporto ai giovani. Significativa è stata anche la scelta di apporre come proemio l’icona di Emmaus, ossia l’immagine di Gesù che si fa compagno di strada degli uomini e li sa ascoltare prima di correggerli. Essa fa da cornice a tutto il testo, guidando i passaggi dal riconoscere all’interpretare, fino allo scegliere.

Nei 166 paragrafi il Documento Finale prende posizione su una gran quantità di argomenti e della loro relazione con il mondo giovanile: il ruolo delle parrocchie, le Giornate Mondiali della Gioventù, le differenze tra uomo e donna, l’educazione, il dialogo interreligioso, l’accoglienza dei migranti, la famiglia, la sessualità, la liturgia, le condizioni di vulnerabilità, la vita dei single, la formazione al matrimonio, al sacerdozio e alla vita religiosa, gli spazi digitali, i diversi tipi di abuso, la missionarietà…

Ciò che emerge è che il percorso sinodale non è considerato terminato, ma deve tradursi nella fase più importante, quella attuativa. E l’orizzonte è quello della santità. Recita infatti, l’ultimo paragrafo: “Il balsamo della santità generata dalla vita buona di tanti giovani può curare le ferite della Chiesa e del mondo, riportandoci a quella pienezza dell’amore a cui da sempre siamo stati chiamati: i giovani santi ci spingono a ritornare al nostro primo amore”.

Il testo completo del Documento Finale del Sinodo sui giovani è disponibile qui.

Fonte: Infoans

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