Buon Natale 2019!

E che “Buon Natale” sia!

Desidero farvi gli auguri nel modo più semplice e comune di tutti, con le due parole che in questo tempo più si ripetono e si scrivono: Buon Natale! Senza cercare frasi avvincenti, senza riflessioni profonde, senza altre parole: semplicemente: Buon Natale!

E’ l’augurio della gente, mi viene da dire, della gente comune. Tutti lo dicono, tutti lo scrivono e lo augurano. E forse, va anche bene così. 

Forse abbiamo proprio bisogno tutti di bontà, abbiamo bisogno di augurarci la bontà.

E se questa bontà assume anche i colori dei pacchetti di regalo che si fanno in segno di amicizia, di affetto, di riconoscenza; se questa bontà assume il tono dell’incontro con le persone care, dello stare insieme, del ritrovarsi in famiglia; se questa bontà prende il colore della festa, della bellezza, della luce, se prende i caratteri della solidarietà, della condivisione, del vincere la solitudine, la malattia e la povertà, ben venga.

Forse non tutti daranno al Natale il suo significato cristiano, forse non andranno alla Messa, forse non pregheranno con le parole della liturgia, ma se il Natale avesse l’effetto di renderci più buoni anche negli altri giorni dell’anno, sarebbe già un renderci somiglianti a Dio, forse più di tanti gesti fatti per “abitudine”, ahimè.

In fondo, il nostro Dio ha preso posto nella storia degli uomini così com’era questa storia, nel momento dell’andirivieni a Gerusalemme per il grande censimento, quando l’interesse erano i numeri e i conti, quando ognuno cercava un albergo o un posto letto per alloggiare, quando i mercanti facevano affari con tutto il movimento di gente che Roma aveva creato…. Proprio lì, senza pretendere che si fermasse il mondo perché Lui era nato, senza richiedere riflettori o tappeti rossi, senza che neppure si sapesse qualcosa di Lui, nemmeno il nome.

E così è oggi: Dio si fa uomo e  pochi forse se ne accorgono!

Tutti però parlano del Natale, tutti pronunciano questa parola, forse senza neppure saperne il senso, l’origine, il perché. Tutti però si augurano che sia buono questo Natale, molti, in modi diversi, pensano alle persone care e al bene di chi sta peggio, si prodigano a cercare doni e a preparare un giorno di festa e di famiglia, di vicinanza e di affetto. E non è tutto questo più vicino a Dio di quanto non si voglia riconoscere? Questa bontà che cerchiamo, che auguriamo, che proviamo a dimostrare, non è la stessa e unica bontà che viene da colui che è l’origine, il compimento e la fonte stessa della bontà?

Allora augurare Buon Natale è essere dalla parte di questo nostro Dio che in tutta umiltà non pretende neppure di essere riconosciuto, ma ci mette nel cuore il desiderio di lui, che è la bontà, che è la bellezza, che è il bene di cui il mondo ha bisogno, di cui ognuno ha bisogno.

Augurare semplicemente Buon Natale è sedersi a tavola accanto ai nostri fratelli, è condividere la loro vita, è mettersi ad imparare da come loro portano avanti le fatiche di ogni giorno, senza salire in cattedra e pretendere di insegnare; è entrare nelle pieghe della storia quotidiana, non disdegnare di gioire degli affetti terreni, dei doni materiali, delle luci, dei cibi, della festa, ma gioire di queste briciole di bontà e di bellezza e lì portare Gesù, lì portare la sua bontà, anche a chi festeggia il Natale senza neppure conoscere o senza cercare chi dà il senso a questa festa così grande, senza sapere che, in fondo, ciò che augura è che Cristo, finalmente, possa nascere anche nella vita di ognuno, perché solo lui può colmare il nostro desiderio di bene e di pace.

Chiudo questi miei auguri con un passaggio dell’omelia che Papa Francesco ci ha donato all’inizio del suo pontificato. Parlando di San Giuseppe, Papa Francesco esalta la bontà e ricorda il valore delle cose quotidiane, che, a volte, anche noi cristiani diamo per scontate perché troppo semplici e naturali:

“Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza! E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

(Papa Francesco, 19 marzo 2013).

E allora, semplicemente: Buon Natale!

Che sia ricco di bontà, che finalmente Gesù nasca anche nelle nostre vite, che proviamo a metterci accanto ai fratelli, a vedere il bene che c’è, a entrare nelle loro case, a sederci alla loro tavola condividendo la gioia e la fatica di vivere.

 

Buon Natale: esiste il Natale perché è nato Gesù, ed è la fonte della bontà, della bellezza, della pace. Gesù, che viene per amore, ci insegni ad amare i fratelli e le sorelle e che questo amore si veda e sia concreto.

Buon Natale dunque, a ciascuno di voi!

Sr Maria Teresa Cocco

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