di Suor Graziella Curti

La rivoluzione del potere gentile di Isabella Guanzini.

L’autrice, docente di filosofia e teologia in alcune Università italiane e straniere, è consapevole che “scrivere di tenerezza è una dura impresa”. Eppure ce l’ha messa tutta a far entrare silenziosamente, ma concretamente tale dimensione nella “ società della stanchezza”.

Sono i fatti che parlano: “Narra un medico approdato a Lampedusa: “Nella stiva di una nave affollata trovai una donna nigeriana che stava per partorire. La portai in ambulatorio e lì allestimmo una sala parto di fortuna: le feci un parto cesareo per salvare la piccola, ci riuscii, ma non era in buone condizioni. Era notte piena, non avevo parlato con nessuno della cosa. Quando uscii dall’ambulatorio con il cuore pesante trovai cinquanta donne di Lampedusa che erano corse portando pannolini, vestiti, passeggini. Ora la donna e la bambina vivono a Palermo. La bambina l’hanno chiamata Gift, dono. E’ stato un dono bellissimo per tutti noi”.

Spesso, nel libro, viene citato Papa Francesco il cui pontificato sembra muoversi nel nuovo paesaggio della tenerezza. Sono sue le seguenti parole: “L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza”.

È lo stesso pensiero dell’autrice che sottolinea: “Non c’è altra via di umanizzazione per il tempo presente e futuro: la forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto corrisponde alla via sovrana per una nuova ecologia umana, sensibile alle mani, alle facce, alle voci e ai corpi nella loro irriducibile singolarità e verità”.

Le testimonianze nel testo sono molte: da Papa Francesco a Platone, da Max Weber a Recalcati, da Mariangela Gualtieri alla donna del Vangelo senza nome fino alle cronache dei migranti, parlare di tenerezza significa parlare di amore, di tempo che passa, di vita.

 

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