AUGURI VASCO ROSSI, 66 anni!!

“Corri e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui che il petrolio. Ci fosse anche una sola possibilità: GIOCALA!” (Vasco Rossi, “Giocala”, album Bollicine, 1983)

Questo credere nelle “possibilità” anche quando sembrava impossibile, è quello che ho fatto mio e che, nel percorso di vita, mi ha tanto aiutato in quel poco di buono e bello che sono riuscito a realizzare come amico, come marito, come padre, come “prof”.

Anche se in questi ultimi tempi mi sento più da “Ogni volta che rimango con la testa tra le mani e rimando tutto a domani” (Vasco Rossi, “Ogni volta”, album Vado al massimo, 1982)

Esattamente 35 anni addietro, Vasco Rossi arriva penultimo nel Sanremo del 1983 e viene eliminato proprio con “Vita Spericolata” che diverrà una dei testi più significativi della musica italiana. Un testo cantato con una dolcezza di chi è “timido e spaventato” ma sa tirar fuori la rabbia per affrontarla ugualmente la vita.
(invito ad andare a vedere l’esibizione di quel Sanremo, concentrandovi sul volto, sull’espressione e sugli occhi di Vasco).

Può piacere o meno il personaggio. Può piacere o meno la sua musica ma non si può negare che Vasco, come tanti altri artisti, ha saputo accompagnare generazioni di giovani nella vita.
A partire dall’esempio di non essersi abbattuto, di non essersi curato del giudizio degli “esperti” in quel Sanremo che lo hanno messo tra gli ultimi.
Spero sarò perdonato se dico che anche in questo caso si mostra in tutta la sua forza “Beati gli ultimi perché saranno i primi”.
Un invito alla umiltà, a valorizzare le sconfitte, a pensare che il valore di ciascuno di noi non lo debba dare “gli altri”. Il nostro valore è nella capacità di portare avanti i nostri sogni; è insito in quanto crediamo in quello che facciamo, anche se gli altri non ci applaudono, anche se gli altri ci deridono, anche se gli altri non ci comprendono.

Dopotutto si dice che “un vincente è un sognatore che non si è mai arreso” neanche quando gli “esperti” attorno, siano essi dei prof, il dirigente, il tuo capo, degli allenatori, dei talent scout e anche i tuoi genitori, ti dicono “sei un buono a nulla”.
In quel caso rispondi: però “so fischiare”!

Luigi Rutigliani

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