Scalo le vette d’Italia per ripulirle dai rifiuti

Di Luca Cereda

 

Da Trento alla Sicilia, attraverserà tutto il Paese dopo Pasqua, il progetto “Climb and Clean” (Arrampica e pulisci) «Sperando che la situazione consenta maggiori libertà di movimento per tutti. Fare questo viaggio per l’Italia non sulle cime più prestigiose ma soprattutto sulle pareti di bassa valle, dove si pratica l’arrampicata sportiva per pulire le falesie, dalle aree parcheggio fino alla loro chiusura in cima dalla spazzatura comune e di quella lasciata dalla disattenzione di alcuni», questo è il cuore – forse meglio dire la roccia viva – del progetto “Climb and Clean” raccontato da uno dei due protagonisti, l’alpinista di fama mondiale e presidente dei Ragni di Lecco Matteo Della Bordella che viaggerà – e arrampicherà – insieme all’amico e alpinista Massimo Faletti.

 

Imprese alpinistiche e sostenibilità devono dialogare

Purtroppo, sempre più spesso, dal fondovalle alla cima le montagne vengono maltrattate e perfino invase dai rifiuti, e questo capita sempre di più su pareti e cime prima “solo per pochi” alpinisti e che ora vengono raggiunge da sempre più persone che non si preoccupano del come ma solo del raggiungimento della cima e della chiusura di una parete di roccia. «Un paio di anni fa l’amico Massimo Faletti mi ha proposto di fare qualcosa su questo fronte, per ridare alla natura ciò di cui noi abbiamo sempre goduto». Così ha preso corpo “Climb and Clean”, il progetto di arrampicata e pulizia delle falesie più belle d’Italia, e più a rischio.

Matteo e Massimo partiranno da Trento, e poi proseguiranno alla volta delle placche e della pareti della Sicilia. Da scalare e poi da pulire. Primi appuntamenti per unire simbolicamente Nord e Sud, coinvolgendo anche le comunità locali, sempre Covid permettendo.

«Tra l’altro per essere il più possibile sostenibili io e Massimo ci muoveremo in treno e poi con un auto elettrica», spiega Della Bordella.

La montagna da scalare in “Stile alpino”

«Purtroppo i rifiuti si trovano ovunque, soprattutto vicino alle strade di avvicinamento alle falesie – dice Della Bordella -. Ma anche nei bivacchi non custoditi. Per questo le guide alpine sono costrette a intervenire periodicamente anche con gli elicotteri per pulire la zona».

Il rispetto dell’ambiente passa però anche nel mondo con cui si affrontano le scalate. «Si trovano spesso vecchi mazzi di corde, anche materassini. In Patagonia abbiamo portato via scalette metalliche», continua Matteo Della Bordella, 36 anni, cresciuto sulle Alpi lombarde, presidente dei Ragni di Lecco dal 2018, che però – nonostante la giovane età è stato sulle vette di tutto il mondo e ha sempre immaginato le sue conquiste avendo a cuore anche quello che c’è prima e dopo la conquista della vetta. Nel 2014 ad esempio ha fatto in kayak 420 km in Groenlandia, per poi affrontare 50 a piedi, e in mezzo scalare la parete nordest dello Shark Tooth, il dente di squalo, sulla quale ha aperto una nuova via. «A me è sempre piaciuto salire le parete con uno stile alpino, pulito, senza lasciare traccia del mio passaggio se non qualche segno bianco del gesso per le mani ma che si disperde alla prima pioggia senza inquinare».

L’idea è quella di limitare al minimo l’impatto sulla natura, anche nell’avvicinamento. Un altro esempio è sempre lui a fornirlo: «Scendendo da una via aperta alla Torre Egger, una montagna del Campo di ghiaccio della Patagonia in Sud America, insieme a Luca Schiera e Matteo Bernasconi, trasportammo 30 kg di corda, tutto materiale utile per l’apertura della via che doverosamente abbiamo riportato a valle».

 

Rispetto e consapevolezza della montagna

«Questo è il mio modo di vivere la montagna, con una condotta più pulita possibile e sostenibile. Ma non condanno gli altri, ognuno la vive a modo suo dal trekking, alle passeggiate fino all’alpinismo e le arrampicate, però l’obiettivo è convivere con la montagna e non in quinaria. E dove possibile, ad esempio con il nostro progetto “Climb and Clean”, pulirla», spiega il presidente dei Ragni di Lecco.

La montagna riserva sempre sorprese anche nelle cime più impervie. «Mi è capitato di trovare sulle vie del Monte Bianco, dove finisce la roccia e inizia la neve, scarpette da arrampicata. E più di una volta. È assurdo, qualcuno preferisce lasciarle lì piuttosto che portarsi dietro tre etti in più. E non costano neanche poco». Matteo Della Bordella ha avuto la fortuna di vedere posti bellissimi, con pochi segni di passaggio umano «E per questo ho sempre cercato di lasciarli come li ho trovati, preservarli per chi verrà dopo. Ognuno deve vivere la montagna a suo modo, ma per noi alpinisti la montagna e la natura è fondamentale e preservarla, o lasciarla meglio di come a si è trovata. Con Climb and Clena vogliamo lavorare sulla cultura del rispetto della montagna, desideriamo lanciare un messaggio attraverso la scalata che vivere la montagna in modo sostenibile è possibile e bisogna farlo in tutto il Paese».

«Bisogna accettare la montagna e la natura, ricordarsi sempre che noi siamo ospiti» conclude Matteo Della Bordella. Rispetto e consapevolezza. Lo stesso spirito che adesso lo spinge in questa nuova impresa, a suo modo estrema. Togliere dalle montagne i rifiuti che gli abbiamo lasciato addosso.

 

 

Fonte: Vita

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