Un cuore aperto al mondo intero

Di Alessio Gasparoli e Marcella dell’Aquila

 

 

Nel nostro percorso come educatori e come giovani, più volte siamo stati provocati da stralci della recente enciclica di Papa Francesco, densa di spunti che stimolano una riflessione profonda.

Da queste provocazioni interessanti è nato in noi il desiderio di approfondire la lettura dell’intero testo; in particolare, per noi giovani attivi in ambito educativo, il quarto capitolo è stata un’occasione preziosa per riflettere su alcuni stili e comportamenti che risultano indispensabili per gli equilibri di una buona società e per rapporti comunitari cordiali e pacifici.

Il tema centrale su cui ci siamo concentrati e sul quale Papa Francesco ci invita a riflettere è proprio quello della diversità culturale: spesso, la diversità rappresenta per noi un ostacolo nelle relazioni con gli altri. Ognuno di noi però è unico, inevitabilmente diverso da qualcun altro; e quindi, in qualunque relazione, non si sperimenta la diversità?

Soprattutto in ambito educativo, è inevitabile il confronto con questo tema: la diversità di genere, anagrafica, culturale, di opinioni caratterizza le nostre relazioni quotidiane. Inconsapevolmente, queste comuni diversità sono una ricchezza.

Pensiamo, per esempio, al rapporto educatore/ragazzo, la differenza anagrafica costituisce una risorsa reciproca: il ragazzo si relaziona con una persona più grande e matura, che ha già vissuto le sue esperienze, le sue difficoltà, i suoi problemi adolescenziali; l’educatore, invece, si arricchisce, come ci ricorda la locuzione latina: “docendo discitur”.

Ancora, all’interno di una famiglia, la coppia genitoriale presenta una diversità di genere che si traduce in atteggiamenti, comportamenti e attenzioni differenti.

È emblematica l’immagine che l’evangelista Giovanni ci descrive nel brano di Vangelo delle nozze di Cana (Gv 2,3), nel quale emergono le caratteristiche e l’attenzione della Donna: Maria, infatti, è l’unica che si accorge che il vino è terminato.

Leggendo questo capitolo ci siamo domandati se potessimo fare una considerazione analoga relativamente alle differenze etniche e culturali tra i popoli.

Spesso, nella nostra quotidianità, constatiamo quanto la diversità culturale, di popoli che migrano in altri Paesi, non venga percepita come una risorsa bensì come una minaccia, un ostacolo al proprio benessere, alle proprie idee e, più in generale, ai propri “localismi”. Ciò che è diverso ci mette in discussione, ci mostra qualcosa che non conosciamo “scontrandosi” con il nostro senso di appartenenza; questi incontri di persone che provengono da contesti vitali e culturali differenti non possono essere percepiti come una risorsa?

Riteniamo che le parole del Santo Padre possano rispondere puntualmente alla nostra domanda non lasciandoci alcun dubbio: «quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti» (“Fratelli tutti”).

Certo l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie creando, nei Paesi di origine, la possibilità di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Analizzando il tema, riteniamo inevitabile riflettere sulla necessità di una reciproca e proficua collaborazione tra i Paesi, favorendo una pacifica integrazione e una virtuosa collaborazione.

In questa direzione, ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la presenza di un organismo che racchiuda e guidi gli stati membri, così da generare non una comunità concorrente, a meno che intendessimo tale termine con lo scopo di sottolineare l’accezione positiva, cioè il significato di correre insieme.

Ogni Paese per quanto distinto e distante, contribuisce al medesimo fine, il bene dell’uomo; «Di ogni uomo, di tutto l’uomo» (Populorum Progressio, B. Paolo VI).

Anche in virtù della situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo oggi, ci rendiamo conto di quanto sia determinante riflettere sull’importanza della collaborazione, tra uomini e tra nazioni; a tal proposito, sarebbe interessante valutare e approfondire il ruolo che l’Unione Europea riveste in questa direzione.

In un mondo ormai globalizzato, dove in poco tempo si arriva ovunque, incontrando culture e Paesi geograficamente distanti e opposti, crediamo che sia fondamentale educare i bambini, fin da piccoli, all’apertura verso l’altro, abituandoli a non avere pregiudizi nei confronti della diversità. Risulta altrettanto significativo trattare questi temi nell’età di crescita e sviluppo, come la fase adolescenziale; instaurare con i ragazzi un dialogo si rivela la strada migliore per coltivare l’adulto del domani, generazioni consapevoli e cittadini del mondo.

Dal giocare con tutti, senza escludere nessuno, al far comprendere, crescendo, che le altre culture sono «riflessi differenti della ricchezza inesauribile della vita umana».

Da educatori, questa è senz’altro una sfida importante perché, avendo a cuore il bene delle generazioni future, potremo aiutare a comprendere che le diversità dell’altro, se impariamo a conoscerle con il cuore, sono una grande risorsa per la crescita del mondo intero.

 

 

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