Il bene non si è mai fermato

di Andrea De Angelis

 

Si tratta della ripartenza più attesa, diversa anche da quella di dodici mesi fa quando l’emergenza pandemica poteva apparire superata, ma non per gli esperti che mettevano in guardia da una seconda ondata in autunno. L’Italia riapre e riparte davvero, forte di una campagna vaccinale che ha visto un’accelerazione importante nell’ultimo mese con un contemporaneo crollo di contagi e ricoveri, sia nei reparti ordinari che in terapia intensiva.

Le riaperture

Già da mercoledì 19 maggio, il cosiddetto coprifuoco – termine con cui si indica il divieto di spostamenti, se non per motivi di salute, lavoro e necessità negli orari notturni – sarà posticipato di un’ora, restando dunque in vigore dalle 23 alle cinque del mattino seguente. Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto che prosegue sulla strada delle riaperture iniziata con il precedente intervento dello scorso 26 aprile, a partire appunto da questa novità che prevede un ulteriore slittamento a mezzanotte dal 7 giugno e l’abolizione totale dal 21 dello stesso mese. Arriva anche il via libera all’apertura dei centri commerciali a partire già dal prossimo weekend, quello di sabato 22 e domenica 23 maggio. Nella stessa data è prevista la riapertura degli impianti di risalita in montagna. Ancora riapertura dei ristoranti al chiuso da giugno, ma fino alle 18. I ricevimenti per i matrimoni potranno ripartire invece dal 15 giugno con il “green pass”: i partecipanti dovranno mostrare una certificazione di vaccinazione, oppure l’esito negativo di un tampone. Per quanto riguarda il numero di partecipanti, sarà il Comitato Tecnico Scientifico a dare indicazione sul numero massimo, a seconda che le feste si svolgano al chiuso o all’aperto.

Ristoranti e mense

L’Italia, dunque, riapre sempre nel segno della prudenza e del buonsenso. Uno slancio importante verso quell’auspicato ritorno alla normalità. C’è un altro slancio, quello del mondo del volontario e dell’assistenza ai più fragili, che non si è mai fermato in questi mesi così difficile. Lo spiega bene nell’intervista a Vatican News fra Giampaolo Cavalli, direttore dell’Antoniano di Bologna. “In questo tempo di pandemia abbiamo compreso ancora di più quanto sia centrale la cura, l’attenzione del prossimo. L’amore verso i più fragili”. Quello che si fa dono, nutrendosi della prossimità di cui tante volte parla il Papa. La creatività del bene non è mai mancata. “C’è stata tanta fantasia da parte dei volontari, anche nelle nostre mense. Penso poi a quei ristoratori di Bologna che con le attività chiuse hanno deciso, e raccontarlo mi commuove, di donare le loro conoscenze e il loro tempo ai più fragili. E’ stato – prosegue fra Cavalli – davvero importante”. Le difficoltà non sono mancate, talvolta si sono moltiplicate.

I nuovi poveri 

“Le nostre mense sono state come antenne, hanno registrato un numero maggiore di persone bisognose di un pasto, di aiuto”, rivela il direttore dell’Antoniano. “Ci sono anziani, ma anche famiglie con bambini che sono state colpite dalla pandemia in modo importante e a tutti loro abbiamo fornito il supporto necessario”. Fra Giampaolo ricorda in particolare una signora, anziana. “Ho negli occhi il suo volto, la fatica impossibile da nascondere. Non l’avevo mai vista, ha avuto bisogno di aiuto e sono tante le persone come lei che per la prima volta in questi mesi di emergenza sanitaria, economica e sociale – conclude – si sono recate nelle nostre strutture”.

Le mense francescane

Le realtà francescane italiane sostenute dall’iniziativa “Operazione Pane” si trovano a Roma, Palermo, Catanzaro, La Spezia, Genova, Torino, Verona, Bologna, Pavia, Monza, Milano, Lonigo, Voghera e Baccanello. Le 14 mense francescane distribuiscono quasi 40mila pasti ogni mese, dunque ben oltre mille al giorno. Sono oltre mezzo milione i pasti donati in tempo di pandemia, con un aumento rispetto all’anno precedente pari al 40% secondo i dati del primo trimestre di quest’anno.

 

Fonte: vaticannews

 

 

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