Francesco, la forza nella debolezza

di suor Cristiana Dobner

 

Non è questione di rango o di preminenza sociale o pseudo sociale che dir si voglia, più stai in alto più vali oppure più… influenzi… più influencer sei…

Il nostro rapporto con il Vescovo di Roma è altro e ben più qualificato ed inoltre gratuito. Cosa non di poco valore in una società come la nostra che controlla diagrammi e schemi di entrate ed uscite e tutto si basa sul flusso del denaro. Dobbiamo ricordarne la definizione? Sterco del diavolo. Quindi tutto puzzerebbe.

Per noi Francesco è prima di tutto una persona sofferente che ha bisogno del nostro sostegno in un momento difficile della sua esistenza. Come tutte le persone oggi ammalate o sofferenti, indubbiamente mi verrà obiettato. Certamente ma proprio qui si colloca il perno: il cristiano, se tale vuole essere nei fatti più che proclamarsi con vane ciance, non è l’influencer che attira e produce e produce denaro, se non proprio a fiumi magari a rivoli.

Chi crede si riconosce viandante, pellegrino nella sua esistenza, pellegrino fra pellegrini, solidale. Nel momento in cui si richiudesse nel suo guscio e attirasse verso di sé quanto ritiene un bene, in questo specifico caso, la preghiera, semplicemente perirebbe.

Preghiera significa aprire il proprio cuore – non il sentimentalismo romantico ma la profondità della propria personalità, intelligenza inclusa – al dono della vita che riceviamo da Colui che per noi è Padre, il nostro Creatore. Egli conosce la nostra necessità, ci accompagna nel cammino che percorriamo per incontrarLo e per costruire un mondo in cui ogni persona possa vivere dignitosamente e con gioia. Preghiera però che non si può catturare, perché chiede di essere lasciata libera: sfiora, invade, cura, si dilata e, simultaneamente, raggiunge tutti e chiunque. Supera latitudini e longitudini, è una realtà impalpabile e perciò ubiqua.

Perché concentrarsi su di una persona o su di un evento? Perché tutti uniti non rafforziamo il dono che scende alla bontà dell’Altissimo, ma perché modifica e plasma il nostro animo, ci rende solidali, più attenti alle necessità altrui, meno concentrati solo sulla nostra necessità, presunta e reale che sia.

Diventiamo un nucleo incandescente che purifica dalle scorie, rende trasparente e raggiunge semplicemente tutto e tutti. Mettere al centro delle nostre preghiere Francesco ammalato infirma quanto detto?

Certamente se, il detto Francesco volesse accaparrare, farsi il conto per un presunto bancomat più o meno celestiale… Ma Francesco per noi è Padre, di tutti i cristiani indubbiamente, non solo ma come più volte ha ribadito, Padre di tutti indistintamente.

Ora, riversare su di lui il nostro ricordo orante ed intercedente significa sostenerlo nel suo dono di spogliamento, di povertà, di necessità, per renderlo incandescente nel suo donarsi. Non è un gioco di effetti cromatici, di filtri speciali. È la realtà di tutti i cuori che vengono radunati in uno: poiché Francesco riceve, Francesco dona a piene mani e tutti insieme veniamo coinvolti nel turbinio che percorre tutti. In quel vento che è lo Spirito e lambisce tutti e a tutti dona luce per comprendere il progetto di salvezza del Padre.

La ricaduta è sicura: noi, oranti e intercedenti, anonimi ma tutti presenti a Lui perché figli dello stesso Padre, ne traiamo beneficio. A tutti si augura di uscire dalla malattia, a tutti però si augura anche di fare del proprio letto un altare su di cui risplenda l’Altissimo e la nostra risposta di dono.

Non è così Francesco, nella debolezza, influencer dello Spirito?

 

Fonte: Agensir

 

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