La carica dei 300 nonni di comunità

Nonna Lola ha quasi 80 anni e ha raccontato ai bambini un’infinità di storie, che loro ascoltavano incantati. C’è nonno Gaetano con le sue costruzioni, Emidio il nonno contadino. Sono solo alcuni dei circa 300 “nonni e nonne di comunità” che da oltre tre anni hanno messo tempo, affetto ed esperienza a disposizione di 1.200 famiglie fragili, seguendo circa 500 bambini da zero a 3 anni. Li hanno fatti giocare, li hanno accompagnati in piscina, hanno fatto con loro passeggiate e laboratori, hanno impastato insieme il pane e la pizza. Durante il lockdown hanno continuato a far sentire la loro vicinanza in tutti i modi possibili.

 

Sono loro il cuore del progetto “I nonni come fattore di potenziamento della comunità educante a sostegno delle fragilità genitoriali”, progetto sostenuto dall’Impresa sociale “Con i bambini” che ha visto Auser Lombardia come capofila. Il progetto ha interessato quattro regioni: Lombardia, Toscana, Umbria e Basilicata, coinvolgendo una cinquantina di partner tra cui l’Università Bicocca di Milano, la Fondazione Asilo Mariuccia, l’Istituto degli Innocenti di Firenze. Gli esiti del progetto sono stati presentati oggi a Roma, da Lella Brambilla, presidente Auser Lombardia e responsabile del progetto e della pedagogista e professore onorario dell’Università Bicocca di Milano Susanna Mantovani.

 

Genitori separati, famiglie in condizioni economiche difficili, famiglie straniere, che spesso vivono in territori dove i servizi scarseggiano, proprio grazie all’aiuto dei nonni volontari hanno potuto contare su un accesso ai servizi del territorio più ampio e flessibile, con forme di prolungamento dell’orario. In Lombardia è stato scelto il grande hinterland milanese di Sesto San Giovanni e quattro comuni della provincia di Cremona dove molte famiglie vivono in casolari isolati, lontano da scuole e servizi; in Umbria sono stati scelti piccoli comuni e realtà che hanno accolto le comunità terremotate e in Basilicata diversi comuni che hanno problemi di spopolamento e di integrazione dei migranti; nel senese in Toscana si è dato sostegno a genitori “single” e a famiglie di migranti.

 

Il bilancio è oltre le aspettative. «I nostri nonni volontari sono stati bravi nel tessere relazioni con i bambini e con le famiglie, hanno trasmesso affetto, competenze, esperienza di vita. Sono diventati un punto di riferimento serio e solido e non si sono mai fermati, nemmeno durante il lockdown. Questo progetto ha creato una vera e propria rete di “nonni e nonne di comunità” e dato risposte concrete in territori difficili dove i servizi scarseggiano e povertà educativa ed economica si sommano. Ha fatto sentire meno sole le famiglie più fragili e disseminato esperienze positive. Potrà continuare a diffondersi, e già molti comuni e scuole ci hanno chiesto di proseguire», ha detto Lella Brambilla, presidente Auser Lombardia. Sul filone “nonni” Auser ha già tante nuove idee e collaborazioni, nate proprio grazie al lavoro di rete di questo progetto: per esempio “LeggiAmo”, supportato dal Ministero per i beni e le attività culturali, per riscoprire ai bambini la lettura ad alta voce fatta insieme ai nonni.

 

Il presidente nazionale Auser Enzo Costa nelle conclusioni ha sottolineato come «i nonni di comunità hanno dimostrato che cambiare si può. I nonni da sempre svolgono un ruolo fondamentale di supporto e di aiuto nel welfare familiare. Sono un punto di riferimento affettivo, educativo con il loro bagaglio di esperienza e di memoria, sono un sostegno importante nell’organizzazione della quotidianità. Il progetto ha mirato proprio a questo: creare sul territorio una rete di solidarietà e affetti con nonni e nonne di comunità per chi i nonni non li ha».

 

 

Fonte: vita

 

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