Bella Presenza

Di Sara De Carli

 

Per i 700 anni di Dante si sono inventati una “Tombola Infernale”, mettendo in campo conoscenze e competenze in matematica, italiano, disegno e coding. La lettura del testo ha ispirato la grafica e i disegni.
Ad ogni numero è stato abbinato un personaggio della prima cantica della Divina Commedia, secondo i criteri dell’aritmetica modulare. E partendo dalle cartelle hanno approfondito il calcolo combinatorio.
A dicembre la tombola sarà pronta da giocare. L’hanno realizzata studenti e docenti di alcune scuole di Napoli, all’interno del progetto “Bella Presenza”, finanziato dall’impresa sociale Con i Bambini attraverso il Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. È solo una delle attività realizzate da un progetto che è partito nell’autunno 2018 e che ha accompagnato i ragazzi durante la pandemia: «È stato anche un progetto di resistenza contro la chiusura delle scuole», dicono i ragazzi.

 

Il 29 ottobre ad Arezzo dalle 15,30 alle 17,30 si terrà il seminario nazionale di Bella Presenza – metodi, relazioni e pratiche nella comunità educante, aperto al pubblico su prenotazione e trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e il canale youtube del progetto (per iscriversi al seminario https://bit.ly/PrenotazioniSeminario). Operatori, amministratori locali e dirigenti scolastici che nelle diverse aree della Penisola rifletteranno sul percorso fatto e sull’innovativo strumento dei Patti Educativi di Comunità introdotti dal Ministero dell’Istruzione con il Piano Scuola 2020-21.

 

In serata l’attore, regista e drammaturgo Gabriele Vacis porterà in scena il suo “L’amore per l’educazione”, uno spettacolo che rilegge e attualizza il classico “Cuore” di De Amicis, riportando al centro il tema “scuola”. Vacis in questi giorni è stato ad Arezzo per realizzare con gli alunni e i docenti delle scuole Severi e Vasari alcuni video-colloqui che racconteranno esperienze ed emozioni attorno ai temi della consapevolezza di sé e del senso di appartenenza dei ragazzi alla propria scuola e alla propria città, che precederanno questa sera lo spettacolo. I video-colloqui più belli saranno parte di un docu-film che verrà diffuso nei prossimi mesi (per prenotare lo spettacolo https://bit.ly/PrenotazioniLecture).

 

Bella Presenza, il cui capofila è la Cooperativa Sociale Dedalus di Napoli, ha coinvolto tre regioni e in particolare i territori di Arezzo, Cuneo, Firenze, Napoli, Rocconigi (CN), Torino. Grazie al lavoro realizzato dalla cooperativa Dedalus in Campania, Oxfam e Progetto Arcobaleno in Toscana e l’associazione Labins in Piemonte, sono stati raggiunti oltre 6.700 minori, di cui oltre mille con cittadinanza non italiana, oltre 700 con Bisogni educativi speciali (BES) e Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e circa 500 appartenenti a famiglie in povertà. Hanno inoltre partecipato alle attività circa 1.500 nuclei famigliari, 1.700 insegnanti e educatori, 170 operatori e 15 enti del terzo settore esterni alla partnership. Il progetto “Bella Presenza” si caratterizza infatti proprio per mettere al centro la “bellezza” intesa come “bussola” che orienta l’agire pedagogico educativo, consentendo, anche dentro le fragilità, di dissodare risorse e produrre convivenza e inclusione per trovare e valorizzare la “bella presenza” nascosta nelle storie scolastiche e familiari di tanti giovani “scartati”, sia in territori solitamente narrati solo attraverso le loro fragilità.

 

Siamo riusciti con le scuole a sedimentare l’idea della coprogettazione, la comunità educante si è trovata con scuole e ha coprogettato insieme a docenti e dirigenti le attività in aula e fuori dall’aula, intrecciando apprendimenti formali e informali, con il gruppo classe e con i ragazzi fragili.

 Andrea Morniroli, cooperativa Dedalus

 

Per Andrea Morniroli, responsabile nazionale di “Bella Presenza” e operatore della cooperativa Dedalus, le azioni di successo realizzate dal progetto sono tante: dal sito Abc.dad che raccoglie le cose che abbiamo imparato in questi mesi di didattica a distanza e che possono tornare utili alla scuola di domani, digitale e non alla tombola infernale al corto GiantHurco, realizzato dai ragazzi dell’Istituto Comprensivo Bonghi di Napoli. Ma la vera differenza è «che siamo riusciti con le scuole a sedimentare l’idea della coprogettazione, la comunità educante si è trovata con scuole e ha coprogettato insieme a docenti e dirigenti le attività in aula e fuori dall’aula, intrecciando apprendimenti formali e informali, con il gruppo classe e con i ragazzi fragili. Ogni attività in questo modo, anche quella fatta nel giardino e nel parco è stata coordinata con quella fatta in classe. Stiamo praticando davvero la comunità educante».

 

Ragionando di patti educativi di comunità

L’esperienza della pandemia ha stravolto la vita dei ragazzi, sia per quanto riguarda la scuola e la didattica sia nelle relazioni. È diventato così evidente a tutti quanto sia necessario rafforzare e rendere sempre più stretto il legame tra scuola e territorio, con l’obiettivo di prevenire il fallimento formativo e la dispersione scolastica dei ragazzi – in Italia siamo ancora al 13,1% – soprattutto nei contesti di maggior disagi. I patti educativi di comunità sono un possibile strumento per affrontare sui territori le emergenze del mondo scuola, che erano già presenti prima del Covid: la carenza di strumenti per individuare e dare sostegno ai ragazzi più fragili e a maggior rischio di abbandono scolastico precoce, la carenza di competenze digitali nelle scuole, la messa a disposizione di strutture o spazi, come parchi, teatri, biblioteche, archivi, cinema, musei, dove svolgere attività didattiche complementari a quelle tradizionali. Per questo i Patti Educativi di Comunità saranno al centro del seminario nazionale di Bella Presenza.

«Ragionare di alleanze educative è necessario per provare a contrastare abbandono scolastico, dispersione e fallimento formativo ma anche per saper guardare oltre le mancanze, alle risorse dei luoghi e delle persone», prosegue Andrea Morniroli.

 

Il seminario sarà aperto da Roberto Barbieri, direttore generale Oxfam Italia, che coordina le attività di Bella Presenza sul territorio toscano. Verranno presentati processi, azioni, governance e sostenibilità di Patti educativi già sottoscritti a Palermo, nel basso Ferrarese e a Racconigi.

 

I patti educativi sono uno lo strumento necessario e indispensabile per rendere le progettualità e le esperienze sostenute dal ‘Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile’ efficaci e sostenibili nel tempo. Rappresentano la continuità e l’orizzonte su cui continuare a costruire percorsi anche dopo la conclusione dei finanziamenti.

Simona Rotondi, impresa sociale Con i Bambini

 

Per Simona Rotondi, vice-coordinatore attività Istituzionali di Impresa Sociale “Con i Bambini”, «i patti educativi sono uno lo strumento necessario e indispensabile per rendere le progettualità e le esperienze sostenute dal ‘Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile’ efficaci e sostenibili nel tempo. Rappresentano la continuità e l’orizzonte su cui continuare a costruire percorsi anche dopo la conclusione dei finanziamenti. Bisogna concepire la scuola pubblica come un cantiere sociale, aperta al territorio e disponibile e contaminarsi con esso, sollecitando sempre più una coprogettazione dal basso, coinvolgendo attivamente famiglie e minori. I Patti ideati in tal modo riescono a connettere le diversità, creare incroci e confronti utili, generando ponti sui cui costruire il futuro dei bambini e delle bambine».

 

A Napoli anche il progetto Bella Presenza si è già “evoluto” in un Patto Educativo di Comunità che ha messo insieme i partenariati di due progetti finanziati da Con i Bambini, Bella Presenza e Fururo Prossimo, patto sottoscritto anche dal Comune e da alcuni imprenditori della città. «Stiamo lavorando nel patto educativo per approfondire alcuni metodi e farli diventare metodo della città, li porteremo all’attenzione della nuova assessora», dice Morniroli.

 

«I Patti Educativi di Comunità sono una strada se non accettano di sostituire la scuola pubblica, ma si fanno luogo in cui la scuola si alimenta di nuovi metodi non solo nell’ottica di contrastare la dispersione ma per tutti i suoi ragazzi e i suoi spazi. E dall’altra parte se il territorio è davvero disponibile a farsi attraversare dalla scuola, affinché la responsabilità educativa diventi una responsabilità della comunità tutta».

 

Fonte: Vita

 

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